AMORE, di Leonardo Migliore Il bene e il… – Leonardo Migliore

– AMORE –

di Leonardo Migliore

Il bene e il male fanno parte integrante della vita umana. 

Un uomo dignitoso accende la sua luce durante l’esistenza, ottemperando di buon cuore ai sacrifici che essa impone. 

La nostra vita è scandita da un ritmo semplice, uno spettacolo che si rinnova ogni giorno: ogni uomo leva il suo canto al mattino e la sera cerca il giaciglio per dormire. 

Io cerco di essere vicino a ogni uomo, desidererei esserne la coscienza e illuminarne il cammino. 

A volte non colgo che anch’io sono un semplice uomo e per natura sono predisposto a commettere tanti errori. 

La mia volontà ha una consistenza granitica. 

Cercherò e troverò ogni uomo nel momento del bisogno. Sarò una piccola presenza e un potente ristoro.

Ho già nutrito per una donna l’amore più grande che la vita può donare. 

Mi sono fatto vivere da esso: un amore ardente, passionale, puro, sensuale, sincero, corrisposto, felice. 

Oggi non c’è più, si è innalzata in cielo. 

Un giorno il suo mirifico canto non dedicò note dorate al mattino. Percepisco nitidamente che continua a comporre musica soave per me. 

È ancora viva nella mia mente la sfrenata allegria che straripò d’amore nel momento in cui parlammo del nostro progetto di vita.

Confesso che dal tuo coraggio, dal tuo animo candido e sereno ho appreso tanto. La tua perdita ha salvato in tante occasioni la mia vita. 

Tu eri la mia gioia, la mia anima, un amore che cresceva velato, un corpo giovane e bello che deliziava il mondo con il suo respiro. 

Rievoco la grazia e la delicatezza di una creatura che, a distanza d’anni, inizio forse a conoscere nella sua segretezza e nella profondità dei suoi problemi. 

Compiendo un passo indietro, constato che la vita ti ha severamente logorata e che, nello stesso tempo, il tuo animo si è elevato di là delle nuvole che offuscano il pensiero, volando leggero verso l’azzurro del cielo. 

Adesso so che dispensi misericordia e prendi a cuore tutti quelli che soffrono, affinché la loro esistenza diventi vigorosa e ricca. 

Nel tuo nome lotterò a testa alta per la vita e per la mia felicità, per le quali hai tanto pregato.

AMORE

Nel giro di una luna

Ti seguirò levarti da orizzonti di fuoco

Su cavalli d’aria dipingere arcobaleni 

Coi colori dell’amore

Grazie a te, amore mio, ogni giorno si compie nella mia vita l’equinozio della primavera: sono un prato e sono in condizione di dare fiori, di ospitare stelle come tetto, di dissolvermi nelle tenebre. 

È nell’oscurità delle tenebre che il mio amore immancabilmente interviene a liberarmi. 

È così che riprende la fuga d’amore tra di noi. 

La mia regina è circondata dalla luce indefettibile della fede ed entra pacatamente nel mio sonno, turbato dai demoni della morte e dal senso di lontananza da Dio, risuscitandomi il giorno. 

Questa nuova dimensione mistica costituisce una risorsa che mi consente di diradare le tenebre, con lo stesso impeto con il quale si procede a sradicare le erbacce per concedere respiro a un fiore. 

Non è stato sempre così semplice, ho impiegato alcuni anni a ritrovare il bandolo della matassa. Ho attraversato un lungo periodo di sofferenza di cui conservo un sigillo indelebile. 

Nei momenti bui faccio ricorso a tre alleati imbattibili: l’esperienza inestinguibile del dolore, il mio amore, la presenza di Dio. 

Nel momento del lutto, come colpito da un improvviso malore, mi sentii stramazzare cadavere per terra. 

L’impressione violenta e improvvisa mi provocò un forte shock. Restai immerso nel soliloquio ed ebbi bisogno di cure. Sono riemerso dal baratro più profondo sorretto dalla misericordia di Dio, dalla volontà di non tradire il mio passato e chi mi ha amato, dal fervente desiderio di raccontare a tutti che mi ero accorto di essere ancora vivo e padrone dell’universo. 

«L’attuale ricovero è stato motivato dalla presenza di un quadro psicopatologico caratterizzato da ingente ansia libera e somatizzata, organizzazione di idee a carattere ossessivo con modalità comportamentali compulsive, flessione timica a coloritura disforica con compromissione volitiva e motivazionale e scadimento del funzionamento globale.» 

