MADAME FLORENCE – racconto

1- La bottegaia e la fanciulla

Madame Florence era sulla porta della sua bottega di vecchie carabattole con lo sguardo fisso sulla strada, l’acciottolato reso lucido dalla prima pioggerella della giornata e al lavoro che l’aspettava. Le avevano portato da Clermont Ferrand delle cartoline della Belle Époque che doveva catalogare sulla sua agenda, su cui passava veramente di tutto. I conti della spesa di casa perfino e quelli della bottega, le petit dejeuner al bar prima di aprire e la baguette calda presa alla boulangerie di fronte, le vecchie cose che riusciva a comprare in qualche brocante d’antichità. Le cianfrusaglie di ogni genere provenivano non solo dalle sue perlustrazioni in giro per la cittadina in cui abitava e in qualche campagna lì intorno. A incrementare i suoi scaffali erano anche vedove di generali, ammiragli e altri militari con i loro oggetti appartenuti ai mariti e che avevano un certo valore come medaglie d’oro e d’argento, antiche bussole e strumenti di navigazione, o addirittura vecchie divise. C’erano poi le donne del borgo che per arrotondare ogni tanto le piccole entrate dei mariti agricoltori le affidavano qualche oggetto di famiglia, con la speranza potesse essere venduto a qualche turista di passaggio. Ogni tanto non era strano vedere passeggiare qualche signorotto con la macchinetta fotografica con cui si fermava a inquadrare un tale particolare: una casa a graticcio, la torre con l’orologio medioevale, le guglie della cattedrale con la fontana di fronte. E tra le varie attrattive, capitava che s’ incuriosiva di fronte alla vetrina di Madame che davvero mostrava le cose più disparate.

 

Un giorno si avvicinò alla vetrina una fanciulla di buona famiglia col cagnolino in braccio, un batuffolo bianco di cui non si riuscivano a vedere neanche gli occhi. Madame la vide sgomitare più volte contro il fianco della madre, perché aveva adocchiato una bella bambola di biscuit con tanto di vestito di velluto e merletti, i capelli raccolti con dei boccoli biondi che spuntavano da sotto il cappellino di paglia. Poi di colpo se la vide entrare nella bottega, senza aspettare il consenso della madre. 

<<Bonjour madame, mi potrebbe far vedere la bambola della vetrina?>>

<<Certamente mademoiselle, è una bambola molto graziosa, gliela prendo subito!>>

<<È un amore di bambola!>> esplose con allegri gridolini la fanciulla, ammiccando alla madre che nel frattempo era dovuta entrare.

<<Quanto costa?>> Chiese brusca la madre.

Madame rispose: <<Praticamente quasi nulla, è un dono della contessa di questo borgo che l’ha acquistata durante i suoi viaggi in Provenza. E io ve la regalerei a patto che mi donaste qualcosa anche voi.>>


-Che bizzarra richiesta- pensò la madre della fanciulla. <<Questa è pazza>>, sibilò alla figlia.

Ma la fanciulla voleva a tal punto quella bambola che non ci pensò due volte e le porse il cagnolino, in segno di dono. La madre sgranò gli occhi fuori dalle orbite e sgridò la figlia con tutta la sua veemenza.

<<Ma cosa fai cretina, regali il cane che ti abbiamo comprato a Cheverny? C’è costato un occhio della testa ..brutta scellerata che non sei altro!!>>.

Fu un attimo.

La bambola prese il posto del cane che fu accolto dalle braccia di madame, che lo desiderava tanto da indurre quella ragazza a fare proprio ciò che aveva pensato. Quasi si spaventò di questo potere scoperto per caso. Ma quel batuffolo morbido dal pelo bianco era suo e questo solo contava.

La fanciulla si allontanò felice con in braccio la bambola mentre la madre le inveiva contro apostrofandola con tutti gli appellativi negativi possibili.

