Con estrema gioia, cari lettori di Alessandria Today, vi presento oggi un giovane autore siciliano di cui ho avuto il piacere di leggere il romanzo: “Rosso scabroso” edito da Akkuaria. E’ con noi: Dario Miele.

Benvenuto Dario, come di consueto presentati ai nostri lettori. Chi sei? Nato e cresciuto a Catania, il mio amore per la letteratura e i versi mi hanno spinto a dedicarmi agli studi nel campo umanistico. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale “E. Boggio Lera” mi sono iscritto al corso di laurea in Lingue e Culture Europee, dove ho sviluppato conmaggior vigore l’interesse per la letteratura italiana e straniera. Impiegato nel back office amministrativo, da inizio 2020 mi trovo a Milano dove mi occupo di risorse umane. Negli ultimi anni ho collaborato con diversi blog letterari per cui ho scritto recensioni e articoli riguardanti eventi culturali, direttore del “Salotto Letterario” blog letterario dell’associzione Akkuaria. Con la stessa Akkuaria e con la Gaeditore collaboro come editor.

Quando e come ti sei avvicinato alla scrittura? Nel tuo libro “Rosso scabroso” ad un certo punto fai dire al tuo protagonista Paride: “Quando scrivo sto bene, sento di entrare in un’altra dimensione, come se un filo mi mettese in contatto con un altro mondo”, è questo che provi anche tu? Il volontariato nel mondo dell’associazionismo, la realizzazione di corsi di italiano per stranieri e dopo scuola per i bambini dei quartieri disagiati sono state un’esperienza importante che mi ha messo a contatto con gli ultimi, con il malessere di una società spesso sorda ai bisogni reali delle persone. Questa  sofferenza, e alcuni eventi della vita personale mi hanno spinto verso il mondo della scrittura, divenendo il modo per esorcizzare l’inquietudine che mi circonda e quella che alcune volte vivo dentro di me, cercando di far fluire gli impulsi della mia anima attraverso l’inchiostro, di immortalare le sensazioni attraverso una descrizione a volte molto percettiva e sensoriale, che fa entrare visivamente nella poesia e nell’emozione stessa. La scrittura è vissuta come la possibilità di poter catturare qualche spiraglio di bellezza e anche di bruttezza, di far cogliere al lettore i contrasti perenni della nostra esistenza. Anche per me come nel caso di Paride, scrivere è stato un mezzo di “guarigione” dal mio malessere, quando scrivo è come se entrassi in un’altra dimensione: a volte dopo qualche giorno, mi fermo a rileggere cosa ho scritto e penso: ma l’ho scritto!? – accompagnato da un mezzo sorriso e uno sbuffo.

Andiamo al testo “Rosso scabroso” come è nata l’idea per questo titolo? Il titolo del libro è nato per caso, mentre scrivevo il romanzo mi venne in mente di utilizzare il colore rosso come elemento all’interno del testo. Io amo le allitterazioni, le consonanze e le assonanze, quindi “rosso scabroso” mi è subito piaciuto e non l’ho più cambiato. Ho aggiunto l’aggettivo “scabroso” perché voleva simboleggiare la parte più nascosta, oscena, scabrosa appunto che vi è dentro di noi.

Il tuo romanzo è scritto in prima persona, ma non è autobiografico. Come mai questa scelta narrativa? Pur non essendo un’autobiografia ho preferito utilizzare un narratore in prima persona perché dal mio punto di vista, rendeva il testo più coinvolgente.

Nel tuo romanzo un ragazzo pieno di speranze e di voglia di amare ed essere amato, si ritrova intrappolato in una storia inappagante con un ragazzo egoista e manipolatore, Lucio, storia che finisce per logorarlo portandolo a vivere esperienze allucinanti e dolorose, al limite della realtà se vogliamo…Come è nata l’idea per questa trama? Ci sono punti di contatto fra te e il protagonista Paride? L’ idea è nata da un incontro casuale durante un viaggio. Ebbi l’occasione di avere accanto un signore che mi ha raccontato la fine della sua storia d’amore con il suo compagno. Il racconto fu avvincente e mi rimase in testa per settimane. Da lì ho iniziato a sviluppare l’idea del testo, inserendo poi elementi autobiografici come per esempio l’ambientazione a Catania o la precarietà lavorativa e romanzando altri elementi. Come Paride, posso dire di aver incontrato lungo il mio cammino anime buone e anime caratterizzate da profondi disagi che spesso hanno logorato pesantemente il mio vivere. L’importante però è essere andati avanti e aver provato ad utilizzare qual dolore per creare, la creazione è una chiave importante.

Nonostante questa brutta esperienza sentimentale, Paride è circondato da persone amiche che lo amano e lo sostengono come il saggio amico Tommaso o la premurosa amica Rita, ma anche le persone che ha conosciuto da poco, come una coppia di amici di Lucio, sembrano comprenderlo e apprezzarlo per la bella persona che è, cosa possiede Paride di così catalizzante secondo te e quanto sono importanti per lui (ma anche per te che scrivi) le amicizie nel percorso di vita di ogni individuo? Credo che Paride non sia un tipo che piaccia a tutti. Paride spesso ama stare anche da solo, se sta in compagnia di qualcuno è perché ne vale veramente la pena. Cosa piaccia di lui agli altri? Forse il suo essere un po’ diverso dalla massa, il suo modo di fare un po’ sbadato, lui non vuole essere a tutti i costi un vincente e questo lo rende “diverso”. Per Paride, e anche per me, l’amicizia è terreno di confronto e di crescita, luogo di scambio di idee e affetto reale. L’amicizia non è quella del sabato sera e dei festini dove ci si sballa, se ci si cerca solo nei momenti di svago, chiamatela pure in un altro modo.

