Procedo stanca per le vie del pianto, di Loredana Mariniello

Procedo stanca per le vie del pianto,

intonando un silenzio sghembo,

in contrasto con il canto del vento

che mi scompiglia il manto e gela il mento.

Batte le ali una libellula sotto il palmo,

cerca di esprimere leggerezza nel suo colmo,

ma fa rumore questo suo ansimare

che mi risveglia da un quieto sopore

e fuori dal petto libera l’emozione

lasciando il posto a una lacerazione

suturata solo dall’amore che per te sento

Ho sfilacciato la collana dei giorni

e perso chissà dove perle di anni

ma su una sfilza di sogni in frantumi

di tanto in tanto ho poi riacceso i lampioni

Si agita debole la libellula sulla mia mano

sogna di volare libera sull’arcobaleno,

ma io resta ferma a piangere l’ oceano,

perché il domani lo vedo un duro cammino

dall’arrivo irraggiungibile e lontano.

Dalla ferita esce l’ eco di una voce

e la speranza si raccoglie e si fa brace,

dono di un piccolo raggio di luce

che con il tempo crescerà forse rendendomi felice.

Guardo farfalle sparpagliarsi a colorare il cielo

e rallegrare anche il mio pensiero

Giuro fede alla memoria della donna che ero

anche se il passo freme alla scoperta del futuro

e non s’ arresta la corsa all’ avventura

che per un’ora sola di primavera

promette poi di un lungo inverno la congiura.

foto tumbir