Non chiedermi d’amare in un modo che

non m’appartiene, che non so far mio.

Sarebbe come chiedere all’acqua di

non fluire, al vento di stare fermo.

Prendi di me quel muoversi costante

dell’alta marea che s’abbatte sugli scogli

del vivere e che sembra sommergerli;

quell’attendere l’ora e poi rimpiangere

la sua fugacità.

          Ama l’incostanza di un’anima

inquieta che anela ad altro ma che teme

la perdita di quel sé in cui si riconosce.

Non chiedermi di dare acqua a fiori

che non posso coltivare: ama di me

la margherita che vuol essere rosa

la rondine che vuol essere  gabbiano

e il canto che vuol essere  melodia …

              Ama  quelle cose che trascorrono

nell’essere se stesse pur sognando

di essere qualcos’altro a cui non possono

somigliare se non per difetto.

                   Ama di me quel trascolorare della

notte che si fa comunque alba.