INQUIETUDINE, di Mirella Ester Pennone Masi

INQUIETUDINE

Il giardino fu la mia oziosa estate,

la mia fuga, quando tutto taceva.

Il sole verticale scaldava la pelle,

uniche condivisioni nel silenzio

a colmare il vuoto che provavo,

era un frullare spensierato di minute ali

” e un gracchiar di raganelle”

Il sole pomeridiano ardeva crudele

contro le persiane appena socchiuse.

Allora uscivo fra i campi e rossi papaveri. 

Supina sull’erbetta osservavo le vette

lontane, dove la neve svapora al sole;

pigra socchiudevo gli occhi sognanti

percepivo profumi d’erica, d’allori.

Il chiacchiericcio dell’acqua dai fossi

sussurrava: vieni canta anche tu

” e sul tutto increspava lo splendore”.

Poi dissolveva in tenue la luce diurna,

stormivano alte le fronde, oltre i tetti.

Settembre fu generoso di frutti e d’uve,

” ed io fui la leggera farfalla … come ieri”

*

Restlessness

The garden was my idle summer,

my escape, when everything was silent.

The vertical sun warmed the skin,

unique shares in silence

to fill the void I was feeling,

was a carefree blend of minute wings

“and a croak of tree frog”

The afternoon sun was burning cruelly

against the shutters that had just ajar.

Then I went out among the fields and red poppies. 

Supine on the grass I watched the peaks

far away, where the snow vapours in the sun;

lazy ajar eyes dreaming

I sensed scents of heather, of laurels.

The chatter of the water from the ditches

whispered: come sing you too

“and on the whole rippled the splendour.”

Then the daylight dissolved in soft,

flocked high the fronds, over the roofs.

September was generous with fruits and grapes,

” and I was the slight butterfly … like Yesterday”