Attraverso un dialogo tra i due amici Paride e Tommaso, fai dare a quest’ultimo saggi suggerimenti su cosa sia l’amore e su come vada riconosciuto “…l’amore è un’arte, così come lo è la vita. Se vogliamo sapere com’è amare dobbiamo comportarci come e volessimo imparare qualsiasi altra arte: la musica, la poesia, la pittura…”. Eppure Paride, messo alle strette su cosa davvero ami di Lucio, dichiara di sentirsi attratto dal suo lato oscuro, dalla sua trasgressione, dal suo essere disinibito. E per te cos’è l’amore? Paride imparerà a capire cosa vuole davvero dalla vita? Non so se Paride abbia compreso il vero significato dell’amore, sicuramente ha iniziato un percorso per comprendere meglio cosa possa essere e capire cosa voglia dalla vita. Per quanto mi riguarda l’amore resta una grande incognita, un po’ come parlare di alieni… si sa che esistono ma nessuno ne ha la certezza.

La Sicilia è grande protagonista del libro. Purtroppo io l’ho girata poco, ma quel poco è dentro il mio cuore, sono stata letteralmente rapita dalla sua bellezza e ho apprezzato leggere i tuoi passaggi su questo o quel luogo in cui fai muovere i tuoi personaggi. Quanto ti ha influenzato la tua Terra sia come luogo fisico che come luogo dell’anima?  Il barocco, l’Etna e il mare risuonano come un dolce contorno che accompagna le avventure dei protagonisti senza mai divenire una presenza invadente. Come dicevi tu non è presente solo la città etnea, ma l’azione si snoderà anche in altri luoghi e città dell’isola e non solo. La Sicilia è così ricca di contasti, di colori, odori e sensazioni che per me è stato immediato farne il palcoscenico naturale del romanzo. C’è da dire che la natura si manifesta spesso, i protagonisti vi si immergono con i loro corpi e con il loro spirito, le loro emozioni diventano un tutt’uno con essa, e la Natura li accompagna in una sorta di catarsi interiore che tentano di avere al di fuori del mondo caotico in cui vivono. Potremmo definire la Natura stessa come uno dei personaggi del romanzo.

Se dovessi dare una categoria a questo testo sarei in difficoltà. Direi di formazione, ma ci sono elementi onirici, noir e anche erotici. Tu come lo definiresti?  Credo che quando qualcuno scrive l’elemento principale sia la storia, l’intreccio, il racconto, il messaggio che l’autore vuole dare. Studiando le opere di Shakespeare mi sono reso conto come all’interno dei suoi testi si mescolino e si intreccino stili e generi diversi, e tutto questo dal mio punto di vista lo rende unico. Io non amo (purtroppo) restare dentro gli schemi fissi dei generi a cui soprattutto oggi siamo abituati. Siamo divenuti “lettori commercializzati” abituati ormai a leggere in modo settoriale, con generi chiusi come porte stagne di una nave. Questo non significa che un testo debba avere comunque una certa compattezza nelle tematiche affrontate. Ovviamente questa è solo una mia opinione. Quindi tornando alla tua domanda, capisco benissimo che quando ci si trova il mio libro davanti possa creare qualche perplessità. Io comunque lo definirei un romanzo d’amore con un tocco noir.

E’ stato complesso per te ricostruire la trama oppure no? Devo dire che non è stato molto complicato, avevo già in mente le idee-chiave su cui scrivere il primo manoscritto.

Hai scritto altro e facente parte di quale filone letterario? Quando potremo leggerlo?  Sì, ho già pubblicato nel 2018 un altro libro, si tratta di una silloge “ Tra le tue dita”. Poesie caratterizzate da versi che nascono dall’intimo dell’Io e che si trasformano in immagini evocative, immagini della passione in ogni sua declinazione, e della sofferenza. Parole-immagini che esprimono l’inquietudine di un’anima peregrina, amante, che malgrado tutto e a dispetto di tutto, anela a vivere per amore-passione e solo in questo trova la sua dimensione e la propria essenza. Parole che sanno graffiare l’insensibilità e l’indifferenza a cui purtroppo la società ci ha abituati, parole che tracciano un percorso attraverso i moti dell’animo umano, la sue gioie e i suoi tormenti, la morte e la rinascita. Questa raccolta mi ha permesso di vincere anche diversi riconoscimenti tra cui il premio “Akademon 2018” come miglior poeta esordiente e la menzione di merito e il terzo posto al concorso nazionale “Impavidarte – la biennale della cultura 2018/2019”.

Grazie Dario e complimenti per i tuoi successi. Ti auguriamo di collezionarne ancora, e ancora e ancora! In bocca al lupo per tutto!

Anna Pasquini – Alessandria Today