CRUDELE ADDIO, di Vincenzo Cardarelli, recensione di Elvio Bombonato

Ti conobbi crudele nel distacco.

Io ti vidi partire

come un soldato che va alla morte,

senza pietà per chi resta.

Non mi lasciasti nessuna speranza.

Non avevi, in quel punto,

la forza di guardarmi.

Poi più nulla di te, fuorché il tuo spettro,

assiduo compagno, il tuo silenzio

pauroso come un pozzo senza fondo.

E io m’illudo

che tu possa riamarmi.

E non fo che cercarti, non aspetto

che il tuo ritorno,

per vederti mutata, smemorata,

aver noia di me che oserò farti

qualche amoroso e inutile dispetto.

VINCENZO CARDARELLI, 1931

Questa lirica riproduce e interpreta lo stato d’animo di chi è stato lasciato definitivamente. Appartiene al gruppo delle poesie dedicate ai suoi amori tormentati, come: Amicizia, Amore, Distacco, Attesa, Passato, Gabbiani, Aprile, Ritratto. Lei lo ha lasciato, scomparsa chissà dove; l’abbandono è definitivo, senza speranza. A lui è rimasta solo la rimembranza – leopardiana –, nello spazio e nel tempo, dei loro incontri. Immagini memorabili sono: la breve similitudine del soldato che va alla morte; il tuo spettro; il silenzio pauroso come un pozzo senza fondo; lei mutata e smemorata che avrà noia di lui; l’amoroso e inutile dispetto del finale.