“Incubi e Sorrisi”, l’ultimo libro dello scrittore Domenico Di Filippo che si racconta per i lettori di Alessandria today

di Pier Carlo Lava

Alessandria today. E’ con piacere che publico questa intervista dell’amico e scrittore Domenico Di Filippo, che risponde alle mie domande e ci parla anche del suo ultimo libro “Incubi e Sorrisi”.

Intervista a cura di Pier Carlo Lava

  1. Ci vuoi raccontare chi sei e cosa fai nella vita e qualcosa della città dove vivi? 

Raccontare anche solo una parte della mia vita sarebbe troppo lungo e dispendioso. 

Basta dire che ho un vissuto vario, complicato e complesso, ma che non mi ha impedito, data la mia enorme caparbietà ( una dote che tanti mi riconoscono) di raggiungere delle mete che mi ero preposto, fin dalla giovane età.

Sono figlio di quel sud, che ha dovuto lottare per riuscire a portare a termine i suoi piani iniziali, ma sono anche figlio, dopo 44 anni di residenza in Alessandria, di questa città, che al mio arrivo, mi aveva affascinato per la sua laboriosità, colmando poi un ruolo importantissimo, sia per me, che per la mia famiglia, ed aiutarmi a raggiungere quasi tutti gli obiettivi da me programmati.

Ora sono un pensionato e nonno felice, che dedica la maggior parte del suo tempo, oltre che alla scrittura, a donare amore ai suoi nipotini (sono tre), cercando di essere di esempio per loro e di tracciare la strada meno tortuosa per farli crescere in questa società ormai molto complicata.

  1. Quando hai iniziato e come è nata la tua voglia di scrivere? 

Nella vita ci sono momenti topici cui non si può prescindere. Le cose succedono tuo malgrado e vanno avanti senza sosta.

Poi capita che alcuni avvenimenti ti fanno riflettere, mettendoti in crisi una crisi interiore che lascia tanti interrogativi. 

In quel periodo poi, una persona a me molto cara, conoscendo il mio passato e il mio presente disse: “La tua vita è tempestata di perle di Allah che è un peccato non farle conoscere al mondo”, ecco questa frase mi fece riflettere e da li cominciai a buttare giù delle bozze di scrittura e man mano che andavo avanti prendevano corpo. Chi ha avuto un ruolo importante comunque è Giorgio Baietti; uno scrittore locale molto affermato, all’epoca mio collega nell’istituto superiore Pier Luigi Nervi di Alessandria. 

Sottoposi le prime cinque pagine della mia opera ancora in fase di scrittura a Giorgio, il quale disse che gli bastavano solo cinque pagine per dare una valutazione. In effetti appena terminato di leggere mi disse: Mimmo vai avanti perché mi hai fatto entrare nel personaggio da te descritto, quindi la cosa è valida”.

Fu così che nacque “Capolinea”  e il suo prosieguo “Incubi e Sorrisi”

  1. Quali sono i tuoi scrittori preferiti? 

Ho sempre letto molto, penso che tutto sia cominciato da quando, all’età di 15 anni, responsabile della biblioteca del collegio Don Orione di Napoli, dove frequentavo le scuole medie e di cui ero ospite, in quanto orfano di padre dall’età di tre anni. Ero incaricato di consegnare, di conseguenza poi ritirare, i libri che davo in uso ai miei compagni di collegio, registrando tutto su apposito brogliaccio. Succedeva che, quando un titolo mi colpiva me ne appropriavo per leggere il manoscritto, quindi da giovane ho letto tanto diversificando molto le mie letture, facendo nascere quindi la mia voglia di leggere. Ovvio che con gli anni poi alcuni autori e scrittori come Wilburn Smith, Tom Clancy, Erica Yong, i cari e rimpianti Giorgio Faletti e Oriana Fallaci, fossero sostituiti da altre letture che con il tempo hanno catturato il mio interesse facendomi scoprire autori locali come Giorgio Baietti e Angelo Marenzana di cui devo ringraziare in quanto autori della prefazione di “ Capolinea” e “Incubi e Sorrisi”.

  1. Il tuo primo romanzo “ Capolinea” ha vinto un premio letterario molto importante ricevendo numerosi apprezzamenti, da cosa nasce secondo te tutto ciò? 

Quando nella tua vita pensi di averle vissute tutte, questa è pronta a sorprenderti in modo totale.

