Il 14 aprile 1980, a causa di un aneurisma, moriva a Roma non ancora sessantenne Gianni Rodari.

Giornalista, scrittore, pedagogista, ha attreversato i cambiamenti dell’Italia del dopoguerra attraverso un fitto dialogo con gli uomini del futuro: i bambini.

Le sue filastrocche, le sue rime divenute bagaglio culturale, mai banali, la sua ironia e il modo di raccontare con la fantasia una realtà che stava coi piedi ben piantati in terra, hanno fatto sì che Rodari si meriti un posto tra i grandi autori che hanno contribuito a formare la cultura e la lingua italiana.

Talvolta lasciato nell’ombra, è stato valorizzato e apprezzato molto di più dopo la sua scomparsa.

Attraverso la sua conoscenza nella sua scuola primaria, i bambini riescono a stabilire un contatto unico col mondo che li circonda, le sue rime restano ricordi indelebili nella loro memoria, contribuendo a far riaffiorare ricordi maggiormente comprensibili nell’età adulta.

Perché si possono imparare un sacco di cose dalle favole.