Sussulto d’Europa, di Agostino Pietrasanta

Posted on 26 luglio 2020

Domenicale ● Agostino Pietrasanta

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Mario Baldassarri, già viceministro dell’economia con Berlusconi a palazzo Chigi, valuta positivamente e non senza entusiasmo l’accordo raggiunto a Bruxelles sul “Recovery Fund”. “Il 21 luglio 2020 resterà una data storica, a uscirne vincitore è il futuro dell’Europa”. Parole sue. Giorgia Meloni (niente di meno!) riconosce a Conte il merito di essere uscito dalle trattative “in piedi”; non solo, ma individua l’avvertito risultato delle disposizioni per un debito comune europeo, dimostrando una capacità di lettura assolutamente condivisibile dagli europeisti più convinti. Scontata la reazione entusiastica della maggioranza.

Ora, a mio avviso, ci troviamo di fronte a un vero sussulto di un’Europa troppe volte legata ai laccioli di un persistente sovranismo caparbiamente interpretato, almeno casa nostra, da Salvini, troppo spesso inguaiata nelle regole dell’austerità; siamo agli esiti di una battaglia vinta (battaglia vinta non guerra) che col debutto del debito comune introduce una fase importante verso la federazione europea.

Il resto non conta se non nell’immediato, la prospettiva del cammino d’Europa è altra cosa. Però si tratta per l’appunto di una vittoria importante, ma non decisiva.

Poche osservazioni. Resta inteso che un debito comune comporta una comune responsabilità nella relativa gestione; e in tale gestione potrebbero verificarsi, anzi si verificheranno occasioni d’oro per le riprese di un sovranismo che potremmo considerare, prendendo a prestito, ovviamente adattandolo, un titolo famoso di un autore di grande rilievo, “fase suprema del nazionalismo” autentica degenerazione dell’idea, in sé superata, nonostante una ragguardevole tradizione storica, di “Stato nazionale”. Intanto è da dire che difficilmente l’Italia, a fronte dell’entità degli aiuti previsti potrà ancora tollerare l’evasione fiscale scandalosa nelle cifre e nelle acquiescenze istituzionali; inoltre sarebbe censurabile e forse devastante se si verificassero nei processi di augurabile crescita e negli appalti previsti un comportamento tappezzato di episodi di corruzione e di malaffare troppe volte usuali e talora persino ostentati. Pretendere che l’Europa possa rimanere indifferente, a fronte di certe sistematiche devianze, sarebbe per l’appunto una pretesa.

C’è però un passaggio fondamentale che non può essere eluso. Certo l’accordo costituisce una grande conquista di solidarietà, inconcepibile dalle componenti nazional-sovraniste. Tuttavia una consapevole svolta augurabile attiene il passaggio dalle politiche assistenzialistiche a quelle della crescita. Intendiamoci, la situazione creata dal lungo isolamento peraltro indispensabile per contenere i contagi Covid, rende indispensabili aiuti immediati a chi è rimasto letteralmente alla fame; tuttavia in prospettiva coi redditi di vario genere assistenziale non si va da nessuna parte. Serve un piano concreto e realizzabile di riforme che troveranno non poche opposizioni e troppe riserve, nonché freni in una parte dell’opposizione, con probabile impennata dal salvinismo ben radicato in una fetta importante di elettorato. Bisognerà intervenire sulla sanità dal momento che qualche domanda sarà, oltre che lecita, opportuna, se a fronte dell’emergenza si è constatata la difficoltà d’intervento: che in altre situazioni (quasi tutte) ci siano state reazioni ben più censurabili di quella nazionale italiana non può certo costituire una giustificazione. Sarà necessario un piano di messa a norma degli edifici scolastici e un investimento sugli insegnanti basato sul merito e non sulle sanatorie (o non solo) da precariato. Sarà indispensabile un riassetto idrogeologico e di rispetto dell’ambiente; infine uno sguardo prioritario alle infrastrutture senza  rallentamenti che pongono serie riserve di credibilità al Paese. E lasciamo pure nella penna tutti gli interventi sugli assetti istituzionali più volte sottolineati dal nostro blog.

In soldoni; siamo di fronte a un sussulto indispensabile alla credibilità dell’Europa, siamo di fronte a una battaglia vinta. Per vincere la guerra la strada è ancora lunga e presumibilmente abbondante di intralci.