“Messalizzanti”: una lunga crisi, di Dario Fornaro

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Alessandria: Dopo quasi cinque mesi di aspre difficoltà indotte dal CV 19, sono ancora in corso le identificazioni il dimensionamento delle conseguenze, dirette e riflesse, della pandemia e, tra le “conseguenze”, sembra lecito annoverare e classificare anche le notevoli, inedite misure di contrasto e di contenimento del contagio adottate, in via d’emergenza – e in sintonia con le cure mediche vere e proprie – dai Pubblici Poteri.

In effetti, e banalmente, senza l’ospite inatteso e dilagante, nessuna misura specifica e conseguente ci avrebbe cambiato la vita (abitudini e attitudini) transitoriamente o nel profondo che sia.

Argomenti per prendere  atto di conseguenze, specie indirette, delle manovre di contrasto/contenimento non mancano, anche in territori laterali e imprevedibili dello “spegnimento”, o forte limitazione, delle tradizionali prestazioni di servizio.

Ad esempio – e ad onta dell’improprietà di parlarne come prestazione di servizio –  è saltato agli occhi che la partecipazione dei fedeli alla messa domenicale ha segnato un visibile arretramento di tipo securitario,  anche se le autorità ecclesiastiche hanno adottato tempestivamente le comuni cautele di compresenza e contatto personale dei convenuti.

Ciò detto possiamo congedare il coronavirus, che pure, si fa per dire, ci ha messo la coda, per rientrare nel problema di lungo corso della partecipazione dei fedeli alla messa domenicale in rapporto alla potenzialità demografica dei territori afferenti alle singole parrocchie.

Se selezioniamo questo tema, a dir poco complesso e ormai prolungato nel tempo, non è per aggiungere un’opinione al coacervo già raggiunto, ma perché, nel nostro piccolo contesto, la diocesi di Alessandria, disponiamo, sul fenomeno, di un riferimento numerico-statistico (una specie di “noi eravamo qui”) certamente datato, ma egualmente di non comune risorsa. Alludiamo al “tasso di messalizzazione” riferito alla domenica del 13 marzo 1966 e alle 68 parrocchie della diocesi, distribuite, anagraficamente, sulle 27 circoscrizioni comunali vigenti.

Dati, metodi e commenti della rilevazione sono stati pubblicati in apposito volume nel gennaio 1969: Rapporto sulla pratica religiosa nella diocesi di Alessandria  (Arte Grafica, pp.114, L.2000), con prefazione del Vescovo Almici . Il discreto intervallo tra rilevazione e pubblicazione degli esiti è dovuto al lavorio tecnico-illustrativo (eravamo ai tempi delle schede perforate e centri meccanografici) intrapreso con determinazione dai promotori e curatori della non comune indagine socio-religiosa. Schede dei “messalizzanti”, riconsegnate ed elaborate, ben 39.095.

Se abbiamo ripescato dalla memoria questo ormai antico contributo d’analisi, non è, o non è solo, per sottolineare una pagina interessante del cattolicesimo alessandrino d’antan, ma è per riprendere lo “strillo editoriale” che adornava la copertina del volume ricordato: UNO OGNI TRE A MESSSA. Cioè la sintesi estrema della ricerca: un terzo (sottinteso: appena) della popolazione residente  osserva la pratica domenicale.

Gli è che, cinquant’anni dopo, questo rapporto (1:3), nella piccola diocesi di Alessandria così come nel contesto più generale, temo che ce lo posiamo sognare!

L’evoluzione “a calare” è così evidente e diffusa che le sensazioni “spannometriche” possono, in primo grado, sostituire decorosamente i raffronti statistici censitari, tra l’altro sempre più desueti a fronte di sondaggi e campionamenti sempre più sofisticati.

Con questa auto-licenza d’azzardo, sembra di poter oggi rettificare l’uno ogni tre originario, nel senso che gli ottimisti potrebbero assestarsi sull’uno ogni cinque  e i pessimisti dilagare verso l’uno ogni dieci.

Tanto poi per complicare il quadro, se accanto all’andamento dei “messalizzanti” dovessimo guardare anche al connesso fenomeno degli “officianti” (i sacerdoti sul territorio), troveremmo  egualmente un significativo arretramento, nel tempo, di questi soggetti strategici . In tre decenni – 1990-2019 – come aggiorna La Stampa del 21.7.us – il corpo sacerdotale si è ridotto del 16%: da 38.000 a  32.000.

Tra  messalizzanti e officianti il processo di recessione  sembra dunque ineludibile e difficilmente rimontabile, almeno in tempi non storici e il mondo cattolico ha di fronte un enorme problema di “ricucitura” tra proprie componenti essenziali e demograficamente cedenti.

Altro che virus!

E la ricerca alessandrina propriamente  ricordata? E’ nostra intenzione ritornarci su: per il valore del lavoro e per  tentare, con l’ausilio del personaggio-chiave dell’avventura socio-statistica, un raffronto fra tempi e ambienti e progetti visti a di diversi decenni tra loro.

Alla prossima.