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Spesso il male viene per nuocere (con qualche eccezione) di Agostino Pietrasanta

25 aprile 2020

Domenicale ● Agostino Pietrasanta

https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Alessandria: Oggi 25 aprile mi associo all’augurio di molti miei amici e faccio festa con tutta convinzione, nonostante l’assenza dei cortei, delle manifestazioni e dei comizi; lo faccio però constatando non solo che sono in molti a non festeggiare, ma prendendo atto che lo fanno con piena avvertenza e deliberato consenso. E qui potremmo già concludere che il male nuoce, e non poco, perché nega con testarda determinazione uno dei fondamentali della nazione. Ci ritornerò quanto prima anche tenendo conto delle discussioni fatte sul blog nell’ultima settimana.

Il male allora viene spesso per nuocere. Intanto tutti affermano, a ottima ragione, che la situazione sanitaria in corso, sta provocando un impoverimento inedito ormai in corso d’opera e il futuro si prepara più che incerto, devastante soprattutto per le fasce più deboli della popolazione; qualcuno dice di anni di carestia. E fin qui il male è evidente: produzione interrotta, ristorazione boccheggiante, attività commerciali in gran parte bloccate. Si potrebbe concludere che anche la fame farà passi notevoli di carattere “democratico”. Potrebbe essere il destino di quasi tutti e non solo dei popoli del Sud del mondo, senza dimenticare che saranno loro i più provati. Lasciamo stare i pochi privilegiati, ma viene qui un secondo male perché i privilegiati sono coloro che approfittano, con usura della fame dei poveri, sono coloro che con metodo mafioso gestiscono traffici inqualificabili sulla pelle dei poveri del mondo, ma anche sulla pelle dei nuovi poveri, gli impoveriti della contingenza sanitaria devastante che viviamo. Sono coloro per cui papa Francesco ha pregato sperando nella loro conversione. Giova sperare Santità! Giove sperare anche nella solitudine di straordinario livello e di leadership indiscussa di cui Lei gode. E ci sarebbe un terzo male: il sistema formativo sospeso, sia pure col pannicello tanto valoroso quanto scarso di risultato, della didattica a distanza e sarebbe fiato sprecato obiettare ai patiti dell’informatica che solo un rapporto diretto riesce sul piano educativo: bel risultato dopo aver predicato per decenni che le nozioni non sono sufficienti (ancorché indispensabili) per fare cultura. E poi sarebbe risibile, e già lo è, affermare che la didattica online diventa obbligatoria, senza porsi il problema degli strumenti: ciò che, parafrasando una battuta di tempi migliori, “logora e affossa chi non li possiede”  E tutto questo al netto dei timori condivisibili per il destino delle garanzie costituzionali, stante la loro momentanea, per quanta spiegabile, sospensione: chi vivrà vedrà!

Ancora. Si disvela in tutta drammaticità il balbettio dell’Europa; anche qui ci tornerò, ma basti osservare che nel dramma che stiamo vivendo la distinzione tra buoni e cattivi non può reggere. Sul resto si dovrà riprendere soprattutto per ragionare su quanto non è stato fatto di livello culturale e ideale, su quanto non è stato realizzato o addirittura impedito sul piano istituzionale e su tutto ciò che non si è capito sul piano politico; insomma si dovrà aprire un confronto sulla mancanza degli “Stati Uniti d’Europa” invocati anche da tanti nostri lettori.

Forse qualche eccezione di bene si potrebbe individuare. Non parlo di lezioni apprese soprattutto dai popoli di tradizioni opulente (il futuro sta in grembo a Giove); purtroppo la storia non è quasi mai maestra di vita. Non parlo di questo, ma di un’esperienza che sembrano vivere molti spettatori dei programmi televisivi, i quali al mattino seguono la Messa di Francesco tanto sul primo canale nazionale, quanto su TV 2000. Le omelie dal tono semplice e colloquiale sono delle autentiche provocazioni. Ho già detto che prega per i mafiosi e per gli usurai perché si convertano senza le reprimende che rischierebbero di far saltare le basiliche romane, ma va ben oltre. Per non disperdere mi limito a poche indicazioni fatte dal papa. Con riferimento agli “Atti degli apostoli” e alle prime comunità cristiane ne ha sottolineato l’originale concordia, osservando però che ben presto la concordia è venuta meno e tutto questo per pochi motivi. Intanto per l’attaccamento al denaro come avviene anche nelle comunità ecclesiali anche oggi e aggiungendo che non sempre sono le dispute teologiche a fare problema, ma l’attaccamento al denaro; e subito ho pensato alle osservazioni critiche e dottrinali (le dispute teologiche) di tanti prelati al papa e, ancora subito (Dio mi perdoni) ho pensato male. C’è poi la vanità anche, ha detto Francesco, in molte celebrazioni liturgiche durante le quali lo sfarzo proposto potrebbe fare scandalo al Popolo di Dio; per la verità molte cose sulle specifico sono migliorate, ma troppe volte la ritualità dei gesti appare vuota e fuorviante. Infine ne ha detto una che da sola vale un’omelia: c’è il “chiacchiericcio” che rovina la vita cristiana anche dei migliori; e qui vi basterà frequentare le curie e le sagrestie e le prove non dovrete più cercarle.

Concluderei però con un riferimento che ha fatto leggendo il Vangelo di Giovanni, quando gli apostoli vorrebbero che Gesù congedasse la folla per mandarla a trovare cibo. Dimentico di ogni altro commento il papa ha osservato che i dodici preferivano evitare gli affollamenti, almeno nel momento conviviale per vivere “da aristocratici e privilegiati” la confidenza col maestro e sul punto l’aristocrazia all’interno della Comunità ecclesiastica (non mi sento di dire ecclesiale) di oggi  è stata individuata senza accomodamenti da senso comune, non sempre compatibile col buon senso. Ora, se non fosse per il disastro sanitario che viviamo, molti di noi non seguirebbero le summentovate omelie, anche perché è solo per l’occasione  che le Messe da S. Marta vengono trasmesse.

Anche io, nel mio piccolo ho trovato l’eccezione: i mali vengono per nuocere, ma qualche volta non è così.