Avevo finito di scrivere il romanzo da pochi giorni, eravamo alla fine di maggio 2009 e lessi di questo concorso nazionale “ La vita Fugge” dell’accademia Letteraria  “Francesco Petrarca” di Viterbo. La partecipazione era aperta ai solo romanzi inediti e decisi, con tanto scetticismo, di partecipare inviando semplici fogli A4 come manoscritto.

Li inviai e me ne dimenticai, finchè alla fine di Luglio del 2009, mi arrivò una mail che mi annunciò di essere il vincitore del concorso nella sezione romanzi inediti, invitandomi alla premiazione del 12 Settembre 2009 a Barbarano Romano, paesino incantato del Viterbese.

Il tutto incuriosì alcune case editrici che si offrirono di pubblicare la mia opera facendola diventare a quel punto un libro a tutti gli effetti.

  1. “Incubi e Sorrisi” è nato dopo una tua esperienza politica molto intensa, pensi che questa possa aver influito sulla sua realizzazione.

“Incubi e Sorrisi” è il naturale sbocco di “Capolinea” ma che si differenzia da esso per epoca e avvenimenti diversi. 

Attraversare gli anni 70/80/90 ripercorrendo alcuni avvenimenti descritti, è stato un percorso doloroso e illuminante, ma eventi cruciali in territori a me molte cari, come il mio paese di nascita, e la mia Alessandria hanno reso il tutto più emozionante.

L’esperienza politica fatta è stata senza dubbio positiva a livello personale, vedendomi impegnato con tutto me stesso nel cercare di risolvere alcuni problemi presenti nella nostra comunità. La mia nuova condizione ha interrotto la stesura di “Incubi e Sorrisi” visto che,  l’impegno che mi ero assunto nei confronti di chi aveva avuto fiducia in me non poteva essere preso sottogamba. Se tutto ciò ha avuto un risvolto?.

Si io penso di si, l’esperienza mi ha fatto conoscere, anzi vivere dall’interno, come amministratore di Alessandria, questa città che con tutte le sue contraddizioni e le sue bellezze, ho amato fin dall’inizio, e conseguentemente il tutto ha influenzato la stesura di questo romanzo.

  1. Chi è per te uno scrittore? 

Nel senso letterario del termine lo scrittore e colui che scrive. Penso però che la domanda sia più ampia, tento qui ora, di dire la mia, spero di riuscirci, in quanto coinvolto in prima persona.

Io credo che nel momento in cui una persona, qualunque sia la sua motivazione, ha il desiderio di testimoniare o tramandare un qualcosa, o di raccontare uno e più episodi, e testimonia il suo desiderio scrivendolo, quello a mio avviso è uno scrittore, colui che lascia documentazione del suo pensiero o della sua vita, ricordo a tutti che la memoria si perde nella notte dei tempi, ed ecco qui la frase che è rimasta eterna: “verba volant, scripta manent” o meglio : “le parole volano, gli scritti rimangono”.

Lo scrittore, quello vero è semplicemente quello che sente la necessità di scrivere e, anziché reprimerla, dà libero sfogo ad essa attraverso l’azione di prendere un foglio (di carta o elettronico) e riempirlo di parole finché ne vengono assieme alle idee, e poi magari tornarci su, limare, aggiungere, togliere, finché non sente di aver detto ciò che voleva dire nel miglior modo possibile. Lo scrittore a mio avviso, non è nient’altro che questo.

  1. Come pensi di coinvolgere i cittadini di Alessandria alla lettura e alla conoscenza del tuo manoscritto? 

Il mio romanzo esce in uno dei momenti più brutti per la nostra nazione. Approfitto, ma vorrei ricordare con dolore, tutte le vittime di questo terribile virus che hanno provato le nostre coscienze e la nostra anima. 

Questo triste e buio periodo di pandemia, vista la difficoltà reale nel poter organizzare eventi, mi ha spronato a escogitare dei sistemi alternativi per poter presentare il mio lavoro alle persone (i Social media ad esempio sono un’ottima vetrina se utilizzati nel modo corretto)

Il libro, tra le varie vicende, attraversa gli anni bui della nostra città, come la terribile alluvione del 94, caso vuole, proprio nel giorno del mio anniversario di matrimonio, con le testimonianze diretta di alcuni protagonisti

Con l’aiuto di amici molto cari, appena la situazione lo permetterà, si potranno organizzare alcune presentazioni mirate, relativamente a episodi descritti nel libro, cominciando dalla Croce Verde di Alessandria, luogo in cui il personaggio principale del libro ha un ruolo molto importante.

