Il mio romanzo è debitore ai molti incontri avuti nel corso degli anni con gli immigrati e i rifugiati politici, grazie all’attività svolta come insegnante di lingua italiana e successivamente come operatrice Sprar (acronimo di Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Ho ascoltato racconti incredibili per i nostri giorni, storie affascinanti di Paesi lontani che hanno risvegliato in me il desiderio di far capire  sentimenti e sogni di questi uomini. Credo profondamente che il razzismo nasca dall’ignoranza, dalla non comprensione dell’altro, e che quindi soltanto attraverso la conoscenza sia possibile comprendere che nel profondo siamo tutti collegati da fili invisibili. Si dice che lo sbattere d’ali di una farfalla possa generare un uragano in un’altra parte del globo (The Butterfly Effect), allo stesso modo la sofferenza delle popolazioni del sud del mondo si riversa nelle nostre vite influenzandole, anche se non ce ne rendiamo pienamente conto.

Nel romanzo i destini di giovani italiani si intrecciano a quelli di giovani stranieri evidenziando quanto la vita sia complicata a tutte le latitudini, ma altrettanto preziosa e degna di essere vissuta intensamente. Le figure femminili rivestono un ruolo chiave, poiché ritengo che siano le meno ascoltate in tutte le società. In Italia, come in Africa, seppur con caratteristiche diverse, la donna resta in secondo piano: nella nostra nazione costretta a scimmiottare l’uomo per poter raggiungere ruoli di potere, in Africa obbligata a fuggire oppure a subire violenze.

Di seguito un breve estratto che riguarda una ragazza somala:

“Zahara. Nome che evoca terre aride e riarse come il deserto che nel nord taglia il continente africano. Zahara, estirpata dalle sue radici e costretta ad attraversare quel mare subdolo e dorato. Lacrime più calde della sabbia arroventata avevano solcato la sua pelle liscia. Lacrime sprecate al vento che faceva piroettare granelli nel vano tentativo di offuscare il sole. Gocce d’acqua che non avrebbero donato alcun sollievo alla terra, e non avrebbero prodotto neanche miseri germogli isolati. Lacrime che semplicemente si univano ai suoni misteriosi del vento, un canto disperato di berbere in lutto. Zahara, che come promesso dal nome datole alla nascita*, era di una bellezza disarmante. E la sua avvenenza sarebbe stata anche la sua rovina”.

Da “Biglietto Solo andata, Alessandra Solina, Libeccio Edizioni, Gruppo CTL Editore, 2020

In copertina “Sogno” dell’artista Xixi Wang

*nome di origine araba, utilizzato in varianti simili anche in lingua swahili, che significa “bella e profumata come un fiore”.

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