IMG_2642Il tuo rapporto con l’Altro è sempre una questione di fiducia. Guardarlo al di là delle aspettative, conoscerlo più per come l’Altro si presenta che per il tuo stesso pre-sentimento; rinunciare al potere di imporre a quest’Altro un abito tagliato su misura dal tuo desiderio-sarto. Riconoscere quella differenza che, nella distanza tra te e lui/lei, richiede il farsi da parte dell’Io-voglio richiede una attitudine che puoi allenare con coscienza. Necessita di tutto il tuo impegno per andare oltre le proiezioni, nel bene o nel male. Desideri l’Altro per ‘mancanza di stelle’ ma ti avvicini in rapporto profondo soltanto se sei protetto da un buon astro.

 

Se il meccanismo proiettivo ti aiuta a esplorare il mondo alla ricerca del tesoro, per scoprire quello che che sei o che non sei, incontrando l’Altro oltre le categorie che tu abitualmente utilizzi, spogliando l’Altro delle tue definizioni, facendo spazio all’idea che lui o lei non corrispondano alla tua verità… apri la porta fiduciosamente alla relazione amicale, affettiva, umana.

L’origine della parola desiderio è decisamente poetica. Desiderio è un termine latino che unisce la preposizione de– (che indica assenza)  a sidus (stella). Chi desidera cerca di raggiungere il barlume che intravede ma chi si addentra nell’ignoto ha necessariamente in dotazione un lume, piccolo, delicato come la lampada dell’Eremita dei Tarocchi. Una ricerca che accende bagliori nella notte tra terra e cielo.
Nel Blog che curo su Transiti.net come caporedattore, ho parlato di fiducia.

“Il termine ci rimanda alla prima fase dello sviluppo psicosociale, ai primi passi che ognuno di noi compie verso l’ignoto secondo lo psicologo tedesco Erik Erikson (1902-1994). È da piccoli che impariamo la fiducia, o il suo contrario, grazie alle relazioni con le figure genitoriali. Questo rapporto che instauriamo con l’elemento in questione può essere però rimescolato, messo in crisi, rimaneggiato, rivisto e migliorato più volte nel ciclo di vita – Life-Span Developmental Psychology.

Se le madri e i padri soddisfano i nostri bisogni e dosano al meglio le frustrazioni che inevitabilmente l’esperienza dell’esistere ci riserva, cresceremo sereni e desiderosi di esplorare il mondo, transiteremo dalla naturale dipendenza dal seno alla voglia di trovare una giusta distanza rispetto al corpo dell’Altro. Ci scopriremo più sicuri di noi stessi mentre ci voltiamo e perdiamo momentaneamente di vista il genitore per allontanarci dal lettino, dalla stanza, dal giardino, lungo la strada verso Dove. Cresceremo consapevoli del fatto che no, quell’Altro che è importante per noi non sparirà, non si scioglierà come neve al sole, se per un po’ smettiamo di tenerlo d’occhio.

Fidarsi è questione di sopravvivenza: non potremmo uscire dall’utero materno, dall’abbraccio, dal cerchio affettivo, dalla casa avita, se non osassimo scommettere sulla possibilità della fiducia. Non ci sarebbe esplorazione né conoscenza di nuovi paesi: nessuna opportunità da cogliere al volo. La base sicura è questione di apprendistato: osiamo, veniamo supportati, facciamo tesoro di un’esperienza che diventa nostra (John Bowlby, 1979).”

Da qui in poi, tra radici e nuove appartenenze, memorie collettive e personali, immagini che emergono dal tempo e nuovi spazi, ci muoveremo sulla nostra strada, tra desiderio e incontro. 

“La ‘madre sufficientemente buona’ – il genitore, il caregiver che nella maggior parte dei casi è la madre – della quale il pediatra e psicoanalista britannico Donald Winnicott (1896-1971) ha dato un’immagine a misura d’umano, meno ideale e più in sintonia con la realtà, offre le fondamenta attraverso il suo stesso corpo che è base-casa. Le informazioni arrivano tramite i corpi congiunti in diade e si differenziano in soggetti che sanno ritornare l’uno all’altro per domandare nutrimento, protezione, affetto. Il nostro pianto richiama l’Altro nella distanza e la colma, ogni volta.

Il bambino inizia quindi a sentirsi capace di stare nel mondo e costruisce la propria autostima basandosi sulla fiducia che viene riposta in lui dal mondo esterno, un mondo accogliente e protettivo.

Diventiamo adulti comprendendo la nostra e l’altrui affidabilità. In caso contrario, se la base di partenza è stata traballante o addirittura rovinosa, la mancanza prevarrà in noi e sarà difficile affrontare rapporti gratificanti, progetti che diventano imprese, costruzione e apertura al nuovo: perpetreremo probabilmente ciò che abbiamo imparato.”

“Nei rapporti terapeutici, il concetto di fiducia è molto importante: il successo del percorso clinico dipende anche da questo livello della relazione, sin dall’avvio. La fiducia non richiede, appunto, vicinanza fisica. Piuttosto, è possibile esperirla anche nella distanza” così come avviene ad esempio nei colloqui online (dal mio Blog su Transiti.net).

Dottoressa Valeria Bianchi Mian

Questa rubrica di PSICOCOSE (PSICOCOSE, PSICOLETTURE) è connessa a LETTERE ALLA PSICOLOGA. Uno spazio dedicato alle vostre necessità.

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