Allarme rosso per Solvay a Spinetta. Cgil, Cisl e Uil nazionali scrivono al ministero dello Sviluppo economico: “Quanto sta accadendo rischia di modificare le scelte industriali”

Date: 7 luglio 2020

Author: Enrico Sozzetti

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Alessandria: Per i sindacati confederali nazionali dei chimici è allarme rosso per la Solvay di Spinetta Marengo. Risale ai giorni scorsi la richiesta di un incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sottoscritta unitariamente dalle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. A livello territoriale, invece, i sindacati di categoria della Cisl e della Uil, con i segretari Roberto Marengo e Gianni Di Gregorio, hanno presentato una richiesta di incontro alla Regione Piemonte e al Comune di Alessandria. Stessa cosa ha fatto il sindacato Ugl, con identica motivazione: la situazione che coinvolge lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (la divisione operativa è Solvay Specialty Polymers) «riferita alla produzione di C6O4 e alla richiesta di ampliamento della stessa. Lo stabilimento occupa circa 600 dipendenti, oltre all’indotto, ed è di particolare importanza per la provincia di Alessandria. Quanto sta accadendo rischia di modificare le scelte industriali, che, il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso, a livello nazionale». Armando Murella, segretario regionale Ugl, aggiunge: «Siamo favorevoli alle nuove scelte industriali che, possano garantire la piena occupazione della forza lavoro all’interno dello stabilimento di Spinetta Marengo, che non può che favorire anche l’indotto nazionale. Ma non perdiamo di vista la necessità di garantire la sicurezza e la salvaguardia non solo dell’ambiente, ma soprattutto dei lavoratori e la Comunità tutta. Indispensabile quindi l’incontro con le Istituzioni, affinché si possano valutare, analizzare e garantire l’efficacia economica e ambientale del nuovo progetto di produzione C6O4».

Il rischio che si profila è che Solvay decida di spostare progressivamente alcune produzioni all’estero, mettendo in discussione la stessa esistenza del polo chimico così come è strutturato oggi. Il nodo al centro del confronto con le autorità, e sul quale si concentra la protesta ambientalista, è relativo al C604, additivo sul quale il gruppo punta per investire e ampliare una nuova linea produttiva ed essere così maggiormente competitivo nel settore elettrico dell’automotive, in particolare per la componentistica delle batteria al litio. La multinazionale belga guarda anche al progetto europeo sulla mobilità green che coinvolge diverse nazioni, mentre in Piemonte c’è un accordo con Fca per le produzione delle batterie elettriche.

Le segreterie nazionali hanno scritto al ministro ricordando che «Solvay Italia è il secondo operatore chimico italiano, il primo privato e attualmente occupa 1900 dipendenti divisi in sette siti diversi. Fattura circa 1,5 miliardi di euro. Solvay ha acquisito quel sito nel 2002 da Ausimont (ex Montedison) e ha mantenuto le produzioni di prodotti fluorurati, che sono necessari per la sintesi di innumerevoli formulati chimici, realizzando fino a oggi oltre 500 milioni di euro di investimenti. Dal 2012 sono stati spesi circa 30 milioni per bonifiche e 120 milioni per miglioramento ambientale e sicurezza. Tutto ciò per tutelare gli interessi del sistema in cui sono inseriti, il miglioramento di un contesto ambientale che è frutto di una storia industriale ormai centenaria, ma anche e per noi fondamentale per sostenere circa un migliaio di dipendenti fra diretti ed indotto».

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil chiedono un incontro al ministro perché «siamo di fronte a un bivio per cui Solvay potrebbe decidere di cambiare la sua vision verso quello stabilimento e a cascata verso il Paese. Lei sa molto bene – si legge sulla nota unitaria – che per fare attività industriale nel nostro Paese servono progetti chiari, valenza ambientale in linea con le migliori tecnologie, rispetto delle più stringenti normative ma anche linearità nelle autorizzazioni pubbliche e certezza nei tempi, che nel caso di Solvay a Spinetta potrebbero pregiudicare la volontà della capogruppo di mantenere l’interesse per lo stabilimento italiano. Oggi in ballo c’è la modifica dell’Aia esistente per la produzione di C6O4, una sostanza chimica innovativa che soddisfa le esigenze ambientali più innovative. Da mesi una lunga istruttoria sta interessando i progetti dell’impresa. Filctem, Femca e Uiltec, chiedono al ministero di farsi parte attiva per la risoluzione di questa vicenda. Le chiediamo di aiutarci, anche con un suo coinvolgimento del Ministero per l’Ambiente, per evitare che nel risiko mondiale delle multinazionali ci possa essere una facile decisione circa il posizionamento italiano di Solvay».