L’uomo dei piccioni di Salvatore Scalisi

da: Leggere e scrivere libri )facebook)

”Il mondo dei clochard in una dimensione incantata e poetica.” Ecco un modo possibile di definire il lavoro dell’autore. L’ottica con cui Salvatore Scalisi guarda i senza tetto e gli emarginati è benevole; egli è del tutto schierato dalla loro parte; è abilissimo a mettere in rilievo i loro sentimenti, le loro gioie, i loro dolori rassegnati.

La vita di questi particolarissimi esseri umani, nel racconto, si svolge in una realtà ovattata; scorre cioè, in una dimensione sovrapposta alla realtà “normale” che resta in sottofondo. Allora l’una e l’altra realtà diventano due rette parallele che scorrono lontane all’infinito e non si incontrano mai, o quasi e, se si incontrano, è solo per scontrarsi, per evidenziare l’abisso senza fine che separa i due mondi. Tutto questo accade sullo scorrere di paesaggi tratteggiati a tinte sobrie e delicate come acquarelli. Bellissimi e pieni di grande fascino, le descrizioni degli interni ora spogli e tristi, ora luminosi e festosi.

. ssa Maria Carmela Benfatto.

Sono i padroni della piazza sia in cielo che in terra, mostrandosi talvolta invadenti quanto basta per imporre la loro autorità. I piccioni sanno ormai a memoria il carattere di ogni singolo coinquilino senza piume, presente in numero sempre più esiguo. Un brano musicale diffuso dalla grande radio che fa venire in mente spiagge infinite bagnate da un mare cristallino sembra farsi beffa del tempo tipicamente invernale. Folate di volatili provenienti da tutte le direzioni si avventano su pezzettini di pane disseminati a terra creando una furente baraonda, spazzata subito via da un ragazzino in vena di monelleria. Non appena l’intruso si allontana richiamato dal suo papà, i volatili riscendono a terra come indiavolati.

– Non ho mai creduto che i pennuti ti fossero simpatici – ammette Carlo, continuando a dispensare briciole di pane.

– Quale sarà la mia punizione? –

-… ci sto ancora pensando. Non riesco a trovarne una plausibile. –

– Non volevo ferire la tua sensibilità – rivela Stefano con aria scanzonata. – Chissà, magari un giorno riuscirò a legare con loro. –

– È improbabile che ciò accada – dice Carlo, preso dalla sua maledetta tosse. – Non devi sentirti obbligato, hai ben altro a cui pensare. –

– Il racconto è a buon punto. –

– Bene. Questo significa che stai per finirlo. Da quello che ho visto, non mi sembra che tu abbia seminato abbastanza inchiostro. –

– Non ho detto che sto per finirlo, ma che sono a buon punto. Diciamo che manca la parte finale. Un terzo del racconto. –

– Capisco. Se ne parlerà dopo il Natale. –

– Sì –

Fatta pulizia delle briciole di pane, i piccioni ringraziano a loro modo togliendo il disturbo, mentre la grande radio affida alla pop star Christina Aguilera il compito di riscaldare l’ambiente. Un collega seduto distante si mostra piuttosto individualista nel cercare conforto in un rosso che sorseggia in apparente stato di trance.

– Se c’è una cosa che invidio ai tuoi piccioni, è il piacere di levarsi in volo. –

– lo farai, stanne certo. Ti alzerai talmente in alto che ti sembreremo delle formiche. E non si tratterà di un sogno. –

-… volerò in alto e non si tratterà di un sogno? –

– Proprio così. –

– Mi fai sentire un Dio. Mi piace. –

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