Nel dubbio amletico, di Maria Cristina Sabella

Nel dubbio amletico

Il rimpianto annega in una lacrima, quando scende dalla grondaia, dopo un acquazzone, che ti inzuppa l’anima.

Rimpiangere è continuare a restare nel dubbio amletico, sono o potevo essere, ma resta solo tra le mani lo scheletro del domani.

Ricordo, un passato, nato così per caso, quando l’aria di scirocco, faceva bruciare la mia pelle, sotto l’ombrellone a spicchi, color arcobaleno, una nota di colore, in una sinfonia di dolore.

Rimpiangere è ricordarsi, di doversi Amare, abbattendo tutte le paure e le barriere, che abbiamo eretto sul terreno fertile del cuore.

Vorrei essere stata, forte …

ma ho avuto paura di sprofondare, nel dirupo della morte,

il rimedio è stato peggio della cura, la mia anima è morta, boccheggiando in un rimpianto scaduto.

Se fosse stato un fiore bianco, avrei giocato con i petali, alla roulette russa, per lasciare al destino la mia sorte.

Sorte, che scrive ogni pagina del diario, incorniciando ogni singolo pensiero.

L’ho impastato sul tavolo infarinato con la nostalgia, un ingrediente che avevo trovato, tra gli scaffali semi aperti, della vita mia.

Cercando di amalgamare ogni particella, cellula, che avevo tra le dita.

Non sono nata, quel giorno, ero solo un ologramma, in un tempo da scoprire, quando la tecnologia dell’amore, si sarebbe evoluta … negli occhi di mio figlio.

(@Sabella Maria Cristina 22 Giugno 2020)