Intervista allo scrittore Bruno Mattu, a cura di Pier Carlo Lava

Alessandria today è lieta di presentare un intervista in esclusiva per i lettori allo scrittore Bruno Mattu che ci parla di se e dei sui libri.

Ci vuoi raccontare chi sei e cosa fai nella vita e qualcosa della città dove vivi?

R: mi chiamo Bruno Mattu, fin da piccolo interessato a riversare sui fogli l’inchiostro contenuto in quei curiosi ammennicoli chiamati penne. 

Pur istintivamente affascinato dalle materie letterarie, ho dovuto per necessità seguire un percorso di studi tecnici, finendo per laurearmi in Architettura, poiché indeciso tra Lettere e Ingegneria.

 Nel corso del tempo ho capito di essere fondamentalmente oscillante tra Logica e Fantasia, tra Lettere e Scienza, anche se con l’avanzare dell’età ho iniziato a contrarre l’analfabetismo di ritorno. Sono impiegato nella Pubblica Amministrazione, dove svolgo delle mansioni variegate, pur essendo entrato con il titolo di Geometra. 

Nel corso degli anni ho maturato esperienze informatiche, soprattutto nell’utilizzo del programma Excel, con cui mi diverto a progettare dei mini-programmini a seconda delle necessità lavorative, immaginando di lavorare in un’azienda tipo Google, dove occorre essere soprattutto creativi e dinamici. 

Vivo nella periferia Est della città Roma, che ogni giorno attraverso per raggiungere il luogo di lavoro collocato nella zona di Sud-Ovest.

Quando hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto a farlo?

R: da bambino, anche se la prima cosa compiuta l’ho scritta intorno ai dieci anni ed era davvero ricca di fantasia e di amore per gli animali. Il merito di questa spinta probabilmente è tutto di un libraio che ho frequentato tra i quattro e gli otto anni a casa sua, per giocare con il suo figlio piccolo, mio coetaneo, a Monteverde Vecchio, dove mi recavo al seguito di una mia zia che vi lavorava come colf. Era davvero un libraio vecchio stampo, uno capace di incuriosire i potenziali lettori, aveva la sua bellissima libreria in via della Vite, a pochi passi da Piazza di Spagna. Mi riempiva di libri, ovviamente libri per bambini (Felix mio mao, Pier Lambicchi e l’Arcivernice con i fumetti di Giovanni Manca, Il libro dei Mestieri di Richard Scarry e tanti altri), potevo restare indifferente davanti tutti quegli scrigni, colmi di tesori di fantasia?

Ci vuoi parlare dei libri che hai scritto?

R: la maggior parte delle cose che ho scritto sono rimaste allo stato di dattiloscritti, una addirittura è andata smarrita: era una sorta di brevissimo romanzo o racconto lungo (60 cartelle A 4), scritto nel 1985, la cui unica copia è sparita a casa di un’amica (allora era complicato e costoso fare fotocopie, che poi erano di pessima qualità e non duravano molto), durante l’anno di militare.  Nel 2003 mi capitò tra le mani un annuncio di una Casa Editrice di Roma che invitava ad inviare materiale per eventuale pubblicazione. Avrei voluto inviare qualcosa che avevo già pronto da tempo, ma fui colto da una sorta di “raptus ispirativo” in triplice stile, della durata di un mese. Riversai improvvisi sprazzi poetici in tre diversi block notes e li dattiloscrissi, poi li montai in modo da costituire uno strano libricino di poesie, quasi costituito a capitoletti dall’alternarsi dei tre diversi toni di scrittura (Stile bambino, Ode, Monito) ed un titolo, “Impronte”, che sintetizzava molto bene i ritratti poetici che vi erano contenuti. Nel 2014 ho pubblicato sul sito di Dudag la raccolta di brevi racconti surreali “Come tanti minuscoli io”, prendendo spunto da una scultura surreale in cui mi imbattei nel 2000 ad Atri (TE).

Come definisci la tua poesia?

