Migranti e Covid-19, inaccettabili le distorsioni e le discriminazioni

Il Coordinamento piemontese di DemoS-Democrazia Solidale denuncia il fenomeno, sempre più diffuso, di disaggregare i dati quotidiani sulla pandemia da Covid-19 indicando la provenienza dei nuovi o degli attuali contagiati.

“Casi raddoppiati a causa loro”: queste le giustificazioni del Governatore del Piemonte Alberto Cirio. Questo modo di dare informazioni sul Covid-19, così come l’introduzione, da parte di altre regioni, della categoria “casi d’importazione” e dichiarazioni anche come quella recente dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti sulla “evidente correlazione” tra immigrazione e pandemia rischiano d’innescare lo stigma sociale, intesa come l’associazione negativa tra una specifica malattia e un gruppo di persone che hanno in comune determinate caratteristiche, nei confronti di quanti vengono colpiti dalla malattia, con gravi conseguenze per le persone prese di mira.

“Nel caso di una pandemia come quella da Covid-19, lo stigma sociale può comportare, come ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  che ‘le persone vengano etichettate, stereotipate, discriminate, allontanate e/o siano soggette a perdita di status a causa di un legame percepito con una malattia’” si sofferma la coordinatrice regionale Elena Apollonio.

Per evitare questo pericolo l’Oms, in collaborazione con la Federazione internazionale della Croce rossa e Mezzaluna rossa e l’Unesco, ha elaborato una guida per prevenire e affrontare lo stigma sociale associato a Covid-19, mettendo in guardia, in particolare le istituzioni governative dall’utilizzo di parole che possono avere un forte impatto negativo su gruppi che vengono associati alla malattia ma anche sulla gestione dell’epidemia nelle comunità locali.

“Chiediamo alla Regione Piemonte e a ogni altra istituzione pubblica di evitare di associare il Covid-19 ai migranti o a qualsiasi altro gruppo nella società non solo perché ciò violerebbe la dignità delle persone, ma anche per il grave rischio di esclusione, anche a carattere violento, delle persone immigrate, rifugiate o richiedenti asilo, se venissero percepite come ‘untori'” puntualizza la coordinatrice provinciale Paola Ferrari.