Mi avvalgo del diritto di pensare: a me ci penso io, del resto.
Vorrei almeno immaginare come sarebbe stata una serata come questa, ma senza la stranezza che mi lasciano certi gesti.

[…] L’eternità dei morti dura

finché con la memoria viene pagata.

Valuta instabile. Non passa ora

che qualcuno non l’abbia perduta. […]

Questa quartina di Wislawa Szymborska mi sta facendo riflettere da anni.
Da un bel po’ di tempo, da molti anni, sono giunta alla conclusione che ai morti devo concedere tutto. La mia valuta è stabile per loro e li ho nell’anima.
E’ ai vivi che non ho concessioni da fare: a coloro che – sprofondati nell’oblio della dimenticanza per responsabilità non mie – si sono svalutati da soli.
Non passa ora che qualche sopravvissuto non si perda. Con che valuta mi considerava? Con che valuta dovrei considerarlo io?

La vera valuta instabile è solo nostra, di noi che paghiamo il dazio dell’essere vivi.

Restate nella vostra distanza. Io non ho sprezzo sufficiente della mia vita per sperperarla considerandovi. Non perderò neanche tempo seduta sul greto del fiume. Ho già oltrepassato la foce, attraversato ogni delta, ogni estuario e ho preso il largo, libera, verso il mio orizzonte.

Io sto all’esistere come una foglia d’autunno sta al suo ramo e non ho paura della verità. Non ho paura di pensare che – fosse per me – potrei morire anche stanotte. Uscirei dalla mia porta serena perché questo io sono. Ho concesso più di quanto mi sia stato reso. Mi sono pure presa l’opportunità di chiarire e di capire, sempre, non ho mai fatto male a nessuno e – anzi – ho domandato scusa. Non ho mentito.

Mi sono procurata il coraggio persino di perdonare gli imperdonabili: giusto affinché replicassero i loro errori confortando la mia tesi. Ho giocato d’astuzia? Peggio per loro; il mio essere ha un’ipoteca che non riscatterò mai: sono una madre. Quindi – restando lucida – non scivolerò in alcuna stupida perdita di tempo. Non consapevolmente.

E dico a te, che non mi conosci abbastanza, che non sai niente eppure credi di poter emettere sentenze interpretando il ruolo del protagonista nel “Giudizio universale da web”, rendendomi (rido) viva o morta a tuo piacimento. A fasi alterne. Vattene altrove. Stai attento, prega i tuoi dei, vai in crociera, vai in pellegrinaggio, vai in gita facendo tappa in tutti i santuari della terra, alza gli occhi al cielo e – se ti senti figlio prediletto del tuo dio – raccomandati parecchio al padre tuo. Fallo tu che io non ne ho bisogno. Arriva un momento in cui – tutto ciò che bisogna fare – è niente, assolutamente mai più niente e bisogna anche saperlo fare bene. Ecco: è il mio momento, è il mio compleanno, è la mia estate.

@lementelettriche – di Paola Cingolani