Ciao amici, vi lascio un mio racconto da leggere.

                   Il dono di Luca (di Sergio Pizio)

Il violento temporale si esaurì alle prime luci dell’alba,lasciando lungo la banchina portuale numerose e ampie pozzanghere d’acqua all’interno delle quali si riflettevano i colori accesi del nuovo giorno. L’aria risultava piacevolmente fresca e delicatamente intrisa di salsedine, mentre la vigorosa brezza proveniente da Sud sorvolava e accarezzava la superficie del mare creando dei vortici d’aria ascensionali, decisamente ottimali per il volo dei gabbiani che sapevano perfettamente come sfruttarli al meglio. Il loro garrito assomigliava a un armonioso cantico volto alla natura e libertà nello spiegare la ali nell’immensità del cielo.

Nel frattempo il giovane Luca s’affrettò a chiudere la porta di casa stringendo in una mano una piccola sacca di stoffa scura, attraversando successivamente la strada provinciale semi deserta a quell’ora, per poi infilarsi rapidamente e agilmente all’interno di una viuzza strettissima lunga circa una cinquantina di metri che sfociava direttamente nella zona rimessaggio del porticciolo.

Il ragazzo rallentò i passi costeggiando una robusta e alta rete d’acciaio intrecciata, dietro la quale sorgevano a poca distanza una decina di hangar semiaperti dentro i quali si potevano intravvedere dei magnifici e lussuosi yacht, tra cui il Ferretti 730 e il Jurata Arcadia 115, veri gioielli galleggianti.

Luca sospirò appoggiando i palmi delle mani e la fronte nella rete d’acciaio fantasticando con la mente. Lo faceva sempre ogniqualvolta passava da lì sgranando i grossi occhi verdi immaginandosi di salire a bordo di uno di quei stupendi yacht con la compostezza e coraggio di un temerario Capitano nell’affrontare il mare aperto, tenendo lo sguardo fisso verso l’orizzonte senza mai voltarsi, scomparendo oltre la linea.

