Appunti di un ragionamento ( capitoli 3 e 4 ) di Bruno Mattu

Un romanzo di Bruno Mattu che si compone di 14 capitoli, pubblicheremo 7 post in sequenza con due capitoli ciascuno, ecco il 3° e il 4°… Pier Carlo Lava 

“Premessa”

Nella vita di un uomo la Luce gioca sempre un ruolo fondamentale, fin da quando apre gli occhi per la prima volta e lascia che vi penetri dentro.

Senza di essa non riuscirebbe neppure a guardarsi e a capire chi è o cosa potrebbe essere.

Ne sono passati di anni dal momento in cui Stelvio ha conosciuto la Luce.

E’ un nome buffo il suo, di quelli che non si sentono spesso in giro. Lo conoscono in pochi e sono loro che lo chiamano quelle rare volte che lui si sente chiamare da qualcuno. Molti che lo frequentano non ci sono più: i lustri quando passano e ne trascorrono in tanti, sembra che non possano fare a meno di cancellare da vicino le persone che più sono care. Una persona più va avanti e più gli sembra di vivere come in una forma di groviera, circondato da tanti buchi, i vuoti lasciati da coloro che sono volati via, dai quali non si può avere più la risposta alle domande che gli si fanno. La tristezza viene proprio da quell’improvviso silenzio che tace a tutte le domande.

Ha il nome di una montagna: forse perché la madre nel generarlo aveva avuto l’impressione di vedervi una persona forte, salda sui propri principi, come sono salde le pendici di una montagna.

Il padre l’aveva visto, ma era troppo indaffarato nei suoi impegni di lavoro per trovare il tempo di pensare un nome.

Stelvio. Ora che sono trascorsi decenni, la cima della sua persona si è imbiancata, proprio come la vetta di quel monte da cui trae il suo nome.

Non è molto alto , ma le sue gambe sono ancora solide.

In questo mondo in cui si misura tutto, dal primo respiro all’ultimo anelito, si sente sempre il bisogno di paragonare. Anche l’età delle persone viene paragonata a qualcosa per rendersi conto del suo trascorrere, anche se basterebbe guardarla in fondo agli occhi una persona e capire che quella che le si attribuisce con i numeri, in realtà è diversa da quella che essa vive dal di dentro.

Anche lui esprime con gli sguardi un’età differente da quella che i capelli bianchi, il viso scavato e le dita lasciano presumere.

In effetti si può parlare di un’età indefinita.

E’ lo spirito che si ha dentro che determina il reale stato d’invecchiamento di una persona.

Spesso le persone giovani sono maggiormente invecchiate di quelle anagraficamente anziane.

Sono gli occhi che fanno la differenza tra le persone, o meglio, è dagli occhi che si scopre quanto si sono arrugginite le persone.

Gli sguardi di chi si volge intorno rivelano apatia e indifferenza o curiosità e interesse.

Chi è sicuro di aver già visto tutto, non spreca tempo a voltarsi e si annoia a tenere ancora a lungo gli occhi  aperti. Chi , invece, sente di non aver affatto imparato mai abbastanza, non vorrebbe mai chiudere gli occhi e si aggira  con la stessa ingenua curiosità di un bambino.

Un bambino, già, ma chi riesce ad esserlo a lungo?

Cap. III

 “Il diritto di sbagliare

Ogni individuo che inizia il suo cammino, si trova ad affrontarlo circondato da altri individui più grandi e più piccoli di lui.

Ognuno di essi possiede il suo punto di vista e lui stesso ne ha uno dentro la sua mente, come fosse una lente attraverso cui guardare tutto ciò che lo circonda. Il guaio è che ognuno pretende che il proprio sia quello giusto e, all’inizio soprattutto, nessuno vuole ascoltare le ragioni dell’altro e prosegue il proprio cammino sempre guardando solo attraverso il proprio punto di vista.

Così facendo non si è obiettivi e si rischia di commettere tutta una serie di errori nei confronti degli altri individui.

Superata la prima fase di totale egocentrismo, l’individuo capisce di non essere il centro dell’Universo, rispetto al quale tutto deve ruotare, ma un semplice, piccolo, infinitesimo satellite che obbedisce come gli altri alle Leggi del sistema società ne quale si trova a vivere.

Tanto più uniforma il suo modo di agire ai dettami del sistema, tanto più si sentirà integrato in esso e la sua vita sarà scevra da problemi.

Ma ogni individuo porta in sé un proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze, anche innate, che sente di dover tirare fuori, anche in barba alle rigide leggi. Del resto un uomo non è un automa, destinato a seguire pedissequamente un percorso già stabilito.

