Diamo il benvenuto a un autore che ha già all’attivo molte pubblicazioni. Io personalmente ho letto il suo ultimo lavoro: “Antivirus”, disponibile sui più famosi portali di editoria online. Conosciamo: Matteo Gennari.

Ciao Matteo, presentati ai nostri lettori. Chi sei? Salve a tutti. Mi chiamo Matteo Gennari, ho 45 anni, nato a Milano da genitori pesaresi. Laureato in Lettere Moderne alla Statale, emigrato in Brasile nel 2003.

Dicci, cosa rappresenta per te la scrittura? Quanti e quali libri hai già pubblicato? Scrivo da quando ero molto piccolo. Per me la scrittura rappresenta una forma di sopravvivenza ai miei fantasmi interiori e agli attacchi del mondo. Con editori non a pagamento ho pubblicato il romanzo autobiografico: “Un succo naturale, grazie” per bookabook di Milano; il romanzo noir “Come perdere l’anima” per goWere di Firenze; la raccolta di racconti “Favelado; “Quaranta racconti da Rio de Janeiro” per Ofelia Editrice di Lecce; il romanzo audiolibro autobiografico “Il fumo della pipa va lontano” per Recitar Leggendo di Perugia; la raccolta di racconti “Cristo si è fermato a Rio” per Unicopli di Milano e il romanzo autoprodotto “La tragedia di essere un uomo qualunque” nel sito ilmiolibro.it.

Davvero complimenti Matteo. Avendo letto “Antivirus”, vuoi raccontare ai nostri lettori, per sommi capi, di che parla e come e perché è nato il desiderio di scriverlo? “Antivirus” è un romanzo che parla dell’emergenza Coronavirus. Il desiderio di scriverlo è nato dal fatto che il mio miglior amico è un infermiere. A gennaio, durante il mio consueto mese annuale in Italia, io ero a casa sua. Lui già da tempo mi raccontava del suo lavoro e a me è sempre piaciuto ascoltarlo. Quando è cominciato il Kaos, io e lui abbiamo iniziato, io dal Brasile lui da Milano, fitte conversazioni telefoniche giornaliere durante le quali io ho percepito come lui, da un primo sentimento di scetticismo, era passato alla preoccupazione. Ho cominciato a scrivere per liberarmi dei pensieri intorno alla condizione degli amici a Milano e dei genitori a Pesaro (due zone particolarmente colpite dal virus). Ho fatto contatti con altri medici e infermieri, soprattutto infermiere, li ho intervistati, ho deciso di costruire una finzione sui dati che mi fornivano, sui racconti, sulle loro opinioni, una finzione che durasse il tempo della fase 1 e narrasse l’emergenza.

In esso la trama si dipana attraverso i due punti di vista di Milena e Alessandro. Chi sono? E quanto c’è in loro di te? Milena è un’infermiera del Pronto Soccorso di Toledo Lodigiano, paesino immaginario del Lodigiano – io sono nato nel Sud di Milano, a pochi chilometri da Codogno, comune “start up” della pandemia in Europa. Lei è una donna idealista, di sinistra che crede che questo virus ci cambierà in meglio. Alessandro è suo nipote, figlio della sorella. Vivono nella stessa casa, lui è un nerd che già prima del contagio passava quasi tutti i giorni sul computer. E’ di destra, seguace di Salvini, complottista. Sono loro due che raccontano la storia, un capitolo a testa, alternati. Comincia Alessandro, segue Milena, poi Alessandro, fino all’ultimo capitolo, di Milena.Il mio punto di vista è a metà strada tra i due: né idealista come Milena né estremista come Alessandro.

Oltre al virus, protagonista del libro- a mio avviso – è la famiglia, i suoi delicati equilibri, le sue contraddizioni e il confortevole rifugio per gli animi piu tormentati. È così? Quanto conta la famiglia per te? Sì, è così, la famiglia è il centro della narrazione, i conflitti si svolgono quasi sempre altrove ma è dentro casa, al sicuro tra le pareti domestiche che vengono elaborati, metabolizzati. Per me è la stessa cosa, anche per me i legami familiari sono le radici attraverso le quali l’albero raggiunge le falde acquifere necessarie all’esistenza.

