Simboli cristiani

SENZA TITOLO, di Leonardo Migliore

Senza di te scorre nelle tenebre la mia vita,

a rinnegare giorno dopo giorno.

Cerco sollievo, mendìco d’amore,

nei lineamenti commossi, scolpiti nella mia memoria,

che emergono da una tua fotografia.

Sentivi che il tuo respiro era ormai

un lanternino che illuminava fiocamente

e gioivi intensamente per i tuoi ultimi momenti felici.

Leggo, nella tenerezza delle tue rughe,

nei tuoi occhi luminosi di un bel castano chiaro,

l’azione della potenza e della grazia divina,

lo spirito del bene infuso nell’anima 

di chi, trasfigurato in stanze illuminate dal sole, 

invoca misericordia da Dio per i suoi cari.

Dal tuo battere palma a palma

spira ancora un dolce zefiro che, 

stormendo i miei capelli,

mi carezza come se fossi un bambino deluso. 

Conosci il mio tormento

e sai che i miei sogni non sono svaniti.

L’esistere mio sei stato tu,

il vestire la tua lunga estate

e il tuo freddo inverno.

Sarei contento se potessi stringerti 

come un cucciolo

soltanto un’altra volta

e avvertire il fiato caldo del tuo amore

insufflare il mio petto. 

Sono un coacervo di idee confuse

e non c’è maggiore terrore

della paura di vivere.

Sono chiuso in uno sconsolato isolamento,

un giogo fra alte fosse impossibile da valicare

per il fioccare di livide piume dal cielo delle mie tribolazioni. 

Inquadrato in un portafoto, 

con cornice aggettante policroma lavorata ad agemina,

su di me, il figlio diletto,

sembri posare il tuo sguardo.

Mi trafigge la tua espressione invariabile,

l’accento monotono di un addio,

mentre, folle di passione, 

rincorro, in un volto trasumanato di santo,

rimproveri, esortazioni al bene e alla sincerità,

allegri e sonori baci.

La mia esistenza non è una notte senza stelle e uno spicchio di luna

che mi svisa in attesa che spunti il nuovo giorno.

L’oscurità si trasforma in compagna perenne,

un bastone bianco per ciechi in guida fedele.

Il mio udito è intento a seguire il sordo tramenìo

di gente appena sopraggiunta.

Caro papà, attendo invano il risuonare dei tuoi passi,

l’unico sussulto che aprirebbe il mio cuore al canto.

Saprò essere coraggioso,

sarai una vera iniezione di fiducia,

il mio spirito caustico si schiuderà

come una gemma a dare la stura alla primavera,

un ramo, in preda a un imprevedibile turgore vegetale,

s’ammanterà di germogli e giovani foglie,

di sillabe e parole nuove,

tutto un mondo dormiente campeggerà

risaltando con abiti chiassosi ben rifiniti con nastrini, fiocchi e fili d’oro

i vuoti della campitura sullo sfondo incantato del mio dipinto. 

Che peccato! Se solo ora potessi vedermi!

I miei occhi risorgono nel lucóre dell’amore,

custodisco la tua anima nella mia.

Ho spazzato via dubbi e sepolcri imbiancati,

ho imparato a volare,

a riconoscere, nella gioia e nella sofferenza, 

il seme dell’immortalità,

la capacità di provare brividi d’emozione e rivelare,

attraverso rivoli di lacrime 

che sfociano nel sospiro d’amore degli oceani inquieti,

la nostra piccolezza.

Mi ricopre il bagliore indefettibile della fede

che di bioccoli di nuvole immacolate

ricopre lo sfondo imperscrutabile della creazione.

Spighe germogliano in un campo di grano,

il poema del vento, con onde di suoni in refoli,

ne scuote le glume,

il verde rinvigorito diventa un maturo giallo per la mietitura.

L’essere m’appartiene sempre meno,

è un dono prezioso per beneficare l’intera umanità,

amo il mio prossimo come i fiorellini amano la primavera.

I miei occhi sono dentro i tuoi,

come un immissario che affluisce in un lago.

Sono redento,

pronto a immergermi nelle tue stille.

Sentirò suonare le squille

e inseguirò in aria i loro rintocchi festanti,

i flutti diretti del mare sulla battigia, nella nebbia che si dissipa,

disegneranno cuori di spuma,

e, subito dopo,

i flutti indiretti li cancelleranno.

Cercherò di vivere il mio cuore di spuma

conservando traccia indelebile dei suoi contorni,

strade eternamente ricurve verso il nucleo ardente dell’amore.

È vita che accende nuova vita,

necessità di desacralizzare la morte

realizzando ogni ingenita potenzialità.

È il bruciare di corpo e spirito,

al fine di donare, incondizionatamente, se stessi.

Sono qui perché hai dato tutto, 

molto più di qualsiasi altro uomo.

Sono consapevole che non finiremo mai,

percepisco, intimamente, che tu mi vedi

e in una stella di notte ti cercherò.

_ Foto reperita da Internet (simboli cristiani).