Se così fosse stato, la società umana non avrebbe mai subito modifiche dal suo primo esistere ed oggi ci ritroveremmo ancora a vivere come nell’Età della Pietra.

Ogni uomo racchiude in sé un’infinità di sfaccettature che, illuminate dalla Luce, possono a loro volta rischiarare di luce riflessa ed anche correggere direzioni intraprese che non portano da nessuna parte.

Del resto nessuna maggioranza può racchiudere in sé la ragione se i suoi componenti somigliano per comportamento un po’ troppo alle pecore, che, pur di seguire un capo, sono disposte a rinunciare ad usare il proprio, per non affaticarsi.

E’ solo durante il cammino che se ne capisce l’asprezza dei passi e si può percepire una direzione verso cui dirigersi. Per costruire un percorso occorre il coraggio dei passi da compiere, non avendo paura di sbagliare e mettendo tutto se stesso nell’impresa.

Non si vive con la vita di un altro, ma con la propria e non se ne ha un’altra di scorta.

I sentieri che danno più soddisfazione sono quelli ancora poco battuti e in salita, da percorrere con l’attenzione dovuta e con la giusta moderazione. Occorre stare attenti alle buche del terreno ed ai rami bassi degli arbusti e degli alberi che ostacolano perché vogliono tenere per sé ciò che nascondono.

Se si ha il giusto rispetto, nessuno possiede un egoismo infinito.

Le strade larghe, asfaltate e in discesa portano all’assuefazione ed all’apatia. Annoiano perfino i più pigri e terminano all’improvviso nel nulla, lasciando nella più completa inutilità quegli sprovveduti che le percorrono, attratti dalla loro facilità.

Stelvio si è fatto un concetto tutto suo delle strade che ha percorso, anche di quelle che si sono rivelate essere vicoli ciechi.

Nessun vicolo cieco può impedirgli di guardare oltre e proseguire con energie nuove il cammino.

Quanta forza occorre mettere nei propri passi? 

Cap. IV

 “La forza dei propri passi

Quando cammina, ognuno imprime nel terreno delle orme, la cui profondità dipende dalla convinzione con la quale compie i passi.

Non tutti si procede allo stesso modo.

Ci sono individui che tentano di proseguire quasi svicolando gli altri, senza preoccuparsi delle persone che hanno accanto in quel momento, anzi si divincolano dalla loro vicinanza, infastiditi dalla loro umanità.

I loro obiettivi sono lontani e per raggiungerli non si preoccupano affatto di compiere scorrettezze: davanti a loro ci sono solo mezzi da cogliere in fretta per arrivare ai loro scopi, prima che vengano colti da altri.

Tutti si è in corsa e vince chi arriva prima. I loro obiettivi sono alti e per avvicinarli non disdegnano d’arrampicarsi anche sui corpi e sulle teste dei loro vicini. Calpestano tutto pur di giungere in cima, anche tutte le dignità altrui che gli capitano davanti.

Gli uomini non sono scimmie e sono scesi dagli alberi da migliaia e migliaia di anni proprio per intraprendere un cammino evolutivo che li ha condotti dove sono oggi, perché dovrebbero comportarsi come se lo fossero?

Lascia che siano altri a correre dietro i loro impegni e a passare avanti.

Nessun uomo che percorre il proprio cammino con la forza della sua umanità si preoccupa della fretta che lo circonda: ha bisogno di ponderare e di imprimere ai suoi passi la giusta determinazione.

Oggi vengono studiate le orme di enormi rettili vissuti milioni di anni fa per capire, se possibile, cosa hanno provato quando quelle impronte venivano lasciate, se sapevano dove stavano andando e se iniziavano a percepire cosa li attendeva. Nessuno è in grado di trovare delle risposte, ma ognuno davanti quelle buche rimaste nella terra a forma delle loro zampe non può fare a meno di porsi delle domande: è l’emozione di un cammino che riaffiora a distanza di ere geologiche.

La forza che vi era stata impressa è ancora lì e parla a noi come se fossero ancora fresche.

Come si fa a non ascoltare ciò che quegli antichi passi hanno ancora da dire? Anche a noi, si! Così progrediti, ma al tempo stesso così fragili?

Non conta il numero dei passi che vengono fatti, quanto la sostanza che vi si riesce a racchiudere nel farli!

Stelvio di quelli ne ha fatti tanti, più o meno sostanziosi, come tutti del resto.

Su cosa imprimiamo i nostri passi?

Continua…

Capitoli precedenti

Capitoli 1 e 2 https://alessandria.today/2020/08/08/appunti-di-un-ragionamento-capitoli-1-e-2-di-bruno-mattu/