Di seguito Luca riprese a camminare. Percorrendo gli ultimi otto metri circa, sopra delle spesse travi di leccio che ricoprivano un voluminoso sprofondamento del terreno provocato dall’erosione sottostante di una falda acquifera, entrando subito dopo nell’officina meccanica nautica del padre.
<< Ciao pà >> esclamò il giovane posando la piccola sacca scura sopra uno sgabello di legno, osservando due grossi motori fuoribordo completamente smontati sopra al banco prova.
<< Hai fatto colazione?>> mormorò l’uomo sollevando appena il capo, stringendo dei bulloni con una chiave a cricchetto. Il giovane non rispose, dirigendosi rapidamente verso il banco prova.
<< Caspita, due motori Man V12 Power Star>> esordì Luca, spalancando i grossi occhi verdi.
Il padre annuì dondolando la testa.
<< Esattamente figliolo, due mostri da oltre 1200 cavalli di potenza, montati sul Riva 66 Ribelle Premiére>>
<< Wow…>> esclamò il giovane radiografando con occhi rapiti ogni minimo componente dei motori. << Chi è il proprietario? >> soggiunse con voce incuriosita corrugando la fronte.
<< Luca Grasso, amministratore delegato della Luxottica>> rispose il padre posando per un attimo la chiave a cricchetto.<< Quando puoi permetterti di firmare un assegno da oltre cinque milioni di euro, non ti poni troppe domande filosofiche sulla vita>>
Luca lo ascoltò emettendo una risatina.<< Credo proprio di no>>
<< Allora figliolo, hai già fatto colazione?>> gli domando nuovamente il padre aprendo la sacca di stoffa scura, prelevando due consistenti fette di crostata di ciliege. Il ragazzo fece un cenno con una mano, ritornando a osservare quei motori, la sua era una vera passione.
<< Farai tardi a scuola Luca >> osservò l’uomo gustando la crostata.
<< Si ora vado >> mormorò distrattamente il giovane sospirando. In realtà avrebbe preferito restare nell’officina con suo padre, aiutandolo a pulire e rimontare quei magnifici motori Man magari lucidando i condotti di aspirazione, e poi magari andare a pescare dietro al porticciolo seduto sulla banchina con le gambe a penzoloni usando la sua nuova canna da pesca Mitchell con il mulinello della Shimano ancora da montare.
<< Avrai tutto il tempo per andare a pescare >> aggiunse il padre, quasi a leggere i pensieri del figlio, pulendosi le mani con un tovagliolo di carta.
<< Papà io…>> il giovane si bloccò rimanendo con la bocca semiaperta, incrociando lo sguardo del padre. << Sai una cosa, ci sono momenti in cui vorrei essere invisibile, senza avere nessun contatto con altre persone>>
Il padre abbassò per un attimo lo sguardo emettendo un lungo sospiro, lisciandosi il mento con una mano.
<< Si lo capisco cosa intendi dire >> soggiunse l’uomo con una certa apprensione nella voce.<< Ne abbiamo già discusso molte volte in casa, anche la mamma è preoccupata ma consapevole del fatto che il tuo sia una specie di dono e…>>
<< Lo pensi anche tu papà? >> indagò Luca aggrottando la fronte.
<< Credo di si >> pronunciò il padre dondolando il capo con lieve imbarazzo nel tono di voce, impotente di fronte a un qualcosa di incomprensibile che sfociava nell’ignoto. Non esistevano spiegazioni a riguardo, tutte le visite e le varie TAC che Luca si sottopose presso i migliori centri specializzati diedero sempre esito negativo, escludendo malattie o altre forme di patologie sconosciute o rare.
<< Succede a volte che la strada della scienza incrocia quella della religione creando un punto interrogativo>> asserì l’uomo allargando le braccia. << Tua madre sostiene che bisogna avere fede e pregare Dio per avere delle risposte>>
<< Può essere. Ad ogni modo non è piacevole indossare i guanti, specialmente ora che si avvicina l’estate >> pronunciò Luca indossandoli, raggiungendo la porta dell’officina.
<< Ci devi convivere Luca, non puoi fare altrimenti. Magari un giorno questa cosa sparirà da sola >>
Il giovane annuì con un sorriso.<< Certo papà>> disse avviandosi verso la scuola.

