TI SFOGLIAI COME UNA ROSA, di Juan Ramòn Jiménez

Recensione di Elvio Bombonato

Ti sfogliai, come una rosa,

per vedere la tua anima,

e non la vidi.

                   Ma ogni cosa intorno

– orizzonti di terre e di mari -,

tutto, infinitamente,

si colmò di un’essenza

immensa e viva.

Juan Ramòn Jiménez,  

Jimenez (Huelva 1881 – Puerto Rico 1958), qui nella traduzione eccellente dell’ispanista Francesco Tentori Montalto, visse prevalentemente a Madrid; dopo il 1939 si stabilì negli Usa, insegnando all’università; nel 1956 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.  Fa parte dell’eccezionale gruppo di poeti spagnoli del ‘900, insieme a Machado, Garcia Lorca, Salinas, Alberti, Dario.

Questa lirica è mirabile per concisione e apertura: parte da un gesto banale, per ampliare l’orizzonte, dalle terre e dai mari, fino all’infinito.  Il tu è la donna amata, la moglie Zenobia Aymar, traduttrice, tra l’altro, di Rabindranath Tagore.

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