Ho dovuto stare lontano da tutti. Lontano fisicamente.
Non mi bastano le voci al telefono o l’ immagine su uno schermo, come in TV.
Devo stare lontano.
Lontano da te, mamma, che oggi hai 84 anni e mi hai cresciuto, coccolato e riempito di tenerezze per tutta la vita. Eppure io devo starti lontano, se ho amore per te non posso abbracciarti, accarezzare le rughe del tuo viso, baciarti, farmi stringere a te.
Lontano da voi, amici cari. Ci salutavano con un abbraccio, ci baciavamo sulle guance, ci sedevano vicini vicini a chiacchierare e condividere esperienze.
Lontano da voi, bambini della mia classe, che ogni giorno abbracciavo, tenevo stretti, vicini, e scendendo facevate a gara per darmi la mano.
Lontano da voi, luoghi più amati e frequentati, sempre pieni di gente che aveva voglia di stare insieme, dove insieme si gustavano spettacoli, eventi culturali e si intrecciavano relazioni, sorrisi, scambi…
Lontano da te, mio caro cognato, quando la malattia ti ha aggredito, quando hai lottato, quando ci hai lasciato…io ero LONTANO.
E ancora lontano da voi, sorella mia, nipoti mie, provate dal dolore, senza un abbraccio che confortasse il cuore…
Non è stata costrizione la mancanza della libertà di andare, di fare, a farmi soffrire, è stato il non poter più condividere, stare fisicamente vicini.
Non vedo l’ ora che anche questo “ metro” di distanza si dissolva, non vedo l’ ora di stringervi tutti forte, sentire il vostro profumo e il battito del vostro cuore, respirare con il vostro respiro.
Non è vita, stare isolati. Non è vita, stare lontani.

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