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Amor di storia, di Dario Fornaro

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Alessandria: In un oscuro 24 aprile, inconsapevole vigilia, nell’anno Cv19, del più celebre 25 che gli succede, il maggior quotidiano italiano  (o il “vice”, non ho presenti gli ultimi dati-vendite) ha presentato con la dovuta evidenza la nuova collana editoriale: Storia del ventennio fascista – Grandi saggi sulle origini e le conseguenze del fascismo.

Coincidenza singolare, ascrivibile, a discrezione, al “caso” sbarazzino – iniziative del genere partono in effetti  con mesi di anticipo – o alla grammatica di mercato in veste di “necessità”.

Primo volume in edicola, dal 24.4, un testo di Emilio Gentile: Fascismo. Storia e interpretazione.

Dal canto suo il concorrente “Repubblica” ha approcciato il 25 aprile  inaugurando, a sua volta, una consona collana libraria: Storie di Resistenza – Le più belle pagine di libertà. Primo volume il Se non ora, quando di Primo Levi.

L’accostamento delle due iniziative editorial-celebrative, già modesto di per sé, potrebbe concludersi con il classico “de gustibus” se non fosse che  il focus tematico del “Corsera”  rimanda, casualmente,  ad un problemino più generale, da tempo latente (ma non troppo) e da pari tempo irrisolto.

Si tratta del tranquillo, annoso dilagare, nella pubblicistica popolare, da libreria e soprattutto da edicola, della tematica “Fascismo: storia e protagonisti (anzi, Protagonista)”, comunque declinata e/o accompagnata dalle vicende del dirimpettaio teutonico. E’ di poche settimane fa l’ultimo, discreto clamore suscitato dal nuovo libro di Bruno Vespa, un fortunato compilatore di storie: Perché l’Italia diventò fascista (Mondatori).

Non so se si possa già parlare di un “fenomeno”, ovvero solo di un marcata ricorrenza di iniziative editoriali analoghe, ma anche l’ipotesi minore sembrerebbe ormai degna di una “spiegazione” o sistemazione almeno sul piano del costume, prima di addentrarsi sull’insidioso terreno politico-sondaggistico.

Intanto bisognerebbe sapere, per le segrete vie, se il fenomeno è più trainato, negli anni, dalla domanda, più o meno espressa, del pubblico, o dall’offerta particolarmente convincente degli editori, o ancora da un fortunato mix delle due, prolungato nel tempo. Di certo, però, il ripetuto successo delle iniziative mediatiche segnala che, per gli italiani, il fascismo – con il “ventennio” che lo incornicia – sembra ancora contrassegnato da un groviglio inestricabile di problemi e sentimenti contrastanti.

Quasi un teorema (tipo Fermat) sempre irrisolto e dunque meritevole di nuovi richiami di memoria. Anche se poi bene spesso questa “memoria” diffusa e popolare diventa imbarazzata e fuggevole quanto agli anni conclusivi della  seconda guerra mondiale.

Perché questa sorta di “eterno ritorno” di un solo, recente, controverso capitolo della storia italiana?

Si fa spesso riferimento al  sentimento, ad un tempo  presente e inafferrabile, che si nomina nostalgia: certamente rivolto al passato e tendenzialmente edulcorato nella memoria.

Per questo, nel linguaggio corrente, i simpatizzanti, a qualsiasi titolo, del regime fascista vengono indicati come “nostalgici”.

Poiché, tuttavia, chi abbia oggi meno di settant’anni non può materialmente coltivare una nostalgia diretta, personale per un fenomeno storico cessato ufficialmente nel ’45, deriva che tutti gli altri cultori (o detrattori) del “regime” non possono  fondare i loro attuali sentimenti  se non sul “sentito dire” , cioè sul racconto di terzi, disponibile nelle varie forme scritte,orali e documentarie.

Ecco perché la riproduzione, l’interpretazione e l’appropriazione personale di un immaginario storico e ideologico corrispondente al mitico “ventennio”, sono e saranno sempre più collegate alla pubblicistica (vieppiù multimediale) che rimanda ai fasti (e ai nefasti?) di un’Italietta che col nuovo corso si fece Impero agli occhi del mondo.

Pur se la storia togata segue per lo più altre vie, è bene tener d’occhio anche le traboccanti, multicolori edicole.