Riemergo dalle tenebre del mio essere quasi cadavere in cui il morbo mi aveva spinto e sprofondato. Non sono certa che questa sia già la vita, ma di sicuro non è la morte.

Ho scavato dentro per trovare un appiglio, solo con me stessa non potevo farcela, servivano forze sconosciute e immense che non potevo generare e non sapevo come richiamare. Per la paura di dovermi abbandonare al mio destino e diventare cibo per il mostro, ho pianto disperata fino a che non ho provato a richiamare Dio.

Perché avrebbe dovuto ascoltare me e non le migliaia di morti, non saprei dirlo, mi sono convinta di essere immensamente amata e ho immaginato il mio corpo verde coperto e protetto da ali azzurre, mani grandi massaggiare i miei polmoni e ho resistito superando ogni giorno pensando che l’incubo prima o poi mi avrebbe inghiottito.

Cosa resta di me adesso? Chi sono?

Michela Santini

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