Racconto: Pensieri al vento, di Stefania Pellegrini

Ho annotato questi pensieri di evasione quando ancora potevamo uscire a fare una passeggiata e il Coronavirus non aveva ancora seminato tante vittime –

Il torrente scorre tranquillo, ascolto quel rumore continuo, chiassoso, sempre uguale e rifletto. Lui corre poco più sotto la via che sto percorrendo, ma io non vedo le acque, immagino perché so. Immagino perché sento e nel suono mi perdo.

Penso al mare, alle sue onde magnifiche, spumeggianti, alle sue profondità, alla sua grandezza.  La voce che certe volte attraversa i miei pensieri e li culla di nostalgia confusa, perché distante dalla radice nascosta… penso a questo e  al tutto così lontano…  al passato, il futuro che hanno perso forma, confusi di colpo nella mente, chiusa in questo immobilismo, questa distanza che vorrei annullare. Niente pare reale e raggiungibile, sono parte d’un sogno e nel sogno navigo, ma dove sono?

Il mare… Il rumore dell’onda… il suono lontano di lamento, cerco di catturarne le voci, i contorni, nel ricordo rappreso che il filo della memoria scioglie in uno sciame quieto d’immagini. L’orizzonte azzurro è là ed io cerco invano di raggiungerlo, per non lasciar sfuggire quel filo di cui mi sfugge il capo.

Il mare mi manca, mi manca più di ogni altra cosa, il suo spazio, il suo vociare continuo, ma sempre diverso e quell’idea che porta sempre con sé d’infinito.  È dolce lasciarsi trasportare, cullare da quel pensiero rassicurante, ma il viaggio è breve e mi riscuoto. Il filo è ormai sfuggito di mano e la realtà ha risvegliato la ragione.

Sono stata posseduta da un assurdo intermezzo… il suono, quel suono di acque non può, in alcun modo, essere paragonato al frastuono del grande immenso mare. La sua voce discontinua, che a volte ti arriva come soffio, una carezza a volerti sfiorare, altre  imperiosa, quasi un comando, altre ancora, una preghiera che sfuma lontano. Mentre il torrente, se non ha troppa pendenza, come in questo luogo, borbotta di continuo, borbotta e basta.

Penso a queste cose stamattina nella mia ora d’aria, che rubo assetata di vita, di sole, di compagnia, ma il marciapiede è deserto e non passano macchine sulla via.

La natura pare non accorgersi di niente e sorride radiosa attraverso un sole che frange il giallo acceso dei cespugli di forsizia lungo il torrente, a ricordarmi che la vita continua ad accadere.  Tutto scorre, non ritorna, in cosa però non so ed io non ho che questa mia fantasia per evadere dalla virulenta realtà che mi assedia insidiosa.

Stef@p.