Racconti: Fruscio, di Vittorio Zingone

Fruscio d’esanimi foglie mi mette scompiglio nell’anima;  negli occhi mi mette cordoglio l’innumere albero spoglio. S’intride ogni cosa di umido all’ombra di selve assonnate; invano si cerca la luce che allieti il cangiante fogliame.    

Un tunnel di rosso e di giallo proietta gli stanchi pensieri in un magico mondo fatato  che sciogliermi l’anima in pianto.    
O sole, dov’è lo splendore di vita che in luglio tra fronde foltissime pennellavi con mani espertissime su queste lacustri colline, sul selvoso Vergante affacciato su vasto, accogliente Verbano?    

Dov’è il tuo estro d’artista vulcanico in questo ottobre morente?   Ormai gli arcani pennelli intingi ad occhi bendati nel rosso e nel giallo e stendi sulle foglie morenti  pennellate che stringono il cuore in un ultimo afflato d’amore.   

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