ESORDIENTI PER SEMPRE, di Vittoriano Borrelli

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Forse si è autori esordienti per sempre. A parte i grandi maestri della letteratura, penso che uno scrittore debba sempre mettersi in gioco e considerare ogni opera che propone come se fosse la prima. Niente è scontato, per restare sul palcoscenico letterario bisogna mantenere il piglio, l’entusiasmo, l’emozione acerba della prima volta. In questo modo l’etichetta di “autore esordiente” non assume per niente il significato di essere sconosciuti o principianti ma, al contrario, è la leva per rinnovarsi e riproporsi nel tempo.

Affermarsi è difficile, confermarsi lo è ancora di più. Soprattutto nel campo letterario dove il rapporto tra domanda/offerta è decisamente sbilanciato in favore della seconda. Siamo un popolo di scrittori e di poeti, i libri spuntano nel mercato dell’editoria come funghi e distinguersi in questo marasma di letteratura o pseudo letteratura sparsa è davvero complicato.

A ben guardare anche per gli scrittori che hanno scritto la storia della letteratura, ripetersi non è stato facile. Umberto Eco, ad esempio, è per i più identificato nella sua opera più rappresentativa, “Il nome della rosa”, anche se il suo curriculum non si limita solo a questo capolavoro. Andando indietro nel tempo, Dante Alighieri si ricorda per l’immensurabile “Divina Commedia”, e Alessandro Manzoni, pur avendo composto diversi scritti, ha legato la sua fama soprattutto per “I Promessi Sposi” che resta a tutt’oggi la sua opera più significativa e di spicco.

Se per i grandi della letteratura il cammino è stato arduo, figuriamoci per il resto degli scrittori o pseudo tali che si avventurano in questo campo, poche volte con profitto, molte altre in maniera estemporanea, episodica, da non lasciare, spesso, alcuna traccia.

Di questi tempi la concorrenza è ampia e agguerrita: auto-pubblicazioni selvagge anche per promuovere le ultime ricette della vicina di casa, scrittori improvvisati per conquistarsi uno spazio di celebrità che è solo illusoria, editoria a pagamento, che investe poco o che punta più sulla quantità che sulla qualità, sicché emergere o individuare opere di qualità è quasi come cercare un ago nel pagliaio.

Esordienti per sempre, quindi, tanto per continuare da dove si è iniziati e provare a districarsi in questa fucina incontrollata di idee affinché le proprie emozioni, sempre in continuo divenire, possano arrivare a chi saprà raccoglierle e condividerle con un passaparola spontaneo e crescente.  

Oggi è il miglior risultato che si possa sperare.

ABBASSO IL RE, di Vittoriano Borrelli

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È la corona che nessuno vorrebbe indossare, un ornamento da tenere a debita distanza e da debellare in fretta. Abbasso il Re con questo coronavirus che dalla Cina, dove si è sviluppato, ha raggiunto l’Europa e il nostro Bel Paese seminando molta preoccupazione e angoscia.

Come in tutti gli eventi di questa portata, c’è un nemico forse ancora più importante da combattere: il panico. Dopo aver scoperto due focolai nella zona della bassa Lombardia e nel Veneto, è scoppiato il caos con una proliferazione di fake news, di leoni della tastiera improvvisati esperti e virologi che hanno diffuso le informazioni più svariate e fuorvianti seminando in qualche caso il panico che è ciò di cui abbiamo meno bisogno.

Supermercati presi d’assalto con provviste di viveri che forse non accadeva dai tempi delle guerre mondiali, farmacie intasate da richieste di detergenti e di mascherine andate subito in esaurimento, i soliti sciacalli che propongono prodotti di questo tipo a prezzi triplicati. Azioni scomposte e disordinate che forse mietono ancor più dello stesso virus cinese.

In questi casi bisognerebbe usare molto buon senso e  capacità di saper leggere, interpretare e seguire i messaggi e le istruzioni dalle Autorità competenti, le sole deputate a gestire l’emergenza con scientificità e raziocinio.

Si è assistito invece ad ordinanze comunali fantasiose, prive di qualsiasi supporto metodologico e motivazionale, iniziative di pancia e scoordinate di vario genere, un fai da te che ha generato in qualche caso ironia (nella migliore delle ipotesi) e in gran parte dubbi e preoccupazioni ben maggiori e sproporzionati rispetto alla serietà del problema.

Un abbasso il Re rivolto anche a questi “collaboratori” dell’ultima ora, colti da un protagonismo gratuito che non produce alcuna utilità alla causa comune.

Per fortuna (o per merito) c’è un’altra Italia, quella maggioritaria che lavora con serietà, attenzione e competenza. A quella soltanto dobbiamo volgere lo sguardo ed omaggiarla.

Con le forze migliori si può farcela, con le debolezze e con il panico non si va invece da nessuna parte.