Scuola Alessandro Manzoni
Ore 8.00

Nella classe regnava il caos, i ragazzi strillavano rincorrendosi creando un totale disordine. La maestra tardava ad arrivare e la giovane quanto inesperta supplente non riusciva a gestire la situazione, la sua autorità veniva umiliata e soppressa da un paio di bulli che innescavano continui schiamazzi.
Luca prese posto nel banco della penultima fila, accanto alla grande finestra restando a osservare il passaggio di una nuvola oscurare per qualche secondo la luce del sole, isolandosi da tutto quel fracasso.
<< Perché porti i guanti?>> la voce squillante della ragazza dai lunghi capelli biondi fece quasi sobbalzare il giovane dalla sedia.
<> insistette lei fissandolo negli occhi con un sorrisetto malizioso. <>
Luca scosse il capo, mettendo le mani sotto il banco, ma la reazione della ragazza richiamò l’attenzione dei due bulli i quali si avvicinarono con fare spavaldo e minaccioso.
<< Che succede Eva, questo bamboccia ti da noia?>> pronunciò il bullo più grasso con voce sprezzante, poggiando i gomiti sul banco.
<< Indossa i guanti, non mi sembra normale>> esclamò lei sollevando le spalle, senza comunque dare troppa importanza alla cosa.
Nel frattempo la supplente decise di andare a chiamare il Preside, informandolo sulla situazione.
<< Allora bamboccio e vero che indossi i guanti?>> lo schernì con sarcasmo l’altro bullo pizzicando le orecchie di Luca, il quale si scostò da una parte provocando una brusca reazione da parte di quei due stupidi ragazzi.
<< Ehi, bamboccio vuoi che ti rompa la faccia? >>
<< Non cerco grane, lasciatemi stare per favore>> rispose Luca senza scomporsi sostenendo lo sguardo. Non aveva paura.
<< Ma sentitelo il signorino, vuole essere lasciato in pace>> lo schernì quello più grasso.<< Chiedi scusa a Eva>>
<< Che cosa…>> mormorò Luca corrugando la fronte.
<< Avanti, mettiti in ginocchio e chiedile scusa!>> gli ordinò battendo un pugno sul banco. La ragazza si fece avanti cercando di placare la situazione.
<< Non mi sembra il caso >> disse lei incrociando lo sguardo di Luca.<< Ognuno è libero di fare ciò che vuole e…>>
<< Piantala di frignare Eva>> abbaiò quello più magro.<< Ora il nostro amico si inginocchierà per domandarti scusa>>
<< Non è il caso, smettetela perché vi comportate così!>> sostenne Eva con enfasi mettendosi accanto a Luca.
<< Sei una stupida>> esclamò il bullo strattonandola violentemente per un braccio, facendola rovinare per terra.
In quel momento la supplente entrò nella classe seguita dalla maestra e dal Preside.
<< Che sta succedendo qui>> tuonò la maestra, accorrendo verso Eva riversa a terra inerme, mentre tutti i ragazzi presero immediatamente posto nei loro banchi, anche i due bulli rimasero avvolti nel silenzio più totale. Il Preside preoccupato si chinò cercando di sollevare la ragazza da terra.
<< Sembra sia svenuta>> pronuncio flebilmente la supplente tremando sulle esili gambe.
<< Giuro che questa volta non la passerete liscia>> disse la maestra con voce tonante guardando i ragazzi nei volti spaventati.
<< C”è del sangue, ha battuto la testa>> pronunciò il Preside.<>
La maestra si fiondò fuori dalla stanza, con il volto arroventato dalla rabbia.
Luca con movimento rapido si sfilò i guanti e chinandosi posizionò le sue mani sulle braccia di Eva
<< Che stai facendo>> domandò il Preside scuotendo il capo.
<< Nulla di grave, si riprenderà >>
<< Non è il caso di fare stupidate del genere>> lo rimproverò il Preside con espressione severa.<< Piuttosto dammi una mano a sollevarla>>
<< Meglio di no>> rispose seccamente Luca
<< Come sarebbe a dire, cosa sei uno sciamano forse?>>
<< Le posso parlare in privato?>>gli sussurrò Luca
Il Preside acconsentì seguendolo sull’uscio della porta.
<< Mi ascolti, la caduta potrebbe avere causato una leggera lesione a una vertebra, nulla di grave se non fosse che Eva è incinta>>
Il preside sbiancò in volto.
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<< D’accordo faccia come crede, però si prende tutte le responsabilità>> pronunciò Luca senza scomporsi.
L’uomo digrignò i denti fissandolo attentamente in volto.
<< Eva si sta riprendendo>> esclamò la supplente agitando le mani per aria, Il Preside raggiunse la ragazza, inginocchiandosi bisbigliandole qualcosa all’orecchio. Dopo qualche istante il dottor Berardi prestò le prime cure alla ragazza, la quale ammise di essere incinta da circa due mesi. Il Preside seguì il consiglio di Luca, preferendo aspettare l’arrivo dell’ambulanza, e dalle indagini cliniche risultò esattamente quello che disse Luca attraverso il contatto con le mani.
Il giorno successivo Luca si recò nel porticciolo a pescare con la sua nuova canna Mitchell montando finalmente il mulinello della Shimano sedendosi sulla banchina con le gambe a penzoloni.
Ora sapeva dare un senso a quel dono ricevuto.

                                                          Sergio Pizio