Cari amici di Alessandria Today, le letture non vanno in ferie, e con immeso piacere voglio oggi proporvi l’interessante intervista ad un’autrice che mi ha profondamente colpito. Il suo romanzo “Morso di rana” è stato una piacevole sorpresa che a tratti mi ha anche turbato, visto l’argomento molto attuale e forte. Ma non voglio anticiparvi nulla! Godetevi l’intervista! 🙂

Cara Margherita, come sai la mia primissima domanda è sempre quella. Presentati ai nostri lettori. Chi sei? Sono Margherita Boldini, sono nata e cresciuta nell’entroterra veneziano e attualmente vivo tra Italia, Portogallo e Cuba avendo un marito caraibico . Sono pensionata della Pubblica Amministrazione e mi dedico, tra le altre cose, a realizzare le mie passioni che sono principalmente la lettura, la scrittura e la pittura.

Come, quando è perchè ti sei avvicinata alla scrittura? Alla scrittura mi sono avvicinata quasi improvvisamente. Un’amica mi ha chiesto di accompagnarla ad un corso di scrittura creativa. Eravamo fresche pensionate tutte e due e quindi libere di gestire il nostro tempo a piacimento. E infatti questa iniziativa mi piacque molto. Tanto che mi ha fatto venire il ghiribizzo di mettermi alla prova scrivendo qualcosa di mio. Ho iniziato con racconti brevi e lunghi, che tengo in ordine nel cassetto. Poi un giorno iniziai a raccontare una storia un po’ più lunga e articolata, una storia che mi ha coinvolto, alla quale mi sono affezionata, che andava
avanti ad intervalli irregolari. Alla fine sono arrivata alla conclusione ed è nato il mio romanzo “Morso di rana”.

Come è nata l’idea di questo romanzo e quale messaggio volevi trasmettere? Mi attirava scrivere sulla realtà femminile, a volte difficile e dolorosa. Tra esperienze personali e esperienze indirette le informazioni non mancavano. Volevo mettere in luce come certi errori di interpretazione, dovuti al “cieco” amore o all’ingenuità della donna, portino a conseguenze anche gravi.

Quanto è stato duro per te rappresentare una certa figura maschile e le ripercussioni che ha avuto sulle figure femminili del tuo romanzo? Sulle caratteristiche del personaggio maschile principale del romanzo avevo qualche vaga idea. Per questo mi sono preparata chiedendo informazioni a specialisti e leggendo testi sull’argomento del narcisismo. La figura maschile protagonista del mio romanzo è sicuramente negativa.
Rappresenta molti uomini che abbiamo intorno e non sono precisamente come li vediamo in superficie. Io dico “quando ne conosci uno, allora puoi dire che li conosci tutti”. Questi uomini non amano le donne, spesso le feriscono e le uccidono anche e soprattutto psicologicamente. E’ chiaro
che, per fortuna, la maggioranza degli uomini non è così.

Quanto c’è di te – se c’è – nei personaggi descritti? “In ogni storia che scriviamo c’è sempre qualcosa di noi”. Questo l’ho sentito dire, e io credo che sia vero. Le nostre esperienze dirette, quelle raccontateci da nonne, madri, sorelle, amiche, quelle viste con i nostri occhi, quelle che leggiamo sui quotidiani o sentiamo nei notiziari, ogni informazione che percepiamo durante la vita formano il bagaglio personale di ognuno di noi. Da
questo bagaglio traiamo gli spunti per le nostre storie.

Il romanzo è ambientato nella provincia di Treviso. E’ un territorio a te caro? Il territorio trevigiano l’ho conosciuto in età giovanile, meta del mio tempo libero in compagnia. Treviso non è una grandissima città e in questo sta forse il suo fascino. Assieme alle bellezze caratteristiche di questo luogo un grande impatto attrattivo lo porta il Sile. Io adoro le città attraversate da un fiume.

Quanto hai impiegato a costruire l’impianto narrativo del tuo romanzo (che non sveliamo per non rovinare la lettura a nessuno) ? Avevi già in mente tutto o si è arricchito a mano a mano che scrivevi? E’ stata la cosa più difficile, considerato che la storia descritta non è una sola. Ho avuto difficoltà anche per inquadrare nel contesto il personaggio maschile principale. Per forza di cose ho dovuto predisporre la costruzione narrativa all’inizio per non trovarmi nelle sabbie mobili a metà strada!
Sono contenta di averlo impostato così, lo trovo particolare.

Stai preparando qualcos’altro? Dopo un periodo di sosta, ho ripreso a scrivere. Racconti brevi. Ma ho tutta l’intenzione di ripartire
alla grande con un altro romanzo!

Quanto tempo dedichi alla scrittura? Hai un orario o un perioro che preferisci? Non ho un piano di lavoro, non mi alzo la mattina e mi siedo al computer, non ho orari privilegiati per buttare giù qualche pagina. Le cose le penso anche quando cucino o sono alla cassa del supermercato. Poi mi dico “devo scrivere subito questo” e cerco di farlo, su buste o foglietti in giro
per la casa. Se vado al parco mi porto in borsa un quadernetto con la matita. Magari scrivo solo brevi frasi che poi svilupperò con comodo. Talvolta lascio passare giorni e giorni senza scrivere nulla e questo mi dispiace, poi arriva il periodo intenso che mi toglie il senso di colpa.

Che consiglio vorresti dare a chi volesse intraprendere il mestiere dello scrivere? Nonostante l’età mi considero un neofita nel campo della scrittura. Non mi sento quindi in grado di dar consigli a chi volesse scrivere. Per quanto mi riguarda non lo considero un mestiere, per me è
una passione, un piacere che do a me stessa pensando di far nascere interesse in chi mi legge. L’importante è vivere la scrittura con lo spirito creativo, come se avessimo tra le mani carta e pennelli e volessimo colorare un’emozione.

Hai ragione Margherita! E comparando la scrittura alla pittura mi sento di farti i miei complimenti per il bellissimo quadro che hai realizzato! Spero di leggere presto altri tuoi lavori!

Anna Pasquini – Alessandria Today