Indagine Confapi, il rapporto “soddisfacente” per molte imprese (ma non tutte) con le banche, l’uso della ‘cassa’ e la preoccupazione per l’autunno

15 luglio 2020 Enrico Sozzetti

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Alessandria: «I risultati dei questionari ci hanno in parte sorpresi perché emerge un rapporto, in media, soddisfacente fra imprese e banche, ma in parte allarmati e preoccupati per la percentuale di ricorso agli ammortizzatori sociali». Antonino Giustiniani (foto), presidente di Confapi Industria Alessandria, va dritto al cuore dell’indagine che l’associazione imprenditoriale ha concluso da poco (è stata svolta nei primi dieci giorni di luglio) e ha coinvolto 180 aziende. Il primo obiettivo era tracciare un quadro dettagliato del rapporto con gli istituti di credito e il secondo conoscere quanti hanno avuto accesso alla cassa integrazione nel periodo di lockdown. Le aziende iscritte a Confapi presenti in provincia sono distribuite in tutti i settori, con una prevalenza del comparto metalmeccanico, occupano circa 3.400 dipendenti e sono composte per l’ottanta per cento dal manifatturiero (di cui la metà sono metalmeccaniche) e per il venti per cento dal settore dei servizi.

«Siamo grati ai nostri associati per avere aderito all’indagine, dandoci così modo di avere un panorama preciso delle condizioni nelle quali si trova il comparto delle piccole e medie imprese, dopo due mesi di fermo dell’attività dovuto alla pandemia. Alla luce delle risposte – afferma Giustiniani – posso affermare che la situazione generale è, in buona parte, positiva».

L’indagine effettivamente parla chiaro, proprio partendo dal credito. Le aziende che non hanno richiesto finanziamenti, «garantiti dallo Stato come previsto dai decreti Liquidità e Cura Italia» come ricordano in Confapi, e hanno ricevuto assistenza “soddisfacente” dalla banca cui si sono rivolte sono il 38 per cento del totale. Una percentuale elevata che ha meravigliato gli stessi vertici associativi e che testimonia la buona salute di una parte del tessuto imprenditoriale.

Il 22 per cento delle aziende ha “richiesto e ottenuto il finanziamento”, ricevendo assistenza dalla banca, mentre il 25 cento ha ottenuto il finanziamento, ma “non ha ricevuto assistenza soddisfacente dalla banca a causa delle lunghe tempistiche di erogazione”. Solo il due per cento (quattro aziende) non ha ottenuto finanziamenti e nemmeno assistenza soddisfacente. Infine c’è un 13 per cento non ha richiesto finanziamenti “a causa delle lunghe tempistiche di erogazione”. E questo è l’altro fronte del problema, denunciato anche durante alcuni incontri con la Prefettura di Alessandria, organizzati proprio in merito alla crisi di liquidità e all’accesso al credito. Nonostante le misure di garanzia previste dai decreti, c’è quindi chi non è riuscito ad abbattere il muro della burocrazia.

Il campanello di allarme è però il dato relativo all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il 93 per cento delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione. «E a questo punto – sottolinea il presidente Confapi – l’incertezza è come si svilupperà la domanda nei prossimi mesi. La vera sfida che ci attende con l’arrivo dell’autunno è quella della completa ripartenza del sistema Paese». Il problema «è il lavoro, bisogna crearlo e favorire lo sviluppo», ma per farlo «è necessario che il governo metta a punto progetti coerenti e utilizzi tutte le risorse che l’Europa mette a disposizione, a partire dal Recovery Fund».

Quanto hanno sofferto le imprese a causa del covid? «Devo dire che il settore industriale alessandrino ha sofferto meno di altri, a esclusione dell’auto e del lusso. La diversificazione del tessuto produttivo ha consentito di smussare alcune delle criticità che hanno invece colpito altri territori». Hanno quindi saputo affrontare l’emergenza… «Sì, gestendo la crisi con serenità, compatibilmente con una situazione eccezionale e imprevedibile».

Privato e pubblico, in questo periodo qual è il rapporto con le istituzioni? «Positivo, in particolare con la Prefettura di Alessandria che si è dimostrata attenta all’evoluzione economica del territorio, ai problemi del credito e della liquidità».

In conclusione? «Sono ottimista per natura e guardo sempre al bicchiere mezzo pieno. Oggi mi accontento di vedere che ci sia acqua nel bicchiere». Giustiniani è sì ottimista, ma con i piedi saldamente per terra. Lo è in azienda (è amministratore delegato del gruppo Martinetto di Caselle Torinese) come in Confapi.