Sono arrivato intorno alle 23, 23 e 30 circa, dopo un lungo percorso, ricordo che appena sceso avevo un forte mal d’orecchi, era stato il trambusto del viaggio e di qualche finestrino rimasto aperto su quella corriera. Al tempo era uno dei mezzi più usato e veloce, dopo il treno, che uno si potesse permettere di usare, e comunque si aveva occasione di potere incontrare e dialogare con le altre persone. Eravamo in tanti, l’autobus era proprio pieno, un vociare e un giubilo nelle nostre facce e nei nostri pensieri, non vedevamo l’ora di arrivare e tutti con propositi diversi e alcuni anche molto seri….Ricordo che il giovane che era vicino a me, nella seduta, un ragazzino biondo con gli occhi azzurri, molto carino e simpatico, mi disse che lui ambiva a diventare medico, e….come si chiamava?…questo non lo ricordo, anzi se devo essere sincero non ricordo il nome di nessuno, dei tanti che eravamo, o forse, adesso che ci penso, non ce lo siamo mai detto. Un altro, quello un poco più bruttino, ma di una simpatia unica e esemplare, per tutto il viaggio ci ha fatto ridere e sognare con le sue battute, lui disse che il suo avvenire era quello di diventare attore, e che altro avrebbe potuto fare….tanto era istrione….una ragazza, dai capelli mori e con un sorriso che ammaliava, ricordo che in un momento di calma e di silenzio, mi si avvicinò dicendomi che lei non aveva ancora deciso cosa fare, ma di sicuro avrebbe lavorato e avuto anche dei bambini, poi con civetteria e timido sentire, mi sfiorò le mani e svanì in fondo alla corriera……

Avvenne però che durante il tragitto, dovemmo fermarci per un guasto, una ruota si era forata e ci vollero delle ore prima che fosse cambiata. Ma non ci fecero scendere, ci dissero che non occorreva, che poi avremmo perso tempo a riorganizzarsi, però questo me lo ricordo ancora, alcuni, credo due o tre di noi, si ostinarono con il conducente e in men che non si dica, scesero e di loro non si seppe più niente, si dice che avevano rinunciato al viaggio, che non se la sentivano di arrivare in fondo o forse era il destino che già faceva gioco, come suo solito, e anzi compiva qualche danno.

Ripartimmo fiduciosi e ancora lieti e decisi, io non avevo ancora deciso cosa diventare, al momento la cosa che davvero mi premeva, era quella di arrivare, per poi scendere finalmente e respirare, il mio grande bisogno era di respirare aria pura, poter correre fuori e sorridere di quello che avrei visto e trovato, poi che fosse il destino oppure il fato, a decidere la mia sorte, non mi importava, avevo dentro la voglia di vivere e di provare quella nuova cosa.

Roberto Busembai (errebi)

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