R: variegata, in realtà mi considero un dilettante ed il mio verseggiare risente della mancanza di rigorose basi metriche nella composizione delle poesie. Ho iniziato per caso a scrivere poesie, anzi non ne avevo affatto l’intenzione, nonostante avessi una profonda passione per la lettura delle opere dei poeti. E’ stato una sorta di “Urlo di Munch”, improvviso l’11 novembre del 1985 a farmi iniziare a scrivere in versi, a pensare in rima baciata. Ho poi ripercorso in poche settimane i miei studi di italiano delle superiori, partendo dal due-trecento, da Cecco Angiolieri, fino ad arrivare a Carducci e ad approdare ad Ungaretti e poi al verso libero, spezzando in versi quello che solitamente scrivevo in frasi, perché il mio sogno era scrivere un romanzo, ma ho poi scoperto nel tempo che non ne avrei avuto il fiato…

Hai ottenuto ottimi consensi ed ambiti riconoscimenti ce ne vuoi parlare?

R: Nonostante avessi iniziato a scrivere poesie nel 1985, la prima partecipazione ad un concorso di poesie risale al 1988, probabilmente invogliato da una sorta di Vademecum dei Concorsi che avevo acquistato dal primo Editore (Seledizioni di Franco Tralli di Bologna, conosciuto tramite un commilitone, poeta e musicista che aveva pubblicato da lui una sua silloge), a cui avevo inviato una mia raccolta di scritti per la pubblicazione. Pur avendo avuto un riscontro positivo (avevo inviato una decina di composizioni e successivamente avevo integrato con altri scritti, visto che era necessario raggiungere un numero minimo di pagine), di cui mi ricordo soprattutto la frase: “… straordinaria omogeneità.” , alla fine non se ne fece più nulla (il costo che mi sarei dovuto accollare non era indifferente). Ricevettì una pergamena per una mia poesia inviata a Milazzo al Premio Giorgio La Pira del 1988 ed un altro riscontro positivo da un concorso organizzato forse vicino  a Bergamo. Partecipai ad altri Premi in giro per l’Italia, ma non ricevendo nulla. Nel 2004, inviai il mio libro di poesie “Impronte” a diversi Premi di Poesia Edita ed ottenni una segnalazione di merito al “Maribruna Toni” di Piombino e il Premio della Presidenza alla VII edizione del “Città di Pomigliano d’Arco”, organizzato dalla Poetessa Tina Piccolo. Nel 2007 una mia poesia contenuta nella raccolta “La Condizione umana” venne segnalata nel Premio “l’Autore”, organizzato dalla Casa Editrice “Golden Press” di Genova. Tra il 2009 ed il 2011 partecipai con alcuni racconti a diversi concorsi, tra cui spiccano “Roma da scrivere” del 2010, arrivato tra i finalisti con “Tutta colpa di una finestra” e il concorso “Racconto Bonsai”, organizzato dalla Biblioteca Corviale, in cui sono arrivato tra i finalisti in due edizioni: 2010 e 2011, rispettivamente con “Case invisibili” e “Una minestra troppo liquida”.

Chi sono per te gli scrittori e i poeti ?

R: dei coraggiosi, perché nonostante tutto si ostinano a voler donare al mondo una visione migliore, degli altruisti, perché riescono a farlo tirandola fuori dal loro animo, nonostante spesso non ne ricavano nulla in cambio, a parte i pochi che raggiungono il successo (ma non sono del tutto convinto che ciò sia una fortuna).

Quali sono i tuo autori preferiti e chi ti ha ispirato?

