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Intervista al Segretario provinciale della Cgil di Alessandria

Alessandria. Redazione 24/04/2020

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Abbiamo rivolto alcune domande al Segretario della CGIL di Alessandria sulle problematiche causate dal Covid-19

Franco Armosino: “I lavoratori chiamati eroi, ma a mancare è la sicurezza e il valore del lavoro –  Il Covid-19 ha messo in evidenza l’incompetenza presente nella politica regionale della sanità e l’inconsistenza di quella territoriale”

 

Segretario, che  valutazione dai della prima fase della pandemia, in particolare, per quanto riguarda il rapporto e la collaborazione con le tradizionali controparti, private e pubbliche del sindacato?

La primavera del 2020, quella dell’emergenza, sconosciuta, imprevedibile è complicata da interpretare, con una crescente angoscia e consapevolezza che non ci si trova di fronte a una influenza un po’ più cattiva, ma è altro e quindi paura, vera, di morire o di perdere gli affetti e il vivere quotidiano che di colpo cambia completamente. Cinquanta giorni non sono pochi, chiusi nelle nostre case, o lavorando in un contesto surreale, fatto di ambienti virtuali e contatti esclusi, filtrati da mascherine, guanti e gelatine disinfettanti. Ma sono sinceramente stupito di come gli abitanti della provincia di Alessandria abbiano saputo adattarsi alla situazione con disciplina, attenzione e calma. Decisamente l’aspetto più sorprendente e positivo di questo basso Piemonte che, per il resto, non ha saputo distinguersi, per capacità organizzative o decisionali, da parte del suo gruppo dirigente.

Rilevo anzi, con rammarico, che queste settimane sono state una continua successione di superficialità, un’idea di presuntuosa autosufficienza che ha accomunato le autorità del territorio escludendo di fatto tutte le realtà di rappresentanza che con la loro esperienza, acquisita sul campo, se ascoltate, avrebbero potuto evitare qualche macroscopico errore. Il privilegio dell’ascolto è stato concesso, quasi esclusivamente, a Confindustria che ha ritenuto di offrire un servizio alla comunità inondando la Prefettura di richieste di deroghe per permettere l’attività alle aziende che non rientravano nei codici produttivi identificati nel decreto del Presidente del Consiglio. Io credo che sia stato un errore di cui si dovranno assumere la responsabilità, così come della sottovalutazione delle conseguenze dell’assenza di controllori competenti e in numero sufficiente alla verifica delle condizioni di sicurezza.

Visto l’alto numero di contagi e vittime della provincia, tra le più alte in rapporto alla popolazione, cosa non ha funzionato nel sistema sanitario ospedaliero e territoriale

La drammatica evoluzione del contagio nelle strutture sanitarie e nelle RSA pubbliche e private ha reso evidente ciò che da anni, come sindacato, abbiamo provato a discutere con le amministrazioni regionali di Chiamparino e Cirio. Ovvero la dismissione del sistema sanitario pubblico per organici, strutture, programmazione, e per la colpevole finzione delle “Case della salute”, un modello di sanità del territorio tanto condivisibile quanto inapplicato e venduto come operativo. Tutto in favore di una sanità privata, spesso lombarda, costosa e specializzata, ma non rispondente ai bisogni di attenzione alla comunità. Quel “gregge” che, guarda caso, non sviluppa più le forme di immunità e perde le coperture vaccinali. Una provincia, la nostra, sempre più “maglia nera” che non trova primari disponibili e non assume medici e infermieri, i quali scappano con ‘quota 100’ da un lavoro massacrante, fatto da pochi e in età avanzata. Poi si scopre con una inchiesta televisiva quello che tutti sanno da tempo: che l’incompetenza dilaga nella politica regionale e spesso in quella dei Comuni; con sindaci che non hanno chiaro di essere autorità sanitaria e non la esercitano, ne quando vengono chiuse strutture, ne quando, durante una pandemia, non si fanno tamponi nemmeno al personale sanitario.

Quali le maggiori difficoltà incontrate dai lavoratori che hanno continuato a lavorare (es. Sanità, Commercio e altre aziende considerate strategiche)

Ma se la generazione dei figli della seconda guerra mondiale è quella che paga il prezzo più alto in questi tre mesi di Covid19, il mondo del lavoro segue a breve distanza con gravi perdite di vite umane nella sanità e nel socio assistenziale e poi nel commercio, con una grande distribuzione strategica, ma mai garantita in tema di sicurezza, con settimane di assenza di mascherine e guanti e con procedure improvvisate e contagi e decessi. Non è semplice gestire questa crisi sanitaria, ma da troppi anni la cultura del valore del lavoro e dei diritti dei lavoratori, ovvero sicurezza e dignità, sono stati calpestati e oggi tutto questo viene sostituito con la patente di eroismo per chi muore per l’inadeguatezza di strumenti, di controllo, di diritto di parola nelle aziende.

Come vi state preparando, insieme a Cisl e Uil, per la seconda fase

La Fase 2 sembra essere alle porte, anche se per necessità economica di sistema più che per dati sanitari e superamento dell’emergenza. Il Sindacato italiano sa che la posta in gioco sarà altissima: uscire dall’emergenza avendo appreso le debolezze del modello sociale e costruire insieme a tutte le parti sociali un futuro che, mettendo al centro la persona, ridefinisca il concetto di lavoro, prestazione, tempo vita, diritti per tutti e qualità della vita dalla nascita alla morte. Sapendo che il rischio e che si entri in un vortice opposto fatto di impoverimento, ricatto occupazionale, egoismo, sfruttamento dei più deboli, e che con la cultura della persona-consumatore, chi non è più funzionale al mercato venga emarginato e sacrificato.

Anche nella nostra provincia la lotta sarà dura per uscire da una classifica che in ogni campo dell’interesse comune vede, da tempo, il territorio sempre ultimo, e CGIL – CISL e Uil dovranno rimettersi in piedi, come tutti, nei prossimi mesi, per essere punto di riferimento e strumento collettivo e istituzionale dell’Italia del terzo millennio, favorendo un passaggio generazionale che si dimostra essere sempre più giusto e necessario. Sempre se, invece di recuperare antiche ricette che riportano le donne a casa a guardare i bambini, sapremo affidargli le chiavi del futuro e allora, forse, anche i virus ci faranno meno paura.

Alessandria, 24 aprile 2020