Oggi sono salita da Fonte Avellana fino in cima al Catria. Non ho fatto la croce perché volevo tenermi quella piccola percentuale di possibilità di tornare a casa sana e salva.
Al parcheggio alle 16:30 Luca ha alzato un braccio puntando il dito ad un punto in cima: «sei arrivata fino a lì facendo il sentiero dei Carbonai, dovresti essere contenta, è il più difficile», invece ero solo sfinita e dolorante.
Sfinita perché la salita è stata lunga 4km, più della metà molto ripida e piena di pietre e sassi, dolorante perché gli scarponcini comprati a settembre e usati solo sul Vettore, oggi mi stringevano e ho sofferto come la martire delle scarpe strette. Perciò da oggi ogni anno, ricorderò questo giorno.
Anche Luca, perché dopo 1000 metri volevo tornare giù, mi ha controllato le scarpe e massaggiato i piedi, idem 500m dopo. A due km ormai ero uno zombie, ho messo cotone ovunque, però l’idea di aver superato il tratto più duro mi ha stimolato.
Neppure le mucche al pascolo mi hanno degnato di un “muuuu” di ricompensa, ruminavano placide e mi hanno offerto il deretano in omaggio.
Il rifugio era troppo distante per tentare un pranzo alle 14:15, così siamo scesi, ed è cominciato il calvario. Fino a metà ho sopportato benino con alcuni accorgimenti, poi ho iniziato a soffrire. Ricordavo alcuni passaggi brutti e ho preso la mano di Luca per paura di cadere. L’ultimo km è stata una strage. Ogni volta che appoggiavo un piede soffrivo, soprattutto per la cattiva circolazione. Dalle ultime due dita, il bruciore è cresciuto anche sulla pianta e quindi mi faceva male appoggiare sia uno che l’altro. Ho iniziato a scivolare perché non ero più lucida. Mi sarei rotta qualcosa se fossi stata sola.
Quando finalmente ho riconosciuto alcuni punti del percorso iniziale, sono diventata impaziente, mi veniva da piangere, la stanchezza è arrivata tutta in una volta e appena ho raggiunto la strada mi sono fermata per farmi venire a prendere.
6 ore fermandomi solo per le scarpe e 8km di percorso su e giù.
Ho bevuto un litro e mezzo d’acqua in tutto, avevo i capelli e la maglietta molli e sgocciolanti nonostante fossimo stati sempre all’ombra del bosco e i piedi, una volta tolte le scarpe, erano sbucciati.
Mi hanno superato tutti, vecchi, bambini, donne più mature, famiglie. Due persone correvano in discesa. Una coppia assurda, lui con il bastoncino del cellulare, la GoPro, la telecamera; lei uno zaino con tutto il necessario per entrambi; due in Mountain bike che sembravano i GI Joe.
Ho mangiato un magnum al bar.
Luca fresco come una rosa, adesso dorme con la testa sul tavolo, devo essere stata pesante…
Io zoppico, ma dolorante ho lavato i piatti.

Michela Santini

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