R: da bambino, sicuramente tutti i classici: Dickens, Dumas, Verne, Twain, Kipling, Alcott, Stevenson,  Swift, Carrol, Scott …che lessi con estrema avidità e che mi hanno stimolato a iniziare a scrivere, poi avevo incrociato Neruda, Lorca, Benjamin durante un esame ad Architettura e intravisto Baudelaire leggendo l’Angelus Novus a 23 anni. A 24, approfittando dell’anno di militare a Bellinzago Novarese, giravo per le bancarelle dell’usato e nei sottoscala delle librerie di Novara, Milano e Torino a cercare libri per l’Esame di Storia dell’Architettura e trovavo anche molto altro: Baudelaire, Queneau, Breton, Prevert, Leopardi, Ungaretti, Picabia, Jabes, Joyce, Luzi, Gibran, Hemingway, Pontiggia, Rodari, Fromm, Kraus, Lenin, Mao, Marx, Salsano, Pirandello,… 

Tu curi anche alcuni blog ce ne vuoi parlare?

R: ho iniziato per caso, grazie ai consigli di una collega di lavoro, che mi ha spronato ad aprire un blog. Non mi intendevo di Internet e una notte di inizio settembre del 2011 mi misi a rovistare in blogger di Google e scrissi il primo titolo di un blog: AFFABULATORIO, quasi per gioco e pubblicai il primo post scrivendolo di getto. L’argomento era la Fantasia, il blog era dedicato ad argomenti legati a racconti per bambini, un post successivo era dedicato a Rodari. A questo primo blog (che doveva fare da vetrina di raccordo) ne affiancai altri quattro, ognuno impostato per contenere le tre raccolte di brevi racconti per l’infanzia che avevo scritto tra il 2005 ed il 2006 (che avevo inutilmente proposto a diverse Case Editrici, riuscendo ad ottenere solo contratti a pagamento), il quarto invece doveva contenere un’esortazione poetica alla speranza che avevo scritto tra il 7 e l’8 maggio del 2005 e che diede il là al mio periodo di scrittura Rodariano. 

Sempre in quei giorni di inizio settembre aprii un blog dedicato a contenere umorismo surreale: UMORISMO PER DENTIERE, i cui primi post pubblicati contenevano dei brevissimi scritti con cui avrei dovuto partecipare ad un concorso reclamizzato dal blog GELO STELLATO e dedicato a brevi scritti di noir. Non ritenendo gli scritti adatti a quel concorso, pensai di pubblicarli, scoprendo in me una inaspettata vena umoristica. 

Aprii un ulteriore blog SURREALART, ma poi mi resi conto che non veniva indicizzato e dopo poche settimane lo ribattezzai LANDA SURREALE, in questo pubblicavo i miei scritti surreali. 

Nelle settimane successive, vedendo che venivo letto da visitatori sparsi per il globo e che nei blog non era stato possibile inserire il traduttore automatico, prima iniziai a tradurre in inglese tutti i post, ricopiando da Google traslate e incollando e poi in 36 diverse lingue, visto che UMORISMO PER DENTIERE era seguito da tantissimi Stati diversi. Successivamente pubblicai copie dei file dei racconti per bambini in Inglese in nuovi blog appositamente aperti (in totale sono diventati 7 i blog per racconti per bambini). Apersi un blog per pubblicare le mie poesie: ANDAR PER POESIE, dopo i blog surreali sono diventati quattro, quelli di umorismo tre, quelli di SPIRITUALITA’ E FILOSOFIA quattro, ho aperto un blog per raccogliere alcune vignette che avevo improvvisato il 7 febbraio del 1990. Ho aperto un blog per contenere dei racconti che avevo scritto tra il 2009 e il 2012. Sempre nel 2012 ho aperto due blog per contenere le opere artistiche di mia moglie e di mio suocero (SFUMATURE A PROFUSIONE e DIPANANDO COLORI). Infine apersi il blog INTERSEZIONI DI LINGUAGGI, con lo scopo di fare da vetrina per gli altri 23, contenendo i link di tutti, in modo da permettere di poter visitare anche i blog meno indicizzati in Google, ma poi assunse una sua particolare fisionomia che lo fece diventare, insieme a UMORISMO PER DENTIERE il blog più visitato e ben indicizzato. Purtroppo i crescenti impegni lavorativi mi impedirono di poter continuare a pubblicare ai ritmi precedenti di 5-10 post al giorno e rallentai sempre più fino ad arrestare la lavorazione dei blog nel 2018, anno a cui risalgono gli ultimi post pubblicati.

