Momenti di poesia. L’odore dei ricordi, di Stefania Pellegrini

C’è qualcosa di magico nel ricordo, una sensazione propria dell’incantesimo, che può portarci gioia, serenità appagante, dolce malinconia.
Il tempo trascorso ha ammorbidito, alleggerito anche quei ricordi non proprio sereni, quello che ci hanno procurato dolore e ci permette di rivederli senza quella morza che toglieva il fiato, perchè in parte s’è rimarginata la ferita.

Coltivare la magia del ricordo può essere un prezioso antidoto alla solitudine, se troveremo la forza di non farci rinchiudere nella prigione del tempo.
Il ricordo è narrazione, è storia del passato che torna a farci visita e in queste sue radici che ripercorriamo a ritroso c’è il segreto della forza che ci trascina in modo positivo a vivere il futuro.

Scriveva Gabriel García Márquez: “La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.

Si deposita su polvere e lame
di luce, manifesto,
desideroso di farsi ascoltare.
L’odore dei ricordi
aleggia tra la finestra e il comò,
con il passo silente della sera
e il marchio doloroso
delle assenze,
che sai di non poter colmare.
Eppure il caro passo scalda il cuore,
ne riconosci l’impronta,
l’urlo del tempo
che ha segnato il tuo andare,
nella linfa che scorre
nelle tue vene
di particelle
che riempiono il vuoto
di certa appartenenza.
E la sera si fa dolce al richiamo
s’accoccola al passaggio
desiderosa.
Li chiami per nome con sottile voce
nel timore di vederli
fuggire via.
Uno ad uno li guardi
con gli occhi di quel tempo
congelato:   ombre!
E rifulgono
di arrendevole forma.


Stefania Pellegrini © 

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