Lo so, di Vittorio Zingone

Lo so che con me discorrete di giorni stupendi, di capriole nel prato,  di corse sulla pista in giardino, di passeggiate per campi e per vie  del borgo natio.    

Bimbi miei cari, può darsi abbiate ragione; può darsi che la scuola non sia stare eternamente prigioni fra disadorne pareti che celebrano silenzio, morte, solitudine; forse per questo fremete col corpo, con l’anima   e vi lasciate punire senza più reagire.     

Se così fosse, sarei in torto io; sarei io l’oppressore delle anime vostre, dei cuori, colui che v’impedisce d’educarvialla libertà, all’amore per la natura in cui noi si vive.    

Son come legato a mentali catene   che mi proibiscono d’essere con voi, con la vostra necessità di vivere esperienze essenzialmente contingenti  prima d’immergervi in quelle di chi  ci precedette nell’avventura della vita, di chi è lontano nel tempo e nello spazio, ma come voi volle conoscere, vuole conoscere,       ma in simbiosi con la circostante, viva realtà.     

E sono maestro oppresso da incertezze  circa il modo migliore, il modo più giusto di aiutarvi a impadronirvi del sapere che vi consenta di partecipare da protagonisti al consorzio sociale dell’oggi, del domani.