Quante ore dedichi al giorno alla scrittura e solitamente a che ora preferisci scrivere?

R: Non ho mai avuto un orario preciso, anche perché esercito la scrittura come hobby, come sfogo meditativo e poetico, libero da vincoli contrattuali con Editori. Il tempo di scrittura quindi ha sempre risentito di questa diversità di condizione rispetto a poeti e scrittori puri, che vivono del loro lavoro di scrittura e che sono obbligati a passare molto tempo a scrivere. Ho sempre dedicato dei ritagli di tempo allo scrivere, più o meno lunghi a seconda della durata e della qualità dell’ispirazione.

Secondo te cosa pensa la gente dei poeti e degli scrittori?

R: in questa epoca dominata dal tecno-logismo social e dall’iper-connessionismo le persone che continuano ad occuparsi di poesia e di scrittura vengono certamente viste con distacco e con una considerazione minore rispetto ad epoche precedenti in cui i libri conservavano ancora un’aura di rispetto e di notevole considerazione. A testimonianza di ciò basta osservare con che frequenza è possibile trovare cataste di libri gettati nei cassonetti del cartone, come se si trattasse di semplici oggetti di consumo, alla stregua di lamette usate od altro, che terminano in fretta il loro ciclo di utilizzo. Purtroppo spesso è anche vero che la qualità della scrittura risulta notevolmente più scadente di una volta, proprio perché risente del generale decadimento culturale in atto. Quando ero piccolo, quello che era scritto in un libro veniva quasi considerato legge, in quanto ritenuto depositario del sapere,  le persone che pubblicavano erano relativamente poche e molto selezionate. Oggi chiunque può essere in grado di pubblicare, ma non sempre i suoi scritti risultano meritevoli di esserlo.

Cosa consigli a chi vuole iniziare a scrivere?

R: di leggere prima molto, di tutti i generi di scrittura, perché nella varietà è più facile individuare quello che piace di più. Occorre imparare ad ascoltare ciò che è stato scritto da altri, perché i libri ci parlano, in realtà, quando li leggiamo, con la voce dell’animo di chi li ha scritti. Leggendo molto si possono fare i confronti e trovare la giusta vena narrativa o poetica adatta a dar voce al proprio animo. In fondo tutti possono essere poeti o scrittori, ma occorre riuscire a raggiungere le corde più sensibili, altrimenti lo scrivere  rimane un mero esercizio automatico, del tutto privo di sentimento, magari una buona imitazione dello scrivere altrui, però scollegato dal proprio sentire. 

Stai già scrivendo il tuo prossimo libro e nel caso ce ne puoi parlare?

R: in verità degli aspiranti libri sono già scritti, ma devo trovare il tempo per migliorarli, stanno lì ad aspettare pazientemente : alcuni sono le raccolte di racconti per bambini a cui servirebbero un po’di disegni a commento, poi ci sarebbe una breve silloge scritta nel 2007, la raccolta di racconti surreali “Come tanti minuscol io”, già pubblicata on-line, ma non in cartaceo a cui si abbinerebbero bene dei significativi commenti grafici…

Progetti e sogni nel cassetto?

R: ho un cassetto molto capiente dove ho riposto molti spunti: nel 2009 avevo iniziato a delineare un personaggio per un libro per ragazzi, visto che c’era un concorso indetto dal Battello a vapore, nel 2013 avevo iniziato a scrivere qualcosa di surreale e mi ero messo a leggere Calvino (Le città invisibili, Lezioni americane …).

Il problema è che ho una ispirazione molto variegata, che assume sembianze diverse e per riuscire a concludere un progetto devo riuscire a mantenere inalterato il tono di scrittura, cosa non facile, visto che il mio scrivere attraversa diversi territori …