Era molto carino il cagnolino, si chiamava Charlie, il nome lo aveva sentito dalla fanciulla per fortuna. Lui non sembrava particolarmente dispiaciuto del cambio e si accoccolò subito in una cesta che madame teneva per terra con delle maglie di lana da riparare. Da quella postazione guardò la sua nuova padrona, che sembrò cogliere una sfumatura di ringraziamento in uno sguardo particolarmente dolce e il tipico sorriso che mostrano i cani quando sono contenti. Forse non era così benvoluto, azzardando un’ipotesi, ma in ogni caso era il suo cagnolino ora. Prese delle pezze di caldo tessuto che teneva in un baule e gli cucì all’istante un simpatico cappottino. Adesso cominciava a far freddo in quelle giornate di fine estate, dove il sole compariva di rado e il cielo scaricava a intermittenza piogge sempre più intense. Queste avevano sicuramente un compito di grande utilità, oltre a lavare il lastricato a pavet delle strade, fornivano il giusto nutrimento per le piante di fiori poste intorno ai lampioni, o anche nelle aiuole dislocate un po’ ovunque. Erano esplosioni di colori che scendevano a grappolo, rossi e bianchi, fucsia e gialli amalgamati in una maestria unica. La pioggia sostituiva qualsiasi irrigazione, di cui non c’era alcun bisogno.

Anche madame davanti alla sua bottega, ai lati della porta d’ingresso, aveva delle ciotole piene zeppe di fiori, di cui si occupava lei stessa. C’erano dalie e margherite di vario colore con la profumatissima lavanda al centro.

§§§§

2- La bottegaia e il marinaio

L’episodio del cagnolino non fu l’unico segno della “stregoneria” di madame.

L’oceano Atlantico non era lontano. Ogni tanto a madame piaceva fare delle gite fuori dal suo borgo, e così prendeva il treno, si metteva comoda in carrozza a leggere un libro, e senza accorgersene arrivava a destinazione. Poi s’incamminava verso la plage di Etretat, con la vista sulle falesie, il vento che le scompigliava le ciocche dei capelli. Madame non era bellissima, ma aveva una grande grazia nel suo portamento, la figura esile e il visino sognante contribuivano a creare una delicata immagine di lei. Il suo stato d’animo era sempre in perenne stato malinconico, forse perché era rimasta sola in famiglia. I genitori erano morti e una sorella era andata da sposata ad abitare a Parigi, quindi si vedevano di rado. Di fidanzati ce ne erano stati in effetti, non tanti ma giusto quel numero che aveva indotto madame a pensare poi di stare bene anche da sola, date le delusioni.

La sua vita in ogni caso era abbastanza piena, la bottega dava il suo da fare, poi amava leggere e viaggiare appena poteva, soprattutto nelle vicine località marine. Lì sentiva uno strano senso di libertà e appagamento. Le bastava sedersi a un bistrot, prendere un bicchierino di calvados e qualche tartina con vari tipi di paté, qualche ostrica e si sentiva felice. Anche solo seguire il volo a planare dei gabbiani sulla spiaggia era un simpatico diversivo. Capitava che qualcuno di essi la notasse e si avvicinasse stridendo. Aspettando un pezzetto di tartina magari. Un giorno invece si avvicinò un uomo, un marinaio dalle grosse mani e il viso rugoso ma piacente, ancora giovanile. Le chiese se avesse bisogno di qualsiasi cosa, lui era momentaneamente libero e si rendeva disponibile per madame, senza neanche conoscerla. Quello sguardo languido e trasognato, quella figurina esile ma formosa al tempo stesso, lo aveva in breve conquistato. E poi le piaceva come si gustava le tartine, con un’eleganza che era rara, dando ogni tanto un’occhiata al libro sul tavolino che sembrava le interessasse molto.

