LUCIANO FOLGORE   “Città veloce”, 1919, recensione di Elvio Bombonato

Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa. 

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d’odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l’anima.

LUCIANO FOLGORE   “Città veloce”, 1919

Luciano Folgore (Roma 1888 – 1966) aderì nel 1909 al movimento futurista di Marinetti e partecipò alle ‘serate futuriste’. Successivamente scoprì la propria vena di poeta lirico, scegliendo il tu, sempre riferito a una donna. 

Questa è una poesia impressionistica, con la donna al centro del quadro, immagine certo sensuale, ma casta, nonostante la nudità. La farfalla simboleggia le brevità effimera della nostra vita.  Diplomato in ragioneria, lavorò come funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia a Roma, dove morì nel 1966.

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