Infiltrazione della ‘ndrangheta: arresti in provincia di Cuneo

Si torna a parlare di infiltrazioni della ‘ndrangheta nella nostra provincia con l’operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino che ha portato a 12 arresti tra Cuneo, Torino e Reggio Calabria

di Rodolfo Bastioni – 30 Giugno 2020 cuneo24.i

Questa mattina 12 persone sono state arrestate, di cui 8 sono finite in carcere e 4 ai domiciliari, ed è stata effettuata una trentina di perquisizioni tra Cuneo, Reggio Calabria e Torino, nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella nostra regione.

Gli investigatori della Squadra mobile di Torino e del Nucleo investigativo dei carabinieri del Comando provinciale di Cuneo hanno indagato sulla famiglia di ‘ndrangheta Luppino, che è originaria di Sant’Eufemia di Aspromonte (RC) e ha sviluppato importanti interessi nel tessuto socio economico di Bra.

L’inchiesta, che è coordinata dai pm Stefano Castellani e Paolo Cappelli, nasce da lontano, quando tre anni fa le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta hanno svelato l’esistenza di un vero e proprio “locale di ‘ndrangheta” operativo a Bra.  La cosca risulta collegata alla potente famiglia Alvaro di Sinopoli e tra i principali traffici in cui sono implicati i Luppino c’è il narcotraffico, compresa la cocaina.

Si torna quindi a parlare di ‘ndrangheta in provincia di Cuneo dopo che sulla presunta presenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso attive nell’Astigiano, con interessamento dell’albese e nella zona di Carmagnola erano state avviate tre inchieste che hanno portato a tre procedimenti. Il 9 luglio 2019, ha avuto inizio il processo Barbarossa, focalizzato sulla presunta attività di una ‘locale’ della ‘ndrangheta tra Costigliole d’Asti, Asti e Alba. A giudizio nove imputati, sei dei quali sottoposti a misure cautelari. Il 20 maggio era iniziato il processo Carminus, con 23 imputati, relativo alle infiltrazioni mafiose nel Torinese,  mentre l’inchiesta Fenice, sulla ramificazione della ‘ndrangheta nel nord ovest Italia, ha visto il coinvolgimento dell’ex parlamentare ed ex assessore regionale di Fdl Roberto Rosso, accusato di voto di scambio politico mafioso, per il quale recentemente è stata respinta la richiesta degli arresti domiciliari e disposto il rinvio a giudizio insieme ad altri sette imputati.