Fiumi di colore Donati Gambino 2019 Fiumi di colore [fronte]

Fiumi di colore: Poesie di Pinella Gambino. Pitture di Stefano Donati, recensione di Marcella Mellea

Guido Miano Editore, 2019

Il volume Fiumi di colore, edito da Giudo Miano Editore, raccoglie poesie di Pinella Gambino e dipinti di Stefano Donati, una piacevole fusione di arte, bellezza e poesia. Le liriche della Gambino, incentrate sui temi della natura, l’amore desiderato, la morte, racchiudono una profonda ansia e angoscia esistenziale. L’autrice, attraverso un linguaggio intenso, ricco di metafore e simbologie, coglie momenti di vita quotidiana, rievoca ricordi e li rende vivi , grazie ad associazioni e parallelismi. L’amore e la conoscenza di piante, fiori, animali, sono presenti in tutte le liriche: papaveri, gerani, gelsomini, margherite, colpiscono il lettore con i vari colori e quasi per magia ne fanno percepire il profumo. Gli animali, con i propri versi e i movimenti, popolano un mondo noto all’autrice: ramarri, formiche, lucertole, api. La natura riproposta, comunque, non è quella bucolica e armoniosa dei poeti classici, della pace e serenità, bensì una natura che condivide il dolore dell’uomo e del poeta moderno, una natura che risveglia desideri che non possono essere appagati; la bellezza dei fiori riporta alla mente la sterilità interiore e la decadenza, di stampo eliotiano “Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta….” (The Waste Land, T.S. Eliot). L’inadeguatezza, l’agitazione, il male di vivere, sono presenti in diverse poesie: “…Il gelsomino mirato dall’alto / profumo più non ha da offrire intorno. / Acqua ora il silenzio eterno / alla sua fonte ancora scorre… / e inumidisce perle” (Il gelsomino). “Adesso è roccia il cuore. / Non trema più, né tempesta lo scuote / avida e parca la terra lo trattiene / coi fili d’erba, tra cardi e processioni di formiche, / mentre delle cicale lo sfregare / di zampe, irrigidisce l’ombra che serpeggia…” (Quiete). “I gerani si sporgono orgogliosi, / traboccano dai vasi sui poggioli / in bella mostra, sotto un cielo / polveroso, che nega la sua tinta d’infinito. // Irrequieto fa presagire al guardo / nuove tormente, / che graffiano l’azzurro / nel blocco umano che instabile traballa…” (Il cielo). “…Ma a nulla valse e vale il mio fuggire / se ancora erro in questa notte bruma / piene le tasche di briciole di pane. / Alla finestra arde una fiammella: / accoglierà nel cielo senza stelle, / le mie certezze orfane di mura?” (Morso di ramarro).

Gli elementi della natura fanno riferimento a un mondo familiare, impresso nel cuore dell’autrice sin dall’infanzia e l’accompagnano come donna adulta. È attraverso la natura che l’autrice evoca immagini, crea illuminanti paragoni, associa sensazioni. Le sue poesie appaino come quadri parlanti, l’autrice è ben consapevole della sua condizione di artista, di poetessa, del ruolo di chi, dotato di una sensibilità fuori dal comune, può andare oltre alle apparenze e comprendere verità nascoste. Il pittore è parte complementare e integrante del poeta, della sua arte, con il suo pennello egli “può osare”, creare poesia dipinta, condividere le stesse emozioni, comprendere gli stessi sentimenti: “…Tu, almeno tu pittore / nel conquistato istante / dammi luce / tu, che conforto cerchi al par di me / alle sopraffazioni della sorte / che d’infelici assenze / spense il cuore. // A te, che del vivere tuo fitto / estraneo ai gioghi, / sognavi la bonaccia, ora / coi tuoi pennelli osare puoi… / sfida le ombre, dissolvile / nell’iridato mare e, con magico tocco / colora i versi che scrissi anche per te, / fidato amico” (Tu, pittore).

La poetessa, pur concentrandosi su piccoli momenti di vita quotidiana, non dimentica i grandi temi che coinvolgono la società in cui vive come quello dei migranti che muoiono in mare: “Lunga quell’onda…/ alla sabbia riportò quel corpo / implume. / Raschiato il volto / più non si legge speme / né futuro. // Tacque il mare, richiamando a sé il flutto / mentre la rena, estrema fredda cuna / del sole rifiutò l’ultimo raggio…” (Incubo). Con sapiente uso delle parole sa rievocare l’ambientazione di leggende e tradizioni della sua Sicilia: “… E mi sovviene l’araba Palermo / la Kalsa e il tradimento del bel moro…/ la testa, come vaso, esala odori / germoglia prepotente / e annega il pianto…” (Testa di moro).

Lo stile intimistico e personale, il linguaggio intenso e carico di emozione, l’osservazione di fiori e piante, l’alito verso l’infinito, il tema della morte e dell’assenza, riecheggiano nella mente le bellissime poesie di una grande poetessa americana: Emily Dickinson . 

Quasi tutte le poesie sono accompagnate e descritte dalle pitture di Stefano Donati. L’artista, attraverso macchie di colori, che nascono spontaneamente, quasi d’istinto, ci da prova di grande forza innovatrice e coraggio di sperimentare. I colori esplosivi di alcuni quadri infondono energia, calore, briosità. Altri, attraverso giochi di luce e ombre, creano immagini, figure evanescenti, riproducono cieli, campi, mari, e lasciano libera l’immaginazione, facendola vibrare verso l’infinito. La tensione verso l’infinito, il desiderio di superamento dell’effimero e della caducità dell’umana condizione, l’abilità di evocare misteri e scandagliare l’animo umano dei quadri di Stefano Donati, che sanno parlare in modo diretto allo spettatore, sono accostati alle poesie di Pinella Gambino e rendono queste ultime ancor più intense e cariche di emozione.

Marcella Mellea