<<Mi scusi madame se mi sono permesso, ma sarei libero per accompagnarla dove vuole o per renderle qualsiasi altro servigio. Insomma sono a sua disposizione.>>

Veramente madame aveva un desiderio. Avrebbe voluto inoltrarsi per un sentiero che portava ad un’ altura dalla cui sommità era sicura avrebbe goduto di uno splendido panorama. Ma da sola non se la sentiva di affrontare la passeggiata, che in ogni caso era un po’ impervia. Mettere un piede in fallo poteva essere fatale. Con i tacchetti delle sue scarpe poi, non era proprio il caso. E se si fosse appoggiata al braccio di questo marinaio? In fondo non era così disdicevole, pensò. E lui si era offerto di aiutarla in qualsiasi cosa.

Quasi a leggerle nel pensiero, il marinaio aggiunse:

<< Se vuole la posso accompagnare su quell’altura là>> indicandola col dito, >> da lassù si ha una vista mozzafiato, glielo garantisco. Ne vale proprio la pena! Si vedono altre falesie e la costa d’alabastro, ma bisogna tenersi bene sia per il vento che soffia forte, sia per il sentiero che non è tanto battuto e ci sono sassi e pietre sporgenti. Ma io la posso aiutare!>>

Ma era lei che glielo aveva suggerito col pensiero? Era proprio quello che desiderava, ma non avrebbe forse mai avuto il coraggio di chiederglielo, per paura di essere giudicata sfacciata. Madame era nubile e anche se non giovanissima poteva ancora essere considerata “da marito”, ma lei si faceva comunque chiamare con l’appellativo di madame. Quindi considerando tutto ciò, non si sarebbe mai fatta avanti. Ma a proporlo era lui e insisteva, non accettare oltre tutto sarebbe stato scortesia. Ma accettare anche subito non era il caso, avrebbe dato l’impressione di una “facile”. Insomma doveva farlo aspettare un po’.

<<La ringrazio monsieur…monsieur? Il suo nome, prego?>>

<<Mi chiamo Louis Morgant, per servirla.>>

<<Monsieur Morgant, la ringrazio molto della sua proposta, ma la trovo un po’ azzardata per le mie scarpe e il mio vestito stretto. Comunque non le nego che mi piacerebbe l’idea di quella vista. Oltre tutto, come vede sono con il mio cagnolino che temo di non poter portare a prendere tutto questo vento freddo. Sa, è molto delicato>>

Io le ho detto il mio nome ma non conosco il suo, mademoiselle…?

<< Prego madame, madame Florence>>

<< Allora Madame Florence, le consiglierei di lasciare il cagnolino in deposito a questo elegante bistrot, di cui conosco il proprietario. La figlia se ne occuperà durante la nostra passeggiata. Per quanto riguarda le sue scarpe, non ho nessun rimedio, ma si potrà sostenere al mio braccio e le darò un bastone con cui potrà salire su per il sentiero. Il vestito in effetti è un po’ strettino, se ha difficoltà se lo può arrotolare di qualche centimetro alla vita. Le giuro che non le guarderò le gambe>> disse ridendo il marinaio.

Come dire di no a questa allettante proposta?

I due dopo aver lasciato il cagnolino alla figlia del proprietario Margot, che si mostrò ben felice di occuparsene, si avviarono insieme verso il sentiero. Madame sotto braccio al marinaio e con un bastone a cui si appoggiava per iniziare a salire verso l’altura. Era difficile se ne rese conto subito, nonostante il freddo vento sentiva un certo calore impadronirsi di lei. Mentre procedeva, rifletteva sul marinaio, che ammise tra sé che le piaceva sia nel fisico che nei modi così gentili. Ora per esempio la stava intrattenendo parlandole di quanto fosse affascinante quella costa e di quanto fossero preziose quelle falesie, in termini di importanza geologica e di quanto fosse unico al mondo quel paesaggio. Tanto che famosi artisti erano venuti in passato ad immortalare quella bellezza. Madame ascoltava rapita la sua voce calda e pacata, rassicurante come piaceva a lei. Finalmente dopo la parte più ripida, il tratto diveniva più piano e la fatica diminuì. Madame si fermò un attimo a prendere fiato, e a calmare i battiti accelerati, dovuti sia alla salita sia alla vicinanza con il marinaio. La cima dell’altura era vicina, e tutto questo le procurava un’intensa ebbrezza. Lo desiderava talmente da tanto e finalmente era giunto questo momento così a lungo atteso. “Ma cosa? salire sull’altura o il marinaio?” Pensò madame.