La speranza è quella di presentarlo in autunno, in occasione dell’anniversario del 26 esimo anno dall’alluvione.

  1. Secondo te cosa pensa la gente degli scrittori? 

Partiamo dal presupposto che scrivere un libro non è affare di poche ore o pochi giorni. Ci vuole tempo. Chi vuole scrivere un libro è come un marinaio che si appresta a salpare, non si sa mai bene come sarà il percorso!!

Non per niente Stephen King diceva che «scrivere un romanzo è come attraversare l’Atlantico in una vasca da bagno»!

In base quanto detto, in questi anni, ho ricevuto domande e apprezzamenti, da chiedermi da come mi è nata l’idea di scrivere a chi mi he detto “ ma chi te lo fa fare?”

Ciò che ho imparato in questi anni è che per fare lo scrittore devi avere un atteggiamento positivo, come d’altronde è il mio carattere, penso che uno sguardo ottimista sulla vita ti permetta di superare gli ostacoli che inevitabilmente si trovano lungo il cammino, senza perdere di vista la tua meta; ecco, penso che la gente apprezzi queste qualità di chi si cimenta in certe esperienze.

  1. A tuo avviso le istituzioni nazionali e locali fanno abbastanza oppure no per la cultura? Progetti e sogni nel cassetto?

In Italia si legge poco, detto questo ci si potrebbe farsi molte domande sui perché, penso che ognuno di noi abbia delle considerazioni e idee personali da fare.

Una cosa è certa, le istituzioni in generale fanno poco per incentivare e supportare la cultura, che ricordo si può esprimere su più fronti tra i quali libri, teatri, musei.

Fortunatamente negli ultimi anni c’è stato un aumento di fondi destinati a questo, tenendo presente che la nostra Italia ha un patrimonio culturale immenso ma che non riesce a gestire per la totalità di reperti che si potrebbe esporre nei musei.

Una dimostrazione che avvalora la poca attenzione che le nostre istituzioni riservano alla cultura lo abbiamo in Alessandria, dove per uno spalleggiarsi tra lo Stato, Regione e Comune, abbiamo un teatro abbandonato e chiuso al pubblico dal 2010; Inaugurato nel 1978, la struttura era diventata un centro di attività culturale nel cuore pulsante della Città. E’ una rappresentazione di ciò che succede su tutto il territorio nazionale.   

Il sogno che ho nel cassetto è modesto, ho lavorato tanto con i giovani, accompagnandoli nel loro percorso didattico, adoro i ragazzi che reputo il sale della vita, sarei felicissimo che i miei scritti, possano essere d’aiuto e di ispirazione nell’affrontare con più sicurezza e consapevolezza le avversità della vita.

Il progetto immediato è di accompagnare “Incubi e Sorrisi” a diventare adulto, pianificando il suo prosieguo, in modo tale che si chiuda il cerchio iniziato con “ Capolinea “ .  

Video Domenico Di Filippo

Allego le due presentazioni fatte in Capolinea da Giorgio Baietti e in Incubi e Sorrisi da Angelo Maranzana.

