I tavoli sono di più decenni, provati, graffiati, incisi lungo lo spessore da parole di passioni, paure, sogni lasciati a morire a mezz’aria. La polvere delle vetrate, solcata dalla pioggia, ha creato macchie che ricordano facce viste o intraviste, a divagare sui tavolini attigui. Una appartiene alla megera che anni fa mi lesse la mano sul marciapiede, in cambio di una cioccolata calda. Si anima improvvisa quando un treno sfreccia e tutto trema. Minaccia, ride del mio turbamento. Smetto di leggere, quando mi appare. Anche adesso è viva. Attraverso gli occhiali avanza, poi si riduce a un grumo, si divide in piccole chiazze trasparenti. Guardo la tazza col tè torbido e scuro. Sul bordo si muove una Lucilia, una brutta occhiata della sorte. Ma intorno alla zuccheriera danza una farfallina. Non sono più pronta alle partenze o alla leggerezza di dimenticare tutto a casa. Cerco segni rivelatori negli oggetti insignificanti. Al giorno predetto dalla misteriosa vecchina mancano due mesi o giù di lì. Sono curiosa, aspetto.


foto dell’autrice