Suono tremulo

Lascia che sia amore
quel suono tremulo
del vento
su corpi squarciati
dal dolore.
Vedevo l’acqua farsi
cielo, nell’incauto
tepore del mattino.
Ondeggiava il gelsomino,
come vela scossa
dal maestrale.
Potevo
sognare
in quel riflesso di vetro,
caduto a terra
e mai spezzato.
Nel cuore, trattenevo,
storie di vita,
inganni senza domani,
scorze di memoria
seppellite nel cimitero
degli attimi perduti.
Lascia che sia amore
il garrulo vocio
dei bimbi in giardino,
quando cala la notte
e più non si spegne
il fuoco del rancore!

L’ultimo grido

Ieri sera, vicino a casa, un uomo, ancora giovane, si è gettato dal balcone.
Un tonfo, urla, sirene,
assembramento di folla per fermare la scena con il telefonino.
Oggi, filmiamo la morte, come fosse una cronaca rosa,
una diva scesa da una Ferrari,
uno spezzone di film
del neorealismo quotidiano.
Quanto poco rispetto
diamo alla vita: offesa, riempita di sputi, tenuta a gambe aperte come una squaldrina!
Che senso ha riprendere un corpo che nel vuoto
si è gettato per disperazione, malattia, miseria, fame?!
Siamo lupi, affammati
di sangue, di storie
infamanti, di violenza
che appaga gli istinti
primordiali.
Siamo iene su carogne dimenticate
dal Cielo.
Povere anime senza lacrime e sospiri.
Portiamo il peso del presente, senza la coscienza del sentire.
Storditi e drogati
dell’altrui dolore!

D’allegria

Nell’abisso del cuore
ho steso coperte di lino,
fiocchi di neve,
rapiti in un lontano
inverno,
imbonitori di dolciumi
cosparsi di cannella e
zenzero.
Camminavo
con passi attutiti
senza scuotere
il melograno
dai cui frutti ondeggiava
la passione di un
Cristo morto eppur
Risorto.
Tenace
il labirinto dei pensieri,
ove ristagnavano:
sentimenti taciuti,
discordanze
che nutrivano il tempo,
sprazzi di un color
zafferano
ove conducevo
per mano
il silenzio a vestirsi
d’allegria!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche sul portale culturale internazionale VERSO – spazio letterario indipendente:

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