CHE BRUTTA RAZZA GLI SCRITTORI

CHE BRUTTA RAZZA GLI SCRITTORI!, di Vittoriano Borrelli

maggio 30, 2020

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Non si vive di sole parole, soprattutto di questi tempi con l’emergenza epidemiologica ed economica che sta mietendo vittime ed allargando le maglie del disagio sociale. Non c’è spazio per il verbo, conta sopravvivere, andare avanti e costruirsi una vita dalle ceneri di questo tsunami invisibile.

Non è un caso che tra le attività consentite nella c.d. fase 2, la cultura, l’arte, la rappresentazione espressiva dell’anima giacciono in un  limbo indefinito, fanalini di coda di un corteo che lentamente avanza per ripopolare strade e luoghi di ritrovo abituali. C’è ancora da osservare il distanziamento sociale e le altre precauzioni che ormai abbiamo imparato a memoria. E chissà quanto tempo ancora ci vorrà perché tutto ritorni alla normalità.

Certo, anche le biblioteche sono state riaperte sia pure consentendo prestiti in gran parte on line ed osservando precisi protocolli sanitari, come la quarantena dei libri passati al tatto di mani potenzialmente infette. Il mercato virtuale dovrebbe essere esploso a più non posso ma, come si dice, non è sempre oro tutto ciò che luccica.

Se già prima di questa tempesta virulenta e virale si leggeva poco, figuriamoci adesso che l’asticella del benessere sociale è precipitata verso il basso con ben altre esigenze e priorità da affrontare.

Cosa vogliono allora questi scrittori che vendono parole, storie immaginarie e sogni che calati nella realtà si trasformano in incubi? Brutta razza questi scrittori che si muovono a spintoni per cercare spazio tra la folla, diffidente e disorientata, per dispensare emozioni. Untori di una vita parallela che nella dilagante povertà cui stiamo assistendo è reietta e guardata con sospetto.

C’è bisogno di evasione, ma quella del pensare o del riflettere costa fatica ed impegno. E forse di questi tempi c’è bisogno del disimpegno spicciolo e senza troppi fronzoli. Dopo un lockdown che sembrava non finire mai, la tendenza è quella di catapultarsi all’aperto per prendersi in faccia tutta l’aria di cui si ha bisogno come quando, dopo una lunga apnea, si emerge dal fondo con la sola voglia di respirare.

Chi sono questi scrittori, parolai di sempre o dell’ultima ora che non ci incantano più. Per prima cosa c’è da costruire una vita partendo dalle fondamenta di case abbattute che vanno disinfettate e rese asettiche. All’involucro ci penseremo poi.

Agli scrittori e ai poeti ci penseremo domani.