Un senso di sbandamento procurato dall’altezza e dalla bellezza di quella vista meravigliosa improvvisamente la colse. Rimase letteralmente a bocca aperta ad ammirare il panorama. Il vento era ancora più forte e i boccoli, da sotto la cloche, non ressero alle folate e i capelli liberi cominciarono a svolazzarle intorno al viso. Il rumore delle onde dell’oceano era talmente intenso che non riusciva più a percepire esattamente le parole del marinaio. Ma poi anche lui si ammutolì di fronte allo spettacolo del paesaggio: le falesie che si vedevano da lì erano a strapiombo sul mare, immense, altissime, e stupefacenti, quasi da brividi. Madame con circospezione si era avvicinata il più possibile al ciglio per ammirarne di più la loro magnificenza, ma il precipizio faceva veramente paura. Si girò allora verso Louis per avere un sostegno, ma lui si era leggermente allontanato da lei. Madame fece qualche passo per tornare indietro, ma un sasso sporgente intralciò il suo cammino. Praticamente si trovò a terra in un attimo. La caviglia si era leggermente slogata e le faceva ora molto male. Louis prontamente arrivò.

<< Ma madame, non posso lasciarla sola un attimo che mi combina guai? Mi dispiace tantissimo che sia caduta..le fa male la caviglia?>>

<<Sì!! tantissimo!>> rispose madame, preoccupata di come sarebbe potuta tornare indietro.>>

Quasi a interpretare i suoi pensieri Louis disse: <<non si preoccupi madame, al limite la prenderò in braccio io>>

Dal lontano bistrot, Margot si era preoccupata, aveva visto madame inciampare e cadere. In cuor suo, sperò che il rude ma gentile marinaio, che era tanto amico di suo padre, cedesse al fascino della donna appena conosciuta. Sognava per loro che il destino avesse cucito una storia a lieto fine apposta per loro. Nel frattempo, Il cielo si era fatto molto scuro forse per un altro arrivo di nuvole cariche di pioggia. E il vento ancora era forte specialmente lassù in alto. Nell’inchinarsi per prendere madame in braccio, Louis si avvicinò a tal punto che i loro profili si sfiorarono, la tentazione di baciarla era imbarazzante, non era più un ragazzino, ma sentiva che era attratto da lei, senza che potesse in qualche modo deviare quei gesti che si apprestava a fare.

Madame era nervosa, forse aveva intuito qualche intenzione, i capelli erano ormai un vortice attorno al suo viso, vide avvicinarsi il viso del marinaio e il suo sorriso bellissimo e quasi non sentiva più il dolore della caviglia. Stava succedendo tutto molto rapidamente, non aveva tempo di annotare ogni singola espressione ed emozione, dopo avrebbe ripensato con calma a tutto, ma ora stava capitando qualcosa…la stava vivendo.

Monsiuer Morgant, Louis per i più intimi, era vicinissimo a lei, le prese il viso con le due grosse ma tenere mani e posò con la stessa tenerezza le labbra sulle sue, farfugliando prima qualcosa, ma per via del rumore del vento madame non aveva sentito cosa aveva detto. In quel momento, mille pensieri attraversarono la sua mente: che fare? Lasciarsi andare, lasciar fare a uno sconosciuto per lo più che la baciasse? In un solo secondo decise.

