Le note di Ennio Morricone che mi riempiono l’anima, di unbonazzodinomedan.tumblr.com

Sorrido, sorrido. Sorrido quando sento le note di Ennio Morricone che mi riempiono l’anima, che mi danno quella scossa e quella forza necessaria a camminare a testa alta superando gli schieramenti nemici. 

Quelle note precise, ma in bilico nei momenti più concitati, metafora dell’esistenza così difficile da trattenere e così facile da spezzare. Uno stile inconfondibile, probabilmente anche per un non esperto, eppure così semplice. Semplice, non facile, ma essenziale. 

Poche note, solitamente, che si ripetono in sequenze che diventano immortali. 

Ché la musica sopravvive davvero a qualsiasi epoca storica, a qualsiasi età, a qualsiasi guerra. Basta tramandarla, anche solo scrivendola su uno spartito. Verrà rieseguita, verrà reinterpretata, perché ciò che rende unica ogni esecuzione musicale è proprio questo: è opera di strumenti musicali suonati da esseri umani. 

Un pianoforte non sarà mai suonato nello stesso modo da due persone diverse, è impossibile. 

Ci sarà sempre qualche piccola, infinitesimale sfumatura che caratterizza un’esecuzione dall’altra. Per cui un concerto di Beethoven ascoltato a Roma, non sarà mai lo stesso concerto ascoltato a Tirana. Perché cambia l’orchestra o, quantomeno, il luogo ed il momento della prestazione. 

Quindi ogni espressione d’Arte diventa un caso unico nella storia, segna un punto, ferma il tempo, ed è per questo che trovi decine di cd e vinili della stessa opera lirica. Io sorrido quando penso a questa molteplicità, che è di base anche l’unicità di ogni essere umano. 

Non potrei mai scrivere esattamente come qualcun altro, proprio come nessun altro potrebbe scrivere esattamente come me. Non è straordinario, tutto ciò? Dobbiamo essere orgogliosi di essere uomini, e non macchine. Dobbiamo essere orgogliosi di essere imperfetti, e soggetti ad errore. 

Possiamo migliorarci, possiamo sbagliare ancora, possiamo ripetere un’azione per migliaia di volte finché noi stessi non ci stanchiamo. Nasciamo così liberi, che spesso accettiamo di farci mettere delle catene che ci vengono applicate con l’inganno. Ricordiamoci le nostre peculiarità, ricordiamoci di sorridere di fronte alla magnificenza della nostra specie. Impariamo ad apprezzare ciò che abbiamo, ciò che sappiamo fare, quello che abbiamo a portata di mano. 

Non ricerchiamo sempre ciò che è lontano ed impossibile, piuttosto fermiamoci ad accarezzare il gatto che ci attraversa il giardino. Abbiamo tutto, di fronte a noi, dobbiamo solo metabolizzare la cosa e focalizzarci su come possiamo aggirare gli ostacoli. Sono i nostri simili, a metterci i bastoni tra le ruote, caricati a molle da altri nostri simili. 

Vogliono il controllo perché noi stessi al loro posto vorremmo il controllo. Possiamo celebrarci, possiamo distruggerci, possiamo lottare per rimetterci in moto e dare vita ad un rovescio diverso della medaglia. Io sorrido perché quando sto bene ci credo ancora a te che leggi, e a te, e a te, e a te. E magari avrò picchi di momentanea ingenuità, ma pazienza. Son vulnerabile.

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