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Mercoledì 22 luglio alle ore 21.15

sulla Pagina di Spoken Night Live

insieme al doppiatore e attore Ivo De Palma

parlerò di Robert Louis Stevenson

autore da me molto amato sin dalla giovinezza.

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Stevenson? Perché lo adoro: il suo limite è la sua forza, ed è la versatilità. Racconti poesie romanzi saggi. Chesterton di lui dice che ‘portò a credere che fosse cinque scrittori diversi in uno’. Anche il critico Emilio Cecchi riprende questo filone e sottolinea la versatilità, la multiformità dello scrittore; riprendendo l’osservazione di Chesterton dice che il ragazzo, il pirata, il letterato, il puritano, tutto il teatro interiore dello scrittore è un incontro di personaggi nelle opere.

Posso ammettere la mia predilezione per gli scrittori multi-sguardo: come Stevenson, anche se lontanissime da lui nel tempo e nello spazio, Anaïs Nin e Margaret Atwood mi accompagnano. Anaïs ha scritto nei suoi diari che possiamo, dobbiamo poter vivere le nostre personalità in modo completo. Siamo esseri multiformi.

Vittoriano ribelle, Stevenson vive una vita fatta di viaggi, o forse è meglio definirli pellegrinaggi, alla ricerca della propria salute fisica, avendo ereditato dalla madre una malattia polmonare. Da un ospedale all’altro, da un luogo inospitale al mare: il motivo per cui si sposta è la sua personale ricerca del tesoro, con la vivacità che lo accompagna dentro, a inseguire la salute che non ebbe mai. Fino alla sua morte nelle isole dei mari del Sud. 

Le opere di Robert Louis nascono dai sogni, da un immaginario ricchissimo, creativo, ma anche soprattutto dalla notte dell’anima, quando le ombre sono confuse nei loro confini.  Il sogno e il suo lavoro sul sogno: questo è il calderone dell’alchimista, la pentola, la fucina dalla quale emergono racconti, fiabe, romanzi per ragazzi e per il ragazzo che abita dentro ogni uomo, per la fanciulla avventurosa che vive in ogni donna.

Dr. Jeckyll e Mr. Hyde, il diavolo nella bottiglia, i demoni delle storie nere (Janet la storta, i Merry Men) e gli indimenticabili pirati: tutti questi personaggi sono figure dell’immaginario, immagini del mondo onirico che lo scrittore definisce Brownies, gnomi gotici, voci notturne, ispirazioni.

Dalla terra d’origine ai mari lontani, Stevenson attinge dalla notte e lo fa molto prima de “L’interpretazione dei sogni” di Freud, prima di Jung, prima che la psicoanalisi ponga attenzione al mondo onirico generato sotto il regno di Hypnos

Il mio letto è una nave 

ha scritto, e ancora bambino, in compagnia della tata Cummy, l’autore de “L’isola del tesoro” veleggiava per i sette mari tra incubi e sogni. Il viaggio nel mondo interno è sempre solitario.

Di notte navigo e intanto saluto

tutti gli amici che attendono al molo,

poi chiudo gli occhi e tutto è perduto

non vedo e sento più, navigo solo.

Robert Louis Balfour Stevenson nasce a Edimburgo in Scozia nel 1850 e muore nelle isole Samoa nel ‘94 (dopo aver viaggiato per i mari del Sud come i suoi pirati preferiti). Nel frattempo, crea. Ironico, sagace, inventivo: “L’Isola del Tesoro” è del 1883. Il caso di Jeckyll e Hyde vede la luce nel 1886, molto prima che la psicoanalisi facesse tesoro di quei doni dell’inconscio, per modo di dire, ponendo l’attenzione al Doppio, all’Altro che diventa autonomo rispetto all’Io.

Il sogno di Stevenson è viaggio alchemico, periplo del senso della vita.  

“Lo strano caso” fu scritto in pochissimi giorni, dopo che il Signor Hyde aveva fatto la sua comparsa in una notte ‘buia e tempestosa’, sul fondo di un sogno. 

L’autore è psicologicamente moderno nel suo approccio alle immagini che l’inconscio gli invia, soprattutto per quel che riguarda l’Ombra il Doppio-Hyde, gli oscuri Brownies.  

L’analisi attenta del Male del quale è necessaria la trasformazione non la falsa repressione tipica dell’Inghilterra vittoriana.

Per Stevenson i sogni vanno usati: lasciarsi guidare è necessario, diventare attenti spettatori, allievi del teatro notturno che vive in noi. Le immagini ci aiutano a conoscere noi stessi; noi conosciamo noi stessi attraverso le immagini del nostro passato, e i sogni sono tesori.

Da giovane l’autore era afferrato perseguitato, ossessionato da sogni e non aveva capito che cosa fare di questo materiale: una volta cresciuto, i suoi sogni sono mutati, hanno assunto caratteristiche più vivide e forti aprendosi agli eventi del mondo esterno come già aveva fatto il sognatore.

Questi cominciò a sognare di viaggi fantastici di libri non ancora scritti. Pieni di avventure mirabolanti, come se l’uomo conducesse due vite: una notturna e una diurna senza poter dire con certezza quale fosse la più reale. Ambedue sono altrettanto importanti e utili si possono influenzare positivamente a vicenda: questa concezione è vicina alla moderna psicoanalisi… di cui Stevenson è stato inconsapevolmente pioniere.

CI VEDIAMO IN DIRETTA IL 22 LUGLIO!

Non esitare a chiedere consigli e informazioni sulle consulenze dal vivo e online scrivendo alla Dott.ssa Valeria Bianchi Mian: dott.ssavaleriabianchimian@gmail.com 

Rubrica: Lettere alla Psicologa (dalla corrispondenza con i lettori verranno scelti alcuni argomenti da trattare nei prossimi articoli).