La paternità è un’altra tematica che esce fuori in modo prepotente. Non solo nel rapporto fra Alessandro e il padre fedifrago oltreoceano, per il quale il ragazzo non nutre alcun rancore, bensì profonda stima e affetto, ma anche attraverso i ricordi di Milena del defunto padre, nonno di Alessandro, un avvocato comunista avvezzo al bere e amante della scrittura. Chi sono questi padri? Sono totalmente prodotto della tua fantasia o rispecchiano situazioni a te note? Questi padri sono proiezioni mie, del mio modo di essere padre e di essere figlio. Io amo gli scrittori e le scrittrici che dipanano i fili delle relazioni intrafamiliari (tipo Elena Ferrante). Nel libro ho cercato di soffermarmi su queste relazioni e far sì che il Kaos esterno si esprimesse attraverso i legami interni e le relazioni di causa effetto tra i residenti nell’appartamento a Toledo Lodigiano in Via dei Glicini al 18, i loro congiunti e i ricordi dei cari già scomparsi.

Nel libro c’è un approfondito studio del virus, molto dettagliato nei resoconti di Milena. È stato difficile per te ricostruire il tutto e perché questa necessità di chiarire? Ho studiato il virus attraverso internet. Ho letto vari articoli scientifici di riviste serie come ‘Nature’ e anche di riviste e siti scandalistici o di dubbia fama. Li ho letti in italiano, inglese e portoghese; per me era importante capire i due punti di vista, quello complottista che crede che questo contagio sia stato deciso da menti diaboliche e quello “naturalista” che pensa che tutto sia nato nelle cellule di un pipistrello, nel mercato di Wuhan, in Cina. E poi volevo sapere esattamente qual era la routine negli ospedali durante l’emergenza e ci sono riuscito grazie alle interviste alle infermiere e agli infermieri del milanese. Non è stato difficile, è stato avvincente. Ho passato quasi due mesi di euforica ricerca in pieno furore artistico. E’ stato bello.

Ho molto apprezzato le descrizioni del pre e durante pandemia in Brasile, so che ora che siamo alla fase due la situazione è ben più grave. Sei preoccupato per te? Pensi di rientrare? Io vivo in Brasile, qui la situazione è preoccupante a causa del contagio e dell’incompetenza e aggressività di Bolsonaro. Sono preoccupato per me e per i miei familiari, ma al momento non penso di rientrare anche perché vivo qui da molti anni. Però non escludo, se le cose dovessero precipitare, di prendere un aereo per l’Italia. Vedremo. Comunque non sono solo e se rientro devo organizzarmi qui e in Italia; dovrei infatti cercare un posto dove trascorrere la quarantena. Non vorrei arrivare a Pesaro dai miei genitori e ucciderli io dopo che sono sopravvissuti alla prima ondata del virus!

Ottima considerazione! Ascolta, cosa ti aspetti da questo libro? Mi piacerebbe trovare un editore che se ne interessasse. Questo che vi propongo è un libro autoprodotto in vendita ebook online su Amazon, googlePlay e ilmiolibro.it (per la versione cartacea). Mi piacerebbe che il libro arrivasse sulla scrivania di un editore che sta cercando un buon romanzo sulla pandemia e che l’editore decidesse di scommettere sul mio testo.

Te lo auguriamo Matteo. Per chiudere, progetti per il futuro? Non molti, vista la situazione qui in Brasile; forse solo uno: sopravvivere.

Lo stesso che ci auguriamo noi, Matteo, in Italia e nel resto del globo. E intanto che aspettiamo la fase successiva, leggere mi sembra un ottimo compromesso!

Grazie e buon proseguimento!

Anna Pasquini – Alessandria Today