Aperta il 7 febbraio e richiusa dopo circa un mese causa Covid-19, la ri-apertura fino al 20 settembre della prima mostra monografica dedicata in Italia a Georges de La Tour rappresenta certamente, oltre che un buon auspicio per il rilancio della cultura e del turismo sul nostro territorio, anche un’opportunità unica e imperdibile.

Georges de La Tour: l’Europa della luce porta a Milano un’ampia e prestigiosa selezione di dipinti provenienti da 26 diverse collezioni, tra cui quelle della National Gallery of Art di Washington, del J. Paul Getty Museum di Los Angeles e della Frick Collection di New York, di diversi musei regionali francesi, tra cui il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Musée Toulouse-Lautrec di Albi e il Musée départemental Georges de La Tour di Vic-sur-Seille, e di alcuni importanti musei italiani, come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.

Considerato unanimemente come uno dei più celebri artisti del Seicento, praticamente dimenticato per più di due secoli, Georges de La Tour fu riscoperto nel 1915, anno in cui il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera. Definito dagli studiosi un “meteorite nella pittura barocca con ascendenze caravaggesche”, La Tour si rivela in questa monografica come artista dalle diverse personalità. Un “genio” capace di “concepire un Caravaggio trasparente” e di “interpretare la parte serena delle tenebre” lo definirà André Malraux.

La sua pittura è caratterizzata soprattutto dai “notturni”, spesso a carattere religioso, con deliziose e commoventi figure illuminate dalla luce di una candela, a cui la mostra affianca anche numerosi “diurni”, crudamente realistici, che mostrano principalmente scene di povertà quotidiana.

Un percorso ben organizzato, che, attraverso continui confronti tra i capolavori del sublime artista francese e quelli di altri grandi del suo tempo quali Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot, Frans Hals e altri, offre al visitatore la possibilità di riflettere sulla pittura di genere e sulle cosiddette “sperimentazioni luministiche”, molto diffuse nel periodo barocco.

I visitatori della mostra avranno l’opportunità di ammirare alcuni tra i maggiori capolavori dell’artista, tra cui La Maddalena penitente, messa a confronto con una Maddalena in meditazione di Jan Lievens e una Vanitas di Gerrit van Honthorst.

La sezione dedicata agli apostoli di Albi vede in primo piano tre tele: San Giacomo minoreSan Giuda Taddeo e San Filippo in un dialogo con San Matteo evangelista e San Luca evangelista di Frans Hals.

Di grande interesse sono poi le sezioni centrali della mostra, nelle quali emerge chiaramente la capacità dell’artista di guardare con interesse e profonda compassione al mondo dei poveri. Testimonianza ne sono Il denaro versato e La rissa tra musici mendicanti, ma anche I giocatori di dadiUomo anziano e Donna anziana.

Personaggi umili e profondissimi che superano il realismo con minuti gesti e sguardi, come traspare dalla gigantesca e impressionante immagine del Suonatore di ghironda con il cane, il dipinto più grande a noi pervenuto di La Tour.

Proseguendo nel percorso della mostra, affascinanti scene notturne, delicatamente illuminate dalla luce di una candela, immergono lo spettatore in notti animate da scene profane o religiose, facendogli sperimentare l’incanto del chiaroscuro e la padronanza della luce che emergono dalle opere di La Tour: si ammirano Giobbe deriso da sua moglie, lEducazione della Vergine, della Frick Collection di New York, San Sebastiano curato da Irene, Sogno di San Giuseppe.

L’ultima sezione è dedicata al capolavoro degli anni tardi, il San Giovanni Battista nel deserto, che raffigura il santo precursore di Cristo, opera in cui La Tour procede a una estrema semplificazione della composizione. La privazione evocata dal deserto si traduce, nel dipinto di La Tour, nella mancanza di elementi sullo sfondo; l’eliminazione degli oggetti quotidiani trasporta la figura in un mondo che appare distante, quasi irreale.

Un artista, dunque, dalle diverse personalità, che, pur lavorando alla rappresentazione della luce, sulle orme di Caravaggio, riuscì a prendere le distanze dal grande maestro italiano e ad elaborare linguaggi autonomi. È questa la lettura che si evince dalla mostra che Palazzo Reale dedica a Georges de La Tour. Un evento imperdibile, considerati anche i molti prestiti di capolavori concessi da musei stranieri.

La mostra è aperta solo su prenotazione, dal giovedì alla domenica, con accesso limitato.