DE VULGARI ELOQUENTIA la prima storia della lingua italiana alla ricerca di una nazione

Per celebrare il Dantedì’ anche fuori dalla rete, è uscito in collaborazione tra Poste Italiane e il Comitato di Torino della Società Dante Alighieri il Folder sul De Vulgari Eloquentia.

La giornata dedicata a Dante Alighieri recentemente istutuita dal Governo, è stata celebrata il 25 marzo  – data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia – da docenti, studenti e appassionati in modo virtuale a causa delle restrizioni dovute al coronavirus. 

Il prof. Alessandro Vitale Brovarone insieme a Giovanni Saccani presidente della Società Dante Alighieri torinese, hanno curato l’introduzione del Folder:

Citato da molti e non letto quasi da nessuno”, è questa la nota osservazione con cui Alessandro Manzoni definisce la “curiosa sorte” del De Vulgari Eloquentia, il trattato in cui Dante Alighieri, nei primi anni del Trecento, analizza le parlate volgari. La ricerca dantesca si sviluppa dividendo, come nelle carte tolemaiche, la penisola italiana in due parti: la tirrenica e l’adriatica ovvero a ovest e a est dell’Appennino utilizzato come spartiacque linguistico che separa le 14 “parlate” italiche principali, sette per parte. 

Dante intuisce che i volgari conosciuti derivano da tre ceppi linguistici sul modo di dire sì – oc, oïl e a cui si aggiunge il jo per le lingue germaniche – e che proprio il volgare, cioè il parlare con la lingua madre, rappresenterà il futuro sia del linguaggio letterario sia del linguaggio nazionale.

Dante sceglierà il linguaggio materno anche se non è tenero nel giudizio sul fiorentino, preferendo su tutti il volgare bolognese e constatando che quello di maggior gloria poetica è il siciliano. Su tutti gli altri i giudizi sono negativi e a volte impietosi. La sua ricerca accomuna però tutte le lingue indagate verso una scelta che porterà l’Italia molto prima dell’unificazione territoriale a quella culturale.