Margot che già li osservava da un po’, ne fu felice, tanto che anche lei scoccò un bacio al cagnolino di madame. Erano troppi anni che il marinaio era solo, era rimasto vedovo e non aveva figli. Per l’entusiasmo della notizia, cacciò fuori vari gridolini, tanto che il padre uscì fuori e li vide anche lui Madame e Monsiuer scambiarsi tenere effusioni, e poi stretti in un abbraccio appassionato, focoso.

Poi li videro staccarsi, e Morgant prendere in braccio madame per tutto il tempo della discesa.

Al bistrot arrivarono tutti e due rossi in viso, un po’ imbarazzati. Lui si fece dare del ghiaccio e lo mise avvolto in un suo fazzoletto, sulla caviglia di madame. Lei le era grata di tutto questo, le sembrava che, nonostante avesse avuto questo incidente, la sua vita stesse prendendo un’altra piega, tutto forse perché quando lo aveva visto qualche ora prima, e incontrato il suo sguardo, aveva desiderato inconsciamente e ardentemente che quell’uomo fosse il suo uomo.

Ed era esattamente ciò che stava accadendo.

§§§§

3- La bottegaia e la felicità

Madame Florence si sposò con Louis di lì a poco.

Lei indossava un abito bianco trattenuto in vita da un fiocco di pizzo con dei fiori di lavanda. Gli stessi fiori, confezionati dalla fioraia del suo borgo, rappresentavano il suo bellissimo e semplice bouquet. 

Lui era in divisa da marinaio bianca e cappello con fregi. Si sposarono sulla spiaggia di Etretat, mentre i gabbiani stavolta non volteggiavano stridendo, ma si erano appollaiati sul bordo di una barca ad assistere alla funzione. Venne il sindaco in persona ad officiare il matrimonio. Perché non un prete? Diciamo che nessuno dei due lo desiderava particolarmente. Ed erano felici così, senza tanti orpelli, senza tante cerimonie o convenzioni. C’erano gli amici e le amiche di ognuno, i parenti più stretti, la sorella di Florence con la famiglia venuta da Parigi, e i colleghi di lavoro di entrambi, c’erano anche Margot con il padre e ovviamente il cagnolino Charlie.

Aveva desiderato che il suo sogno si concludesse o meglio iniziasse ad Etretat, e questo era quello che veramente stava vivendo Florence.

Si spaventò di tanta felicità che lei stessa si era augurata o meglio aveva intensamente desiderato.

Che fosse una specie di maga, o discendente delle streghe bruciate sui roghi al tempo della loro caccia? Forse sì o forse no..

Ciò che contava solamente era quello che i suoi occhi stavano fissando e conservando nella sua memoria.

Ma giurò a sé stessa che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrebbe interferito coi suoi desideri che poi si trasformavano in realtà.

Avrebbe continuato, in ogni caso, a vivere intensamente.

Avrebbe continuato ad amare la vita, i suoi fiori, il suo mare, i suoi affetti più cari ed ora anche suo marito Louis. Avrebbe lasciato d’ora in poi che le cose capitassero, senza interferenze da parte sua. Avrebbe lasciato che il dolore entrasse, quando più avanti avrebbe perso il suo primo bambino. Avrebbe lasciato che la sofferenza s’impadronisse di lei. Aveva capito che la vita è anche questo, senza costruzione né artificio alcuno.

Florence ebbe poi una vita felice in ogni caso. Dopo la perdita del primo figlio, divenne mamma di una bella bambina e Louis continuò ad amarla con la stessa intensità, ma sempre per vera intenzione, non perché Florence lo avesse in alcun modo guidato.

Il potere di madame era grande, ma se avesse pilotato con fredda intenzionalità, avrebbe avuto una vita piatta e triste, senza sobbalzi, senza vero amore, senza vera passione per la vita stessa.

E invece bisognava anche soffrire per riconoscere la vera felicità.

27agosto2017

foto dal web anni ’30 Francia