Capolinea: di Giorgio Baietti

“Tu durante la tua vita soffrirai molto perché capisci troppo”, con queste parole profetiche, pronunciate da una nonna saggia e veggente, ma anche molto dura e risoluta, si delinea un intero romanzo, “Capolinea”, opera prima di un nuovo scrittore che ha dentro di sé molti lati da esporre e raccontare. E’ questo un romanzo sviluppato in forma altamente autobiografica, con inserti e spaccati che delineano e scolpiscono un’intera vita. Daniele, il protagonista, descrive quelli che sono gli aspetti che hanno caratterizzato, o meglio, forgiato il suo carattere: l’avventura dolorosa e formativa nella colonia Enaoli (per piccoli orfani), i ricordi del sole e di Napoli e il contrappunto con il freddo e la nebbia di Ferrara e Porto Garibaldi. Luce e ombra si fondono amaramente in un colore neutro che è quello di un’esistenza già provata da mille dolori in tenera età. Il rapporto con la madre fiera e integerrima che avrà poi un cedimento che darà vita ad una bambina, Alice, vista dal protagonista come un nemico, una piccola creatura innocente ma già macchiata dal grave peccato di creare un ulteriore barriera tra un bambino e la sua famiglia. Daniele la odia e la vorrebbe eliminare, ma basta un suo sguardo e un suo sorriso per sciogliere ogni resistenza e dare un posto anche a questa sorellina indesiderata nel suo grande cuore. E poi c’è il primo amore per una ragazzina, Ilaria, che rimane un’ombra sfuggente nell’intera vicenda che trova un cardine nella scuola per Motorista navale e nella successiva professione di Uomo di Mare, volutamente scritto in lettere maiuscole per l’importanza che questa missione rappresenta per il protagonista. Mimmo e il mare sono un binomio inseparabile e proprio da questa passione per l’azzurro immenso ritroviamo sulla carta delle sensazioni che ci portano lontano. Leggendo è come se ci si ritrovasse nei luoghi che hanno caratterizzato la sua carriera e che fanno parte di quello che il protagonista è stato, che è e che sarà. Mimmo Di Filippo (lo chiamo così per l’amicizia che ci lega), non dimentica l’epoca in cui si sta svolgendo la sua storia e riesce con poche righe e riprodurre il clima del ’68 con le sue ideologie e gli scontri di piazza con studenti, operai e poliziotti, semplici pedine che si trovano a giocare una grande partita che cambierà il mondo cui si era abituati. Tutto cambia e tutto rimane uguale. Un grave naufragio e il sentimento di quello che è accaduto sono l’aspetto forse più drammatico di tutto il libro ma ogni pagina, direi, ogni riga è imbevuta di sofferenza, di gioia, di passione… sono i vari aspetti della vita che non si possono separare. Il romanzo si apre con una corsa e si termina con un uomo che “perde i sensi”. E’ svenuto o è morto? Non si sa e non è dato sapere; la fine e l’inizio di “Capolinea” si uniscono magistralmente, lasciando spazio a mille congetture e a uno spiraglio su una nuova avventura. Tutta da raccontare! “Capolinea”; nove lettere che valgono un alfabeto intero di vita vissuta. Giorgio Baietti

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Capolinea

Incubi e Sorrisi:

Prefazione di Angelo Marenzana

Le vite non si giudicano. Si rispettano per come sono. E ognuno vive la propria, ingarbugliata da quel sottile mistero che qualcuno chiama destino e altri volontà divina. Le emozioni, le gioie, i dolori, le esperienze che si intrecciano durante il percorso son tali in quanto filtrate dal punto di vista e dalla personalità di ogni singolo individuo. Il sapore della gioia è diverso per ognuno di noi così pure l’amaro del dolore o delle disillusioni.

Certo è, come nel caso di Domenico Di Filippo, che la vita offre spunti degni di essere valorizzati attraverso la memoria comune che solo la scrittura  riesce a regalare. In questo suo romanzo, Incubi e Sorrisi, l’autore si racconta, anzi, continua a raccontarsi, dopo la positiva esperienza autobiografica che lo ha visto protagonista  della prima fatica editoriale Capolinea (pubblicato dieci anni fa con la torinese Seneca Edizioni). In entrambi i suoi romanzi, Domenico rispetta la formula stessa che sta alla base della narrazione. Infatti l’arte della narrazione è nella sintesi tra una buona scrittura e l’aver qualcosa da scrivere, ovvero dare corpo ai particolari momenti ed esperienze che sono patrimonio della vita vissuta di ognuno di noi. La complessità della sintesi è nell’equilibrio tra il linguaggio scritto comunicativo dell’intreccio e nel trasmettere l’emozione del vissuto stesso.

E così nei nove capitoli con cui è stato confezionato Incubi e Sorrisi, l’autoreriesce a districarsi in quello che si può definire il secondo atto della sua esperienza letteraria. Prosegue partendo dal punto in cui ha lasciato il lettore con Capolinea. E così eccolo a raccontare senza la melassa del pietismo e della retorica la realtà della sua esistenza in terra alessandrina muovendosi tra i drammi quotidiani e il dolore visto attraverso l’occhio del soccorritore della Croce Verde, oppure rievocando il clima politico anche violento della metà degli anni settanta. Sempre stemperato da rapidi flash (pure ironicamente gustosi) dei suoi ricordi di vita meridionale. Degna di nota particolare la seconda parte del romanzo, mentre si pone con grande coraggio a raccontare i due angosciosi mesi di novembre. Quello del 1980, era il 23 quando un violento terremoto scosse la vita della Campania centrale e della Basilicata ricoprendo l’intera area geografica di lutti e macerie. E poi il 6 novembre 1994 con l’alluvione che ha ferito la sua “nuova” città, Alessandria, portando cose fango e disperazione.

Incubi e Sorrisi, un viaggio nella memoria e nelle afflizioni di una società, senza mai perdere di vista la speranza.