C’è da pensare che non stessi particolarmente bene! 

Loro non sapevano che fossi nipote abiatico di un giovane milite impegnato in trincea, lungo la linea del Piave, durante il primo conflitto mondiale, che fossimo due gocce d’acqua e ci chiamassimo entrambi Leonardo Migliore, che mi sentissi ancora vivo e padrone dell’universo, che dentro di me germinasse la volontà di farmi storia umana e luce d’amore e giustizia in soccorso del prossimo bisognoso, contro il fuoco dell’arrivismo e della superbia. 

Il mio soliloquio era un mugolio. 

Sprofondando in un mondo irreale, mormoravo parole incomprensibili. Correvo a perdifiato, disperato e confuso, per raggiungere l’amore della mia vita che un male incurabile crudelmente sottrasse alla mia vista. 

Se avessi potuto liberare i miei pensieri senza difficoltà, mi sarei accusato di colpe delle quali non ero responsabile e avrei dialogato idealmente con il mio amore volato via. Cercherò di coordinare le idee, prima di esporre le parole mai pronunciate che la memoria mi suggerisce, nutrendo la certezza che certe sofferenze restano confinate nel mondo imperscrutabile dell’indicibile:

DIALOGO IMMAGINARIO

IO – Ho visto la mia stella triste, 

lontana da me, 

avvolta nelle tenebre che non lasciano più vibrare il cuore. 

Amore mio, 

dove si nasconde la nostra vita? 

Amore mio, 

perché il fuoco della frenesia ha lasciato il posto alla malinconia? 

Io non posso più vivere nell’onda della nostalgia 

di un amore che vola via, 

ho bisogno di sentire la tua voce 

accompagnare i tasti del pianoforte. 

Scorre forte 

nelle mie vene 

il ricordo di un’antica emozione, 

quella fuga di un giorno ormai lontano 

in cui accendemmo i nostri cuori di passione. 

LEI – Scusami, 

non posso più ascoltare le tue parole, 

il cuore duole 

al sentire il tuo dolore,

il mondo è truce nei nostri riguardi,

io ti amo e lo grido con tutta la mia voce.

Sono triste perché tu sei lontano 

e una canzone ogni sera compongo per noi, 

ricordando quel giorno in riva al mare. 

IO – Sì, ricordo il cielo stellato che si tuffava nell’acqua nera 

ed era vera quella sera in cui siamo stati assieme. 

Ed era vera quella sabbia che solleticava i nostri corpi, 

ed era vera quella luce che la luna proiettava nei tuoi occhi, 

la più bella cosa che io abbia mai veduto! 

I tuoi occhi erano il mio universo,

io una piccola stella 

nel mare sconfinato della Via lattea. 

E ora sono solo, 

con il ricordo di un amore che non c’è più, 

il cuore in frantumi per un pazzo sentimento 

che solo barlumi di luce ravviva nel vento. 

Solo la tua voce, 

il tuo pianoforte, 

i tuoi occhi 

e le tue labbra 

possono riportarmi in vita. 

Per favore, 

rispondi al mio appello! 

Non posso più sentirti lontana,

vederti triste e sofferente, 

darei la mia vita per far brillare ancora una volta i tuoi occhi 

e cancellare quelle lacrime che ne solcano gli angoli… 

Torna da me! 

Il tuo riparo e la tua ripartenza sono dentro di me. 

LEI – Io vorrei poter dimenticare, ma le responsabilità 

mi trascinano lontano, 

dentro il mio petto batte forte la tua voce, 

sento il calore delle tue mani che carezzano il mio corpo. 

Sono solo tua e mai più di nessun altro, 

la mia vita è piena d’ostacoli 

e i miei voli sono finiti, 

ingabbiati in un mondo che non accetto. 

Non voglio farti soffrire, 

lasciami andare, 

io non ti merito, 

tu hai bisogno di avere accanto una persona migliore di me! 

Io ti amerò per sempre, però dovrai dimenticarmi, 

lascia che la mia vita faccia il suo corso 

in questo mare mosso, 

prima di annegare nel rimorso 

che esiste solo nella mia mente travolta dall’ossessione. 

Amore mio, perdonami! 

Perdonami! 

Perdonami! 

Addio… 

IO – È nella tua mente che io non t’appartengo più, un’ossessione non può vincere sul nostro amore. 

Torna indietro e pensa ai nostri corpi uniti, 

al fuoco che sprigionava la nostra pelle, 

ai nostri sguardi che riflettevano la luce dell’altro, 

ai nostri baci che inebriavano il giorno. 

Non fuggire da me per il tuo dolore, 

io ti capisco e ti posso guarire, 

salterò su una nuvola grigia, 

farò piovere tutte le mie lacrime e ti regalerò il sole, 

andrò nei prati e ti raccoglierò le viole, 

strapperò il sorriso dal mio viso perché tu ritorni a gioire, 

non posso più vedere la mia stella triste, 

mi sento morire senza di te. 

LEI – Sì, ci penserò! 

Forse hai ragione, 

dovrei mettere da parte il mio orgoglio ferito 

e saziarmi di gioia. 

Ci penserò, 

tornerò, 

solo un momento,

e poi sarò di nuovo tua. 

Arriverò, 

solo un momento che è un’eternità, 

e poi ritornerò. 

Amore mio, 

saremo una sola anima per l’eternità! 

Solo un momento, perché, finalmente, sto cantando, 

la mia speranza è diventata realtà, 

sono sul palco paradisiaco dei miei sogni da bambina 

e la mia vita non ha più musica né parole senza di te. 

Finita la mia esecuzione, 

canterò di nuovo per te, 

ora i miei occhi hanno dentro di nuovo la luce. 

Con la nostalgia di una dolce melodia 

il mio sussurro sentirai attraversare il tuo corpo: 

è l’onda che per sempre disegnerà un sorriso 

che, come una conca, 

ci farà scivolare nel blu intriso di mare, 

nella pace abissale dipinta coi colori del cuore. 

IO – Amore mio, 

questa volta non ti lascerò mai più, 

la mia anima in pena si nutrirà di te, 

un uomo e una donna, una sola anima per l’eternità.

Il tempo, le cure, l’amore dei miei cari e la mia determinazione sono riuscite a lenire le mie ferite. Ho riconquistato un posto nella scena sociale, ho ottenuto un lavoro dignitoso e tutti i canonici riconoscimenti che indicano una vita condotta secondo il luogo comune della «normalità».

Amore mio, se in un primo momento desideravo salpare sulla tua barca, ancorata in straziante attesa alla fonda, e liberare le sue vele, per naufragare congiuntamente nel placido oceano senza ritorno dell’estasi, poi, desolato, compresi, oh mia Isotta, che il tuo Tristano non era quello delle leggende. Era un codardo, un alienato che cercò rifugio nel dolore senza gemiti della morte. Un tarlo scavò rovinosamente nella sua mente… un giovane incarognito indossò la pesante veste a lutto dell’amore perduto, imboccando tetri e lugubri diverticoli che non conducevano da nessuna parte. 

“Oggi il mio legame con quell’amore travolgente che non è più permane e prevalgono i ricordi piacevoli. 

A volte, con una nota lievemente nostalgica, ripeto tra me e me: certo, non è la tenera intimità che abbiamo vissuto diverso tempo addietro, non è quella gioia che elettrizzava il mio corpo dopo l’addio serale. Vivo è, però, il ricordo di quel giovane innamorato che alzava il capo al cielo cercando Dio nella volta celeste per comunicargli la sua gioia. 

Era la felicità di un legame completo e altamente spirituale che indovinavo amandoti ed essendo ricambiato almeno il doppio.” 

“Sulla copertina di una mia vecchia agenda giace in calce un tuo appunto: Leonardo, non dimenticare […]. Ciao da […].” “Sapessi quante volte ho baciato le tue parole, inalando profumo di pelle e desiderio di farmi parola tra le tue…”

Un Leonardo nuovo, umile, disponibile, caritatevole, rinfrancato, sicuro, volto a beneficare l’umanità si affaccia al mondo. 

È un Leonardo che si nutre in abbondanza di spiritualità, che condanna aspramente gli algidi intenti ad accaparrarsi una fetta più grossa di terra, disinteressandosi dell’esistenza di un regno infinito fatto di amore e consolazione. 

La terra, il denaro, il dominio sui popoli sono elementi transeunti che generano guerre e possono essere sottratti anche dal nemico più stolto. 

Il nuovo Leonardo offre la sua vita per contribuire a creare una società basata sulla pace e sulla fratellanza, una società i cui figli nascono e vivono ogni giorno nel grembo della beatitudine.

_ dipinto di Alex Lashkevich,

pittore neo-impressionista russo.