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Joseph Lee – artworks
[TROVERETE IN QUESTO SITO: LETTERE ALLA PSICOLOGA – uno spazio dedicato alle vostre necessità. Per scrivere alla Dott.ssa Bianchi Mian: dott.ssavaleriabianchimian@gmail.com. Riceverete una risposta in privato, potrete comunicare con la Dottoressa, e uno dei temi indicati dai lettori sarà successivamente trattato in un articolo]

Un’immagine che ci riguarda tutti, quella della danza interiore tra gli opposti, l’incontro tra l’Io cosciente e l’Altro, l’Ombra che possiamo conoscere soltanto attraverso le proiezioni sullo schermo del mondo, e che abbiamo la possibilità di ri-conoscere come voce e volto che non desideriamo essere ma che in fondo ci appartiene un po’.

Un’immagine che risuona in noi, quella del conflitto e del contrasto, dell’opposizione guerresca che ha luogo nei territori della psiche umana. Siamo in disaccordo, siamo battaglieri, siamo spesso tesi tra gli estremi antitetici. Un po’ come dentro un fumetto, quando sulla spalla destra ci sorride un angelo e su quella sinistra si arrabbia un demonietto. Ascoltare entrambi è la nostra più intima risorsa. Accogliere i dubbi e trasformarli nel prossimo passo, quello sulla strada verso la compresenza di luce e buio nell’anima umana.

In Mysterium coniunctionis, tomo complesso, raccolta degli studi di Carl Gustav Jung sull’alchimia, prendendo in considerazione le opere degli antichi filosofi ermetici, lo psicologo analista svizzero scriveva:

E’ caratteristico dell’alchimia di non ignorare mai il carattere contraddittorio dei suoi contenuti; essa costituisce perciò un’evidente compensazione dell’universo dogmatico che, per giungere a un senso preciso, respinge gli opposti nell’incommensurabile. La tendenza a separare il più possibile gli opposti, vale a dire lo sforzo di trovare un senso univoco è assolutamente necessaria per avere chiarezza di coscienza, dato che la discriminazione” – è un’attività psicologica che – “fa parte della natura di quest’ultima. Se però la separazione è talmente ampia che si perde di vista l’opposto complementare, e non si scorge più il risvolto nero del bianco, il male che c’è nel bene, le bassezze presenti nella cose sublimi eccetera, allora subentra l’unilateralità, che viene compensata nell’inconscio senza il nostro intervento. Questo bilanciamento avviene perfino contro la nostra volontà, che di conseguenza deve assumere atteggiamenti vieppiù fanatici, sino a che si giunge all’enantiodromia catastrofica.

La saggezza invece non dimentica mai che ogni cosa ha due risvolti: essa saprebbe impedire tali casi incresciosi se le fosse dato un briciolo di potere. Quest’ultimo però non si trova mai in mano alla saggezza, bensì sempre al centro degli interessi della massa, e perciò si accompagna inevitabilmente all’illimitata stupidità dell’uomo-massa.

Mentre si accentua l’atteggiamento unilaterale, decade il potere del re, che in origine consisteva proprio nella sua capacità di unire simbolicamente le polarità dell’essere. Quanto più distintamente emerge un’idea, tanto più la coscienza acquista chiarezza, tanto più insistente e tirannico si fa il suo contenuto, a cui deve inchinarsi tutto ciò che lo contraddice. Questa posizione estrema deve essere raggiunta, nonostante il fatto che il punto culminante rappresenti anche il punto finale. La natura dell’uomo, ossia l’inconscio, cerca immediatamente di produrre una compensazione; questo riesce estremamente sgradito alla posizione estrema, perché quest’ultima si considera sempre come ideale e per di più si trova nella condizione di provare la sua eccellenza con i migliori argomenti.”

Ed infatti ciò che è ideale è imperfetto poiché vede solamente una delle parti. La vita completa – scrive Jung – ha bisogno di poter vedere anche gli aspetti oscuri. La vita “vuole che a ogni giorno segua la notte e che anche la saggezza celebri il suo carnevale, di cui l’alchimia reca non poche tracce. Per questi motivi il re necessita di costante rinnovamento, il quale incomincia con il discendere nella propria oscurità, con l’immersione nelle proprie profondità e con il ricordarsi che in lui scorre il medesimo sangue che scorre nelle vene del suo avversario.
(M.C. pag. 342-343)
 

A presto,
Valeria Bianchi Mian