NON VOGLIO SCRIVERE PIU

NON VOGLIO SCRIVERE PIÙ, di Vittoriano Borrelli

https://vittorianoborrelli.blogspot.com/

giugno 05, 2020

Saranno famosi, recitava il titolo di una serie televisiva andata in onda a cavallo fra gli anni ottanta e novanta. In questa fiction si raccontava del talento, dei sacrifici richiesti ad un gruppo di frequentatori di una scuola di ballo intorno al quale s’intessevano storie di delusioni, fallimenti, desistenze o resistenze per raggiungere il successo. La morale di fondo è che nulla è scontato perché ogni cosa ha un suo prezzo.

Per chi desidera diventare uno scrittore (e non solo per diletto), la cosa si complica un pochino. Non basta lavorare sul talento, affinarlo e valorizzarlo. Se l’obiettivo è quello di attirare una platea significativa di lettori bisogna decuplicare gli sforzi che a confronto, l’aver compiuto un’opera, che pure costa tanta fatica, è una bazzecola.

Il problema del farsi conoscere, promuovere il libro che hai scritto con tanta dedizione e sacrificio, è un percorso ad ostacoli, una strada in salita dove pochissimi riescono a raggiungere il punto da dove comincia la discesa. Questo succede tanto per gli autori indipendenti, quanto per quelli che si affidano a case editrici che non offrono grandi mezzi per attuare una strategia di vendita  efficace e vincente.

Succede che dopo aver convinto amici e parenti ad acquistare, spesso per compassione, il tuo piccolo grande capolavoro, si apre davanti a te un mondo pieno di insidie e complicazioni, percorsi fatti ad ostacoli che ti viene quasi spontaneo chiederti: “Ma chi me lo ha fatto fare?”

A parte i soloni del marketing a risultato “garantito” che sul web abbondano come funghi e che ti propongono le solite strategie astratte che di concreto non hanno nulla (se non quello di adescare ingenui sognatori per convincerli ad acquistare il loro libro promozionale), il percorso che si ha davanti è peggio della montagna di Maometto.

Prendete ad esempio i gruppi social dediti alla cultura, alla passione per i libri di vario genere ai quali, i manuali dei “consulenti” di cui sopra, consigliano fortemente di iscriversi. Ce ne sono una miriade e dai titoli più o meno accattivanti: “Lasciami leggere”, “Amo i libri”, “Letteratura, che passione!” e via dicendo. Per molti di questi gruppi il regolamento per l’iscrizione è così forbito di regole ferree che è molto più facile entrare in una… massoneria. “No spam”, “No promozione dei propri libri”, “no riferimenti a link che conducono al sito web dell’autore”. In alcuni casi c’è persino da prestare una sorta di giuramento solenne di essere fedeli e ligi a queste regole, pena l’espulsione dal gruppo senz’appello.

Insomma, bisogna armarsi di santa pazienza ed effettuare una cernita di questi gruppi per individuare quelli che ti accolgono senza condizioni. Ma anche in questo caso, quando sembra finalmente fatta, c’è sempre qualche altra insidia o sospetto che il tuo bel post cada nel niente.  Spesso questi gruppi sono formati dalla quasi totalità di scrittori che si guardano bene dal prestare attenzione al post di un altro collega. Risultato? Tanti proclami che si accavallano come un rullo compressore che finiscono inesorabilmente nell’oblio più totale.

Se scrivere richiede impegno e fatica, promuoversi lo è mille volte di più. Bisognerebbe avere la fortuna di trovare editori disposti ad investire e ad affrontare il rischio d’impresa puntando sulla qualità del prodotto e non sulla quantità. Ma di questi tempi è come cercare un ago nel pagliaio.

Certo non bisogna mai arrendersi ma guardare al futuro sempre con fiducia. Capita qualche volta che lo scoramento, ancorché umano e comprensibile,  ti prende al punto da avere voglia di dire